Roma - Ah!, la bellezza di lavorare
da casa, il sopraffino
piacere di evitare il traffico, il sottile gusto di lavorare anche in pigiama, volendo, all'ora che più aggrada. In queste condizioni i telelavoratori sono
più produttivi dei loro colleghi
on-site, stanno
meglio in salute e sono
più fedeli al datore di lavoro: lo conferma la Computer Technology Industry Association (
CompTIA), che in un dettagliato
studio sprona i datori di lavoro a
non voltare le spalle al
telecommuting.
Di telelavoro si parla da tempo
memorabile, eppure stenta a decollare. Eppure i 212 professionisti passati al setaccio da CompTIA sembrano aver fornito, invece, dati entusiasmanti: i due terzi, ad esempio, hanno dimostrato di essere più produttivi lavorando da casa, sia a tempo pieno che
part-time, rispetto a coloro che si recano sul posto di lavoro.
L'azienda ha rilevato, inoltre, che chi aspira a diventare telelavoratore mediamente si presenta con un più alto livello di preparazione ed il
39 per cento è risultato meglio disposto nei confronti del datore di lavoro, sotto forma di attaccamento e scarso desiderio di cambiare azienda.
Senza contare il minor stress - a cui un quarto dei partecipanti ha dato estrema importanza - ricavato dal non doversi spostare: una circostanza che il
18 per cento ha anche valutato sotto il profilo della sicurezza personale, non dovendo frequentare strade trafficate, che espongono al rischio di incidenti.
Ma in Italia? Certo, le prospettive attuali potrebbero far dire "non è tutto oro": l'introduzione del
telecommuting, d'altra parte, deve essere pianificata con la massima cura, altrimenti può dimostrarsi un
boomerang. E se negli States è ancora un
grande assente, almeno dal panorama IT, in Italia non va assolutamente
meglio. Un vero peccato anche perché tanti spostamenti in meno inciderebbero positivamente anche su consumi e ambiente.
Marco Valerio Principato