
Le opportunità di monetizzare investono anche il sistema YouTube, che ancora stenta a reggersi su un solido modello di business. Non si tratta di semplice pubblicità che
attornia video e che
si infila nei player, piuttosto i contenuti postati dagli utenti si trasformano in una
proposta d'acquisto.

La sperimentazione,
annunciata dal fondatore Chad Hurley nei mesi scorsi, è stata avviata solo negli States, con un numero ristretto di partner: i video postati dagli account dietro cui si cela EMI Music, le clip che ritraggono le creature di Spore caricate dai rappresentanti di Electronic Arts verranno accompagnati da
link che proiettano l'utente direttamente sullo store di Amazon e su iTunes. "Il nostro obiettivo è quello di aiutare partner che operino in ogni tipo di industria, da quella della musica a quella del cinema, dalla stampa alla televisione, ad offrire prodotti utili e rilevanti ad un pubblico vasto e già targettizzato -
spiegano da Mountain View - e a generare ulteriori revenue a partire dal loro contenuto su YouTube, oltre alla pubblicità che affianchiamo ai loro video". YouTube tenterà di tradurre in acquisti l'interesse suscitato dalle clip.
YouTube potrebbe trasformarsi in un intermediario per l'ecommerce, in un canalizzatore di acquirenti per merci digitali: YouTube consentirà di sperimentare sul campo il modello che l'industria dei contenuti fatica ad assorbire e che dimostra di non aver compreso, scagliandosi in una lotta senza quartiere contro gli utenti che rilanciano online i contenuti coperti dal diritto d'autore. Agli attori dell'industria più progressisti, Google lancia una proposta: invece di invocare rimozioni e indagini, perché non tentare di convertire in visibilità e in potenziali acquisti anche i contenuti postati dagli utenti? YouTube dispone di un
sistema di identificazione dei contenuti postati in violazione del copyright: potrebbe essere imbracciato come uno strumento per individuare i contenuti da corredare di link agli store online.
Per ora i link agli store online
sono mimetizzati sotto alle funzionalità sociali per condividere e far rimbalzare la clip in rete. Mountain View
si propone però di estendere l'esperimento: si stabiliranno nuove partnership e ci rivolgerà a nuovi mercati. Non si parla della possibilità di
etichettare i contenuti con link pubblicitari, di
trasformare aree ed elementi di ciò che scorre sullo schermo in un'ancora pubblicitaria, in un canale capace di catapultare il netizen in uno store online.
Gaia Bottà