Ritorno di fiamma per i Web bug

NAI, il network pubblicitario che sostiene l'opt-out, ha rilasciato delle linee guida per la gestione di alcuni dei più infidi sistemi di raccolta dati. E parla di trasparenza

Roma - I web bug, quei simpatici espedienti che consentono di raccogliere dati sugli utenti internet in un modo dai più considerato subdolo e infido, sono al centro di una serie di linee guida emesse in questi giorni dalla Network Advertising Initative (NAI), organizzazione che riunisce numerose imprese dell'advertising online. Linee guida con le quali si tenta di liberare i web bug dalla pessima fama che li circonda.

Come noto i web bug, o web beacon come li chiama NAI, sono piccole porzioni di codice che inserite in email HTML o pagine web possono essere sfruttate per raccogliere informazioni sulla navigazione dell'utente, sull'uso del web e via dicendo. Tutti dati che vengono raccolti nella maggior parte dei casi all'insaputa dell'utente stesso. Da sempre numerosi sono gli scandali e le proteste attorno all'uso indiscriminato dei bug.

Secondo NAI, dunque, le imprese:
1. devono sempre avvertire della presenza dei web bug
2. devono spiegare a quale scopo i bug vengono utilizzati
3. devono chiedere il permesso nel caso in cui i bug vengano sfruttati per raccogliere informazioni non preventivamente esplicitate presso l'utente
4. devono ottenere il consenso per trasferire a terze parti dati raccolti con i web bug

Possono sembrare linee guida scontate o dovute ma non si tratta di cosa di poco conto. Basti pensare che per tracciarle, NAI ha potuto contare sulla collaborazione di pezzi grossi come DoubleClick, 24/7, IBM, Microsoft, Verizon, lo US Postal Service, ValueClick e altri ancora. Tutto questo ora entrerà anche nel programma di verifica e certificazione di TRUSTe, punto di riferimento per numerose attività di e-business. Di interesse ricordare che proprio DoubleClick finì nel mezzo di un caso clamoroso proprio per l'utilizzo dei bug...

Ad ogni modo, per conoscere meglio NAI e il suo rilievo nel settore, può essere una buona idea fare un giretto nell'area del sito dedicata all'opt-out e alla gestione di un "listone" per tenere il proprio indirizzo al riparo da certo direct marketing. Una visitina di sicuro interesse.
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