venerdì 3 ottobre 2008

Gli editori italiani: Internet non basta

Singolare presa di posizione della FIEG, che non apprezza la pubblicazione online di atti pubblici. La transizione dalla carta al digitale erode fonti consolidate di profitto

Roma - Per lungo, lunghissimo tempo i giornali e i periodici cartacei, nonché le agenzie di informazione, tutti soggetti ampiamente sussidiati dallo Stato, hanno potuto contare su una fonte di reddito sicura: la pubblicazione sulle proprie pagine dei provvedimenti amministrativi e di una serie di altri atti pubblici. Con l'avvento di Internet queste informazioni sempre più spesso vengono pubblicate solo online, una novità che non sembra piacere agli editori italiani.

Lo ha esplicitato ieri la FIEG, la Federazione degli editori, che in una piccata nota se la prende in particolare con quella porzione della manovra finanziaria approvata dalla camera che prevede, appunto, la pubblicazione di atti e provvedimenti solo sui siti internet delle amministrazioni pubbliche con la cancellazione dell'obbligo di pubblicare sui giornali le sentenze. Questo, specifica la FIEF, "nega il diritto dei cittadini ad essere informati sull'attività della pubblica amministrazione e dell'autorità giudiziaria".

Anziché leggere la pubblicazione di quegli atti come un ulteriore invito alla popolazione e alle imprese ad adottare Internet, la FIEG non sembra disposta a rinunciare alle entrate che queste pratiche hanno sempre garantito agli editori cartacei. La Federazione ammette che la pubblicazione esclusivamente su Internet di certe informazioni costituisce "una ulteriore sottrazione di risorse all'editoria, settore che attraversa una difficile stagione di tagli e crisi" ma sostiene che allo stesso tempo una svolta decisa in questo senso "negherebbe l'accesso alle informazioni alla stragrande maggioranza dei cittadini e delle imprese, che non hanno accesso al web, con la conseguente opacità dell'attività amministrativa". Affermazioni che dovranno essere prese evidentemente con grande attenzione dagli amministratori della cosa pubblica: è senz'altro vero che sono ancora molti gli italiani che non accedono ad Internet per i motivi più diversi, magari anche perché hanno fin qui preferito pagare la carta, in edicola o in libreria, per recuperare certe informazioni.
A FIEG sembra anche andare di traverso la norma sulle sentenze: la cancellazione dell'obbligo di pubblicarle sui giornali, spiega nella nota, "non determinerà alcun risparmio per l'erario in quanto il costo è interamente a carico dell'imputato condannato" ma porterà, evidentemente, ad una riduzione degli introiti per gli editori. Lo spiega la Federazione: "Arrecherà, invece, un grave danno ai bilanci dei giornali e al diritto dell'opinione pubblica di essere informata, eliminando peraltro un utile strumento di deterrenza nei confronti dei comportamenti illegali e una sanzione accessoria per l'imputato condannato, che risulterà essere l'unico soggetto ad avere un beneficio concreto. Tale beneficio si aggiunge a quello concesso alle persone giuridiche condannate a titolo di responsabilità amministrativa, che pure hanno, per definizione, mezzi per pagare la pubblicazione".

FIEG con la sua nota si appella quindi al sottosegretario Bonaiuti e auspica una "correzione di rotta del Governo e del Parlamento che confermi quanto deciso nel corso dell'approvazione del decreto legge sulla manovra 2009, non più di due mesi fa, quando si scelse di conservare gli obblighi di pubblicazione di atti, provvedimenti amministrativi e sentenze sui giornali garantendo in tal modo trasparenza all'attività della pubblica amministrazione e conoscibilità a quella dell'autorità giudiziaria".
19 Commenti alla Notizia Gli editori italiani: Internet non basta
Ordina
  • La Federazione ammette che la pubblicazione esclusivamente su Internet di certe informazioni costituisce "una ulteriore sottrazione di risorse all'editoria, settore che attraversa una difficile stagione di tagli e crisi" ma sostiene che allo stesso tempo una svolta decisa in questo senso "negherebbe l'accesso alle informazioni alla stragrande maggioranza dei cittadini e delle imprese, che non hanno accesso al web, con la conseguente opacità dell'attività amministrativa".

    qualcuno vieta agli editori di stampare (e vendere) a loro volta atti e leggi che siano state già pubblicate, dalla PA, solamente sul web?

    dove sta allora il problema?

