Ci sono poi questioni scottanti come il controllo delle
attività illecite. Sul piatto c'è la possibile costituzione di una sorta di Interpol digitale: "Certe misure di prevenzione non valgono se non c'è collaborazione tra stati - spiega Trumpy a
Punto Informatico - Ma questa collaborazione è difficile da ottenere: ci sono oltre 200 stati al mondo. La speranza è di riuscire ad ottenere una alleanza ad un certo livello: la sicurezza fa parte dei diritti fondamentali dell'uomo".
Ma dalla prevenzione di crimini e terrorismo al diritto alla privacy il passo è breve: "Se si da troppo spazio alla privacy, tutti i vari terroristi gongolano perché la possono fare franca più facilmente". Anche in questo caso occorre
conciliare due visioni: "Si tratta di problematiche che vanno in contrasto: bisogna scegliere tra posizioni eccessivamente garantiste, e azioni che consentano di andare ad individuare coloro i quali fanno parte del cosiddetto mondo del male".
Restando in tema di privacy, altro argomento che verrà toccato durante la due giorni è senz'altro quella
Internet Bill of Rights (
Carta dei Diritti del Web)
sostenuta fortemente da settori della politica italiani: "Su questo fronte qualche progresso c'è - ci conferma Trumpy - Si amplia la sensibilità della comunità non solo italiana: occorre portarsi dietro più partner possibili per arrivare a scrivere la carta dei diritti del cyberspace".
Non basta l'attuale
Carta dei Diritti dell'Uomo? "Noi non siamo convinti - chiarisce a
Punto Informatico - Lo spazio virtuale pone una serie di problemi che invece non vengono posti nella normale vita civile: durante la riunione di Cagliari verrà presentato una sorta di manifesto, che verrà sottoposto ad altre organizzazioni e altri stati alla ricerca di un appoggio anche governativo".
"Ogni persona dovrebbe essere in grado di avere visione di tutti i dati che sono pubblicati su di lui o lei in rete - ribadisce Trumpy - ed eventualmente intervenire per controllarli: può però capitare che ci si iscriva su un sito di e-commerce, si presti il consenso a registrare i propri dati, e ci si trovi a venire identificati per gusti e acquisti". Ma non sarebbe questo il modo giusto di operare: "I dati di natura personale dovrebbero essere utilizzato solo per gli scopi identificati all'atto della cessione, non altro: il problema è che in rete è difficile scoprire chi ha accesso e con quale scopo, si tratta di problematiche cui è difficile tenere testa sul lato pratico".
"Internet - prosegue - si porta dietro una serie di problemi derivati dal fatto di essere così largamente usata: tutti i dati possono essere conservati, e la fiducia degli utenti viene messa in crisi da certi avvenimenti". Difficile per Trumpy
garantire totale serenità ai navigatori, ma non si può neppure arrivare al punto di non utilizzare la Rete per paura delle conseguenze: "Bisogna evitare l'allarmismo: l'Unione Europea ha una valida organizzazione dei garanti della privacy, e si cerca di creare policy che siano condivise e condivisibili".
In definitiva, l'auspicio è che il 22 e 23 ottobre prossimi grazie al contributo di esperti e cittadini si giunga ad una
maggiore sensibilizzazione su temi che si discutono anche a livello internazionale: "Cercheremo di sviluppare un feeling italiano su certi argomenti, per poi spostarci a livello europeo e quindi mondiale: occorre confrontarsi gli uni con gli altri per aumentare la consapevolezza e maturare una sensibilità più acuta su questi temi". Temi che, conclude, oggi forse riguardano solo la metà degli italiani: "Ma presto riguarderanno la maggioranza, dunque è giusto tentare di ampliare la discussione".
a cura di Luca Annunziata