Luca Annunziata

UK, il GPS disorienta i centauri

In molti lamentano informazioni imprecise. In molti raccontano di aver quasi assaggiato l'asfalto per colpa del proprio navigatore satellitare

Roma - Girare a destra alla rotonda, quarta uscita. Uno, due, tre, e quattro. O la quattro era l'altra? Occhio al senso unico, bada al divieto. Una situazione che suonerà familiare a molti di coloro che utilizzano un navigatore GPS in automobile o a bordo della propria moto. Una eventualità, quella di restare interdetti davanti alle indicazioni fornite dal computer, che può causare più di qualche incertezza: anzi, secondo i giornali britannici, sarebbe la causa di ben 300mila incidenti.

In realtà, come precisa TechDirt, una ricerca svolta tra i centauri di Sua Maestà ha chiarito che il 2 per cento di loro - pari a circa 300mila individui - avrebbe rischiato di compromettere veicolo e incolumità personale a causa del GPS. Una informazione non aggiornata, una senso unico che non lo è, e il pericolo è in agguato: se si è su due ruote, poi, il rischio di farsi male aumenta.

Eppure, se davvero fossero queste le cifre in ballo, ironizza TechDirt, come mai a nessuno è ancora saltata in testa l'idea di imbastire una bella causa collettiva contro i produttori di questo tipo di dispositivi? D'altronde, il messaggio mostrato all'accensione di questi apparecchi parla chiaro: il guidatore non dovrebbe neppure usarli direttamente, visto che costituiscono un'ulteriore distrazione nei già affollati abitacoli e sui già luccicanti cruscotti.
Il Regno Unito si conferma, comunque, un paese spesso ostile al GPS. Solo pochi mesi fa, alcune piccole comunità rurali avevano lanciato un appello per essere rimosse dalle mappe digitali dei navigatori. Il traffico generato da indicazioni poco accurate dei dispositivi metterebbe in seria difficoltà la viabilità locale, e la soluzione tampone proposta sarebbe una soltanto: ignorare il GPS, almeno per il momento. (L.A.)
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