    ... nel fatto che certa gente senza le vergognose rendite parassitarie di cui godono (questa della pubblicazione delle leggi... e, soprattutto, quelle che derivano dallo sfruttamento del copyright) dovrebbe smettere di sfruttare il lavoro e la creatività degli altri ed andare finalmente a lavorare...

    ed hanno pure il coraggio di parlare di "furto dei diritti", "proprietà intellettuale", "pirateria", ecc. ecc...

    ma che vadano tutti a zappare nei campi ed a spalare merda!
    non+autenticato
  • sempre pronti ad approfittarsene

    Pensate solo alle leggi
    in Italia non è ammessa l'ignoranza della legge, però su internet tutte le leggi e testi unici italiani non si trovano (a prate le più famose)

    se vuoi conoscere le altre leggi devi pagare caro per acquistare le riviste dove sono pubblicate
  • Gli ultimi 60 giorni della Gazzetta Ufficiale sono disponibili gratuitamente a http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?...

    Peccato che si possano consultare solo nel formato più scomodo per il download, ossia un'albertura HTML con all'incirca una pagina per articolo di legge. I sommari invece sono dei bei file PDF comodi da caricare. Tutto per invogliare a pagare alcune centinaia di euro l'anno per l'abbonamento all'archivio.

    Come se con le tasse che abbiamo la gestione online non si potesse dare gratis e non si potesse chiudere del tutto quella cartacea. Ormai online si mandano fatture, dichiarazioni dei redditi, tutto. Che ce ne facciamo della legge stampata sulla carta?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sfiga
    > Gli ultimi 60 giorni della Gazzetta Ufficiale
    > sono disponibili gratuitamente a
    > [...]
    > Tutto per invogliare
    > a pagare alcune centinaia di euro l'anno per
    > l'abbonamento
    > all'archivio.

    Questo perché l'Italia è una repubblica delle banane.

    Negli USA sarebbe inconcepibile pagare per disporre di documenti pubblici, per di più di carattere ufficiale per eccellenza come questi.
    non+autenticato
  • Mah, onestamente una volta tanto non vedo così negativa la protesta: una visibilità sui giornali, per quanto minima, è molto maggiore e diffusa più capillarmente in una Italia in cui la carta stampata continua ad avere una diffusione più capillare della rete web.
  • C'erano una volta gli araldi che giravano per i villaggi a leggere ad alta voce in piazza gli editti del principe. Poi con l'invenzione della stampa e l'aumentata alfabetizzazione si trovarono fuori mercato. Non vi sto a dire le proteste della loro corporazione. "No, " dicevano, "la carta stampata non basta! Nega la conoscenza della legge ad una grande fetta dei cittadini!"

    In tutta onestà, al momento potevano anche aver ragione, ma la loro sorte era segnata. Quand'è stata l'ultima volta che visto un araldo? No, i film non valgono!

    Tempo qualche decennio e sarà completata anche la transizione dall'informazione stampata a quella elettronica. Gli editori si vedono bypassati e difendono la loro posizione di rendita. E' una reazione comprensibile ma anche il loro destino è segnato.
    non+autenticato
  • mamma mia... mi vergogno per loro...
    non basta che imbottiscono i giornali di pubblicità...
    non basta che si beccano i finanziamenti pubblici...
    ora rosicano pure per questo...
    non conoscono vergogna...
    non+autenticato
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