TecnoStress/ Impoverire il mondo con un click

TecnoStress/ Impoverire il mondo con un click

di Enzo di Frenna - Dove eravamo quando veniva organizzata la crisi finanziaria sfruttando anche le nuove tecnologie? Proprio quelle tecnologie che possono invece impedire che succeda, e svegliare chi dorme in tempi di crisi
di Enzo di Frenna - Dove eravamo quando veniva organizzata la crisi finanziaria sfruttando anche le nuove tecnologie? Proprio quelle tecnologie che possono invece impedire che succeda, e svegliare chi dorme in tempi di crisi

Speculatori vigliacchi, banche d’affari drogate dal profitto, manager avidi, finanzieri senza scrupolo, ma soprattutto l’amministrazione Bush, sono all’origine della crisi finanziaria che sta investendo i mercati internazionali. Ormai non c’è dubbio. Se esistesse un tribunale dell’economia mondiale, assisteremmo a un grande processo di banchieri, politici e funzionari. Tutti dietro le sbarre. E un giudice chiederebbe loro: “Siete voi colpevoli del reato di associazione a delinquere finalizzata all’avidità finanziaria e all’arricchimento personale, commessa a danno della comunità mondiale?”

Un tribunale del genere andrebbe creato. E tutti dovrebbero avere la possibilità di seguire le udienze via Internet. Purtroppo i network dell’informazione, incluse le onnipotenti televisioni, hanno volutamente chiuso gli occhi su questa “banda globale” che ha impoverito le economie di molti paesi. Eppure bisogna fermarsi a riflettere sulla natura di questa crisi nata a tavolino, usando complessi algoritmi finanziari che dovevano spalmare i rischi dei debiti contratti, dei mutui sub prime, dei derivati “tossici”. Un avvelenamento messo in pratica attraverso la connessione internazionale: computer, blackberry, smartphone, videotelefoni, e mail. Comprare, vendere, fregare. In molti casi è bastato un click. Alla fine gli stessi operatori finanziari si sono visti crollare il mondo addosso e sono piombati in un tecnostress psicologico, ormai incollati alla rete degli schermi per controllare l’andamento delle Borse, gli indici, le ricadute sugli investimenti, i patrimoni, la svalutazione delle azioni. E sotto stress c’è finita anche la gente normale, che non capisce bene a quali rischi va incontro con la recessione alle porte. Il portafoglio sarà più vuoto: questo è chiaro. Ma ci sono altri rischi?

Il mensile Prima Comunicazione nel numero di ottobre ha intervistato Francesco Micheli, finanziere e imprenditore, oggi impegnato nel mondo delle biotecnologie, autore della prima scalata in Piazza Affari (quella alla Bi.Invest) e protagonista del lancio dell’unica società italiana di tecnologia avanzata sopravvissuta al crollo della new economy (e.Biscom-Fastweb). La sua opinione su questa crisi finanziaria lascia meravigliati, ma provoca anche rabbia: “Erano quindici anni che certe aziende avvelenavano i pozzi. I veri padroni di questo andazzo sono stati i troppi manager che si sono arricchiti con stock option e bonus miliardari e che hanno fatto ricche le società di consulenza, gli avvocati d’affari e quel grande indotto che ha lucrato su un sistema avvelenato”. Sì, ma chi ha avvelenato i pozzi? Risposta lapidaria. “L’amministrazione Usa..”.

In questi giorni il repubblicano John McCain, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ha pubblicamente ammesso che l’amministrazione Bush: 1) ha commesso gravi errori nella gestione della politica economica; 2) ha sbagliato nel sottovalutare i rischi dei cambiamenti climatici. Adesso l’Europa e la Cina puntano l’indice contro l’America e chiedono più controlli. Ma quali responsabilità ha l’informazione e la comunità della grande Rete Internet? Abbiamo creato un moderno strumento digitale che dovrebbe favorire la democrazia e controllare i poteri forti, ma in realtà questo obiettivo è finora fallito. Eravamo impegnati a parlare di nuove tecnologie, innovazione, web economy, ma in fondo l’informazione – che è anche giornalismo – non ha puntato i riflettori su questa banda globale e sui loro perversi obiettivi. Anche in questo caso, bastava un click. E un po’ di coraggio.

Per dieci anni ho praticato giornalismo investigativo: alcuni libri che ho scritto erano denunce dettagliate di loschi affari organizzati da ministri e finanzieri, poi finiti sotto processo e in carcere. In quel periodo, ossia nei primi anni ’90, Internet muoveva i primi passi in Italia. Si denunciava soprattutto con la carta stampata. Ma oggi abbiamo un grande strumento che ci consente di pubblicare notizie in tempi rapidi – ad esempio su un blog – supportando la nostra informazione con contenuti audio e video. Credo che una delle lezioni di questo tracollo finanziario sia la necessità di assumerci la responsabilità collettiva di informare. Non vale più solo per i giornalisti. I veri protagonisti della nuova “informazione web” sono cittadini, blogger, manager con una coscienza etica, ambientalisti e tutti coloro che possono documentare un fatto che impedisca un sopruso, un’ingiustizia, un avvelenamento di pozzi. È il potere di un click che mira al bene comune.

Enzo Di Frenna
www.enzodifrennablog.it
runfortecnostress.ning.com

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Pubblicato il
28 ott 2008
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