P2P, la libertà oltre l'efficienza

di Alessandro Longo - Sul peer-to-peer gli analisti si dividono ma in pochi si interrogano sul suo impatto sulla libertà di comunicazione e sulle relazioni interpersonali in rete non mediate dall'alto

Roma - Il peer to peer ha molte facce. Nato come sistema alla base del software per lo scambio di file, spesso in violazione dei diritti d'autore detenuti da case discografiche, è poi stato apprezzato da grandi e note aziende. IBM, Intel e Sun Microsystems, tra gli altri, si sono convertiti al peer to peer. Hanno scoperto che per lo scambio di file tra il personale, utenti della rete aziendale, i sistemi peer to peer sono più convenienti di quelli tradizionali. Non dover passare dal server centrale permette di risparmiare risorse, come confermano anche gli analisti di Gartner Group. Ne deriva un taglio delle spese relative alle comunicazioni tra dipendenti.

La stessa caratteristica delle reti peer to peer, la decentralizzazione, è anche nel mirino della RIIA e di tutti coloro che detengono diritti sul copyright, minacciati dal file sharing. L'assenza di un server centrale rende più difficile un controllo esterno dei contenuti veicolati nelle reti peer to peer.

IBM e RIIA sono d'accordo su un punto, a fronte di interessi diversi nei confronti del peer to peer: queste piattaforme sono efficienti.
Troppo efficienti: pericolose, aggiungerebbero i discografici. Una visione di fondo condivisa da diverse parti, che del peer to peer riconoscono la forza, in bene o in male. Fanno eccezione gli analisti dell'Università Chicago, secondo cui la decentralizzazione delle risorse è dannosa, perché irrazionale; rende più difficile la raccolta di informazioni.
Ma il peer to peer non è solo una piattaforma alternativa di connessione, con vantaggi (o svantaggi) meramente pratici. È anche una filosofia. Filosofia di chi crede in una rete decentralizzata, senza padroni, costruita dal basso. Connessioni senza server centrale equivalgono, con una metafora offline, ad assemblee non autorizzate, discussioni della massa non mediate e organizzate dall'alto, dal potere. Tutta una filosofia, che rischia però di essere degradata a puro mezzo di scambio.

La colpa è anche della massa degli utenti che hanno visto nel peer to peer prima di tutto uno strumento per lo scambio di musica e film. La libertà potenziale è diventata occasione di furto. E si è permesso ai detrattori del peer to peer, degli hacker e di tutte le forme di libertà associate alla rete, di ribadire il teorema che ha segnato i governi di tutti i secoli: rivoluzionario=ladro, Hacker=pirata, Peer to peer=strumento di furto.

È sotteso il corollario: coloro che inneggiano alla libertà vogliono soltanto creare disordine e approfittarne per derubare i ricchi. Si toglie così dignità di alternativa al mondo nuovo che i libertari auspicano. Mondo alternativo, appunto. Senza padroni, non dove i libertari hanno licenza di furto ai danni dei padroni. O almeno un mondo dove le informazioni non sono filtrate dall'alto, ma corrono di bocca in bocca. E se capita che i contenuti si deformino nel passaggio è perché acquistano il colore delle emozioni dei narranti, non perché cedono alle regole del polically correct.
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