Open source, il Giappone ci pensa

Partito uno studio voluto dal Governo nipponico per valutare l'impatto dell'eventuale introduzione nella PA di Linux e applicativi open source

Roma - Nelle ore in cui per un importante progetto di e-government uno stato indiano ha deciso di ricorrere all'open source e a Linux rompendo con le piattaforme proprietarie, dal Giappone arriva un'altra notizia che segnala il sempre maggiore appeal del Pinguino per le Pubbliche Amministrazioni.

Come già sta accadendo altrove, ad esempio in Italia, il Governo giapponese ha infatti deciso di investire l'equivalente di circa 350mila euro per mettere insieme una Commissione di esperti che entro il 2004 sappia dare una risposta sulla possibilità di far migrare le infrastrutture della Pubblica Amministrazione su Linux. Della Commissione fanno parte anche alcuni esperti Microsoft.

L'investimento può sembrare particolarmente oneroso, ma il metodo di lavoro scelto prevede anche la trasferta all'estero di membri della Commissione affinché studino applicazioni pratiche dell'open source nella PA in altri paesi.
Il Governo nipponico ha sottolineato che i risultati di uno studio del genere serviranno ad approfondire l'argomento in seno all'amministrazione centrale ma che non sarà in alcun modo obbligatorio per gli enti locali e i ministeri seguire le raccomandazioni che verranno elaborate. Si tratta, in altre parole, di mettere sul tavolo un documento che consenta di effettuare una scelta consapevole dei pro e dei contro.
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