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di Luca Vanzella. Il primo passo verso la censura dell'informazione online è stato compiuto con il passaggio della legge sull'editoria. Ma sono censure destinate a rimanere sulla carta, impotenti

Web - Insieme al fatto che il tempo è relativo, che l'ambiente è una variabile fondamentale per la vita sul pianeta terra e che diritti umani e libertà d'espressione stanno alla base della democrazia, ci piaceva pensare che fosse ormai di dominio comune il concetto che qualunque tecnologia che garantisca maggiori possibilità di informazione e interazione tra le persone sia da considerarsi di per sé positiva.

Ora un movimento trasversale che comprende alcuni "intellettuali" tra i quali politici, scienziati e giornalisti sta tirando fuori dal cilindro un vero colpo di genio vetero-luddista, ovvero il concetto che la possibilità per chiunque di pubblicare le sue idee su Internet rappresenti "una minaccia per l'Informazione". Con la I maiuscola che contraddistingue l'Informazione Istituzionale, naturalmente.

A parte l'indimostrabilità dell'affermazione che "maggiore informazione equivale a peggiore informazione", il ragionamento che sta alla base dell'allarme lanciato è: su Internet chiunque può pubblicare qualunque informazione (anche fasulla) e farla passare per vera. Il che - ci pare di capire - non accade quando l'editore è in qualche modo "ufficiale" e riconosciuto istituzionalmente dallo stato. (E ' il caso di ricordare ancora una volta i Bonsai Kitten, i numerosi casi di scoop farlocchi - qualcuno ricorda la fusione fredda e la memoria dell'acqua? - e innumerevoli altri esempi di malainformazione ufficiale?).
L'idea, in soldoni, è che l'informazione sia una cosa troppo importante per lasciarla fare alle persone comuni: è necessaria un'autorità che faccia da Garante della "correttezza" dell'informazione, e naturalmente questa autorità deve essere costituita da figure istituzionali che abbiano l'autorevolezza necessaria per farlo (guarda caso si tratterebbe proprio di appartenenti alle già citate caste: politici, giornalisti e scienziati).

Lo scrittore Michael Crichton (una volta illuminato intellettuale interessato al futuro della tecnologia, ora bolso repubblicano asserragliato in difesa del proprio orticello) ha espresso questo concetto durante la recente intervista con Enzo Biagi, sostenendo che Internet è un mezzo che permette a chiunque di pubblicare qualunque cosa egli desideri, e questo non va bene.

Fin qui poco male. Il problema è che una nuova legge dello Stato si muove in qualche modo in questo senso. E ' stata approvata al Senato la legge "Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981,n.416" che sembra voler parificare qualunque forma di diffusione di informazioni (anche elettronica) al prodotto editoriale cartaceo, obbligando quindi il suo autore a registrarlo come testata con tutti gli oneri legali ed economici che questo comporta.

Aldilà della presunzione insita nel concepire il lettore (il cittadino, l'elettore) come un minus habens da tenere sotto tutela, quello che ci preme sottolineare, divertiti, è l'impossibilità del proposito: il progetto dell'irregimentazione dell'editoria in Internet - che sia regolato o meno da una legge dello Stato - è inevitabilmente destinato al più misero, totale fallimento. Ancora una volta quelli che potremmo definire con un termine pomposo e un po ' retrò i "padroni del vapore dell'informazione" dimostrano di non avere alcuna dimestichezza col mezzo Internet di cui si riempiono la bocca, né la minima conoscenza del suo funzionamento.

Peccato per loro, perché semplicemente non è possibile impedire la condivisione di informazioni su Internet: il mezzo nasce senza la possibilità di gestione centralizzata proprio per questo scopo. Non riesce a controllarlo il governo cinese in una situazione di dittatura totalitaria, figuriamoci quali sono le possibilità di farlo nella libera Europa. E ' fin troppo evidente che il popolo di Internet non si adatterà al ruolo di puro spettatore, e vorrà sempre di più partecipare e dire la sua. Oltre al pane e le rose, quindi, anche lo spazio (Web) per esprimersi senza limitazioni imposte da un'autorità istituzionale le cui garanzie di attendibilità e imparzialità sono perlomeno discutibili.

Costituzione Italiana, Articolo 21
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Luca Vanzella
Dude.it, giornale per caso

Fonti di approfondimento:

La nuova modifica alla legge sull'editoria approvata dal Senato
"Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla legge 5 agosto 1981,n.416"

Testo della legge 47 del 1948 che disciplina le disposizioni sulla stampa

Testo della legge 416 del 5 agosto 1981, "Disciplina delle imprese editrici
e provvidenze per l'editoria."

Un ringraziamento a Simonetta Zandiri per i dati sulla legge, pubblicati in un intervento su Mlist.
TAG: italia
7 Commenti alla Notizia Dude.it/ Pane, Rose e Spazio Web
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  • E' bello vedere come si parli tanto di cercare il progresso, di 'entrare in Europa' e poi riescano a passare leggi di questo genere, pensate per UCCIDERE la libera comunicazione.

