Lo dice Ciampi: velocità quasi vertiginosa

Il progresso vola e l'Italia segna il passo. La politica si rende conto che è importante crescere in fretta per non rischiare fratture sociali oltre a quelle innescate dal mercato globale. Ma c'è come un timore..

Lo dice Ciampi: velocità quasi vertiginosaRoma - Il progresso procede a "velocità quasi vertiginosa", ricordava in un suo recente discorso il presidente della Repubblica Ciampi. Quel "quasi" salva tutti ma suona come un avvertimento: tra poco sarà vertiginosa davvero e allora tutti dovremmo avere la nostra personale "capacità di calcolo". Altrimenti saremo "out" e non potremo competere nel mercato globale del quale "siamo già tutti parte", come diceva nella stessa occasione Ciampi.

Lo dice Ciampi, lo dice ad una folla di sindaci e rappresentanti di vario livello dell'Emilia Romagna per spiegare loro che il tempo ha messo il turbo e l'Italia si ritrova già in una posizione di secondo piano. Molti si dicono consapevoli, ormai, che Internet significa progresso, evoluzione, crescita, affari. Non solo pedofilia, delinquenza e truffe su cui si concentravano i giornali cartacei fino a qualche settimana fa.

La crescita è vertiginosa, quasi, ed è pure ufficiale. Prepariamoci. Fino ad oggi si è solo scherzato, ora si comincia a correre.
Ma le parole di Ciampi sono tutto ciò che passa il convento? Purtroppo pare di sì. Di agevolazioni vere per il settore non se ne parla. Al massimo, gli echi di qualche lobby industriale che vorrebbe agevolazioni per investire sulla rete, magari per spendere decine di miliardi in progetti portal-fotocopia destinati alla Borsa più che alla rete.

Non si parla, ad esempio, di ridurre o eliminare l'IVA sull'hardware. Di progettare qualche genere di rottamazione che faccia sì che tutti abbiano accesso ad un bene prezioso: la capacità di calcolo a cui consegue anche l'uso di internet. Ricordiamoci che i più tra i nostri connazionali non hanno nemmeno il computer.

Non si può certo dire che l'Italia abbia fatto di tutto per ridurre o annullare i costi di connessione, quelli delle linee veloci, ecc. per accelerare la diffusione della rete. La discesa dei prezzi della connettività non si deve a Telecom Italia o a scelte politiche del nostro Paese, ma a pochi imprenditori particolarmente coraggiosi.

Se non fosse per la lenta liberalizzazione imposta a livello europeo del mercato delle telecomunicazioni saremmo fermi ancora al 1996. Ma non basta che qualcuno, tra coloro che gestiscono il potere istuzionale, si renda oggi conto che la "pacchia" sta finendo e che tra qualche mese "il progresso" procederà definitivamente a "velocità vertiginosa", cioè pronto a sfuggire al loro controllo.

Rivoluzione cercasi? No, è già qui.

Andrea De Andreis
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