
Insomma, ci stiamo accorgendo che il "plotone" dei videogiocatori si è allargato un bel po'. E scopriamo anche che, in parallelo all'allargamento del pubblico, si vanno differenziando anche le sue abitudini - ed i suoi tempi di permanenza - davanti allo schermo. Ad un estremo del
continuum vi sono soggetti che, come Eloisa, dedicano ai giochi solo pochi minuti al giorno, magari in autobus o sulla metropolitana. All'altro estremo,
hardcore gamers tradizionali come Gorgo (33 anni, impiegato), il quale candidamente racconta a
Punto Informatico: "Durante la settimana, non riesco a spararmi più di un paio d'ore di gioco al giorno. Ma nel week end, in compenso, dopo aver sbrigato le commissioni e fatto la spesa, accendo la mia Xbox360 e ci do sotto di brutto". Da una parte, quindi, abbiamo i giocatori occasionali, dall'altra gli
heavy gamers.
E in mezzo? In mezzo c'è uno stuolo di persone che dedicano ai videogames porzioni di tempo significative ma circoscritte: secondo il già citato Rapporto Nielsen-ISFE 2008, infatti, solo il 14% degli italiani passa davanti al monitor più di 10 ore settimanali, mentre sono molto numerosi quelli che giocano tra 1 e 5 ore oppure tra 6 e 10 ore la settimana (rispettivamente, 45% e 35% del totale). Tra questi giocatori "moderati", poi, è possibile distinguere attitudini diverse: ci sono persone che scelgono deliberatamente di giocare poco, ma ve ne sono anche altre per le quali l'auto-limitazione è soprattutto una necessità, dettata magari dagli impegni familiari o lavorativi. Dice ad esempio Damiano (23 anni, studente): "Fosse per me giocherei tutti i giorni, magari anche più dell'oretta di oggi. Ma poi lo studio - ed il fatto che la PlayStation3 ce l'ha mio fratello - mi mettono qualche limitazione in più. E così mi accontento".

Le parole del nostro ultimo testimone ci consentono di avvicinarci ad un'ulteriore dimensione di interesse nella vita dei videogiocatori, e cioè
la scelta degli apparecchi e delle modalità di gioco. Ascoltando Damiano, Eloisa, Gorgo o lo stesso Andrea, potremmo pensare che le console siano praticamente l'unica piattaforma usata per giocare. E invece gli strumenti a disposizione dei gamer sono molteplici, e sono altamente differenziati anche i modi in cui essi sono impiegati. A livello di piattaforme, il Rapporto Nielsen ci conferma che le console (sia fisse che mobili) stanno conoscendo un vero e proprio boom di vendite in tutta Europa, ma segnala anche che il pc "resiste" come supporto preferito un po' dappertutto.

Dopodiché, tanto le console quanto i computer offrono una gamma di opzioni di gioco pressoché sconfinata: le modalità solitarie tradizionali (un individuo di fronte ad una macchina) sopravvivono, ma accanto ad esse si affermano opzioni differenti che vanno dal gioco collettivo in compresenza fisica (con dispositivi wireless o LAN), ai
casual games dei grandi portali, fino agli online games ed ai giochi a sottoscrizione (come il celeberrimo World of Warcraft, giocato da più di 10 milioni di persone nel mondo). La dimensione social consentita dal gioco in rete, in particolare, sembra essere particolarmente apprezzata dai giocatori. Dice ad esempio Felice (32 anni, assicuratore): "L'atmosfera goliardica che si crea giocando con altre persone, soprattutto in compresenza fisica, fa aumentare moltissimo il divertimento. Ricordo sessioni sparatutto, durante dei LAN party del passato, in cui io e miei ospiti siamo arrivati anche a metterci le cuffie per ascoltare (e spaventare) meglio gli avversari".
Siamo così arrivati in fondo al nostro viaggio nella vita quotidiana dei videogiocatori. E abbiamo scoperto così una quantità di cose interessanti. Ci siamo resi conto, per esempio, che ai videogiochi ci giocano ormai centinaia di milioni di persone, di tutte le età e di tutti i generi. Abbiamo appreso che, lontano dagli stereotipi, la percentuale di persone che davanti al monitor bruciano le loro giornate (e magari i loro neuroni) è largamente minoritaria rispetto al totale. Ed, ancora, ci siamo resi conto che il divertimento videoludico può persino diventare un'attività sociale, attraverso la quale ritrovarsi e divertirsi con altri esseri umani. Abbiamo capito, in una parola, che il mondo dei videogiochi è un po' più sfaccettato (e interessante) di come i titoli strillati dei giornali vorrebbero farci credere.
Per ora la chiudiamo qui, anche perché devo andare a recuperare la mia spada di cartone.
Giovanni Arata