    Mi vengono un paio di domande....

    1) se il sito risiede su un server all'estero, cosa possono fare?
    2) qual è l'"informazione" ...? perchè sul mio sito posso parlare di politica, ma anche parlare dei cavoli miei... devo mettere il bollino blu sulla pagina in cui descrivo cosa ho mangiato a pranzo? o cosa ho fatto durante la giornata?

    Velenux (veramente DISGUSTATO)
    non+autenticato
  • Anzi, propongo di andare oltre!
    Mi preoccupano tutti questi bar dove la gente parla, parla, parla e comunica tutto quello che vuole, vero o falso.
    Bisognerebbe creare un bollino blu per gli avventori: chi lo porta puo' parlare, gli altri no.

    E che dire della nefasta usanza di scambiarsi incontrollate indicazioni stradali tra passanti sconosciuti? Quanta gente si sara' persa in questo modo e non avra' piu' fatto ritorno a casa?

    E gli spacciatori di ora? Gente infida, che attende al varco ingenui malcapitati per rispondere erroneamente alla domanda "scusi, sa che ore sono?"

    Bisogna difendere la popolazione da simili mostri!
    non+autenticato
  • In un primo momento pensavo dicessi sul serio Sorride)


    Qui vogliono toglierci la libertà d'opinione, ci vogliono imbavagliare, questi sono come i fascisti, anzi sono peggio dei fascisti,a prescindere dal partito.
    Vogliono avere lo stramaledetto constrollo di tutto e di tutti, dove andremo a finire???
    non+autenticato
  • Sei troppo ottimista, Luca, perchè nello scrivere questo articolo sulla presunta impossibilità di controllo dell'informazione da parte dello Stato Italiano ti sei dimenticato (o forse non sei al corrente) che è in fase di approvazione alla Camera (al Senato è già stato approvato) un DDL che proviene dal famigerato DDL Passigli ed i cui contenuti ricalcano piu' o meno la prima estensione che si puo' risassumere nel concetto di controllo governativo di Internet, diretto per il TLD IT ed indiretto, ossia applicabile solo ai cittadini italiani sottoposti alla legge italiana , per tutti gli altri CC (come, net. org e tutti gli altri).
    Tu citi sdegnato la Cina ed il suo controllo di internet: se passa questa legge (come è ormai quasi certo) saremo la seconda Cina, ossia il secondo paese al mondo in cui internet è sotto lo stretto controllo governativo.
    A questo punto, le due leggi combinate assieme renderanno così rischioso il fornire informazione "non ufficiale" che molti vi rinunceranno in partenza a proporre siti del genere. Sono d'accordo che il controllo sarebbe difficile, ma con queste due leggi si opererà prevenzione, perchè le multe e le ripercussioni legali per i trasgressori sono estremamente elevate.
    non+autenticato


  • - Scritto da: Lapo Sergi
    (...)
    > A questo punto, le due leggi combinate
    > assieme renderanno così rischioso il fornire
    > informazione "non ufficiale" che molti vi
    > rinunceranno in partenza a proporre siti del
    > genere. Sono d'accordo che il controllo
    > sarebbe difficile, ma con queste due leggi
    > si opererà prevenzione, perchè le multe e le
    > ripercussioni legali per i trasgressori sono
    > estremamente elevate.

    Eh si', su questo purtroppo non posso che convenire. Il mio "ottimismo" era relativo all'impossibilita' tecnica di ingabbiare la libera comunicazione, ma non c'e' dubbio che gli effetti delle restrizioni e delle sanzioni saranno purtroppo quelli da te evidenziati.

    Mi resta comunque la curiosità di vedere come faranno a regolamentare secondo la legge italiana una webzine situata fisicamente, che so, su un server in Malesia.

    non+autenticato
  • - Scritto da: Luca Vanzella

    > - Scritto da: Lapo Sergi

    > Mi resta comunque la curiosità di vedere
    > come faranno a regolamentare secondo la
    > legge italiana una webzine situata
    > fisicamente, che so, su un server in
    > Malesia.

    E a me resta quella di vedere come l'ordine dei giornalisti e i tribunali reggerebbero un'eventuale adesione totale alla legge. E' uno di quei casi in cui vale la pena di andare tutti domani mattina a registrare il nostro sito personale Occhiolino
    non+autenticato
  • Si...giriamo questa URL ai nostri amici...e convinciamoli che la Rete non è solo mp3, chat-lines, etc., ma deve essere anche consapevolezza piena dell'importanza della libertà...
    Forza ragazzi...cerchiamo almeno di mantenere QUESTO ideale..nello sfacelo generale...
    Saluti.
    Maurizio
    non+autenticato