Gaia Bottà
giovedì 30 ottobre 2008

Il copyright si decide con robots.txt

Se il detentore dei diritti non si preoccupa di scacciare i bot dei motori di ricerca per tutelare la propria opera, non può pretendere di rivendicare diritti che ha implicitamente concesso

Roma - La copia delle pagine web effettuata dai motori di ricerca non è una copia come qualunque altra, denunciare i motori di ricerca per violazione del diritto d'autore è una guerra persa: il detentore dei diritti ha la possibilità di sfuggire all'indicizzazione e di scampare alla copia cache che tanto lo impensierisce. Se decide di rinunciare a robots.txt, concede ai motori di ricerca la possibilità di effettuare una copia da mantenere sui propri server.

A stabilirlo è il giudice Mary A. McLaughlin in un caso sollevato da tale Gordon Roy Parker, autore di opere letterarie nonché recidivo querelante inviperito con la rete. Parker, autodefinitosi un guru della seduzione in pensione, coach online dell'ars amatoria reclutabile per 2500 dollari al mese, ha messo a disposizione le sue sudate carte sul proprio sito affinché fossero accessibili liberamente e gratuitamente. Poi si è scagliato contro Yahoo e Microsoft, rei di indicizzarne gli arzigogoli retorici e di effettuare copie non autorizzate mantenute sui propri server e accessibili ai netizen. Nel 2004 per questo stesso motivo Parker si era avventato contro Google: accusava il motore di ricerca di ripubblicare senza autorizzazione le sue opere, accusava Mountain View di diffamazione poiché Google Groups rendeva accessibili dei commenti postati da netizen poco generosi nei confronti del suo talento letterario. L'accusa di diffamazione era stata ritenuta insostenibile dal giudice incaricato di dirimere il contenzioso, così come quella di violazione del diritto d'autore.

I tribunali sono tornati ad esprimersi riguardo alle denunce di Parker: la giudice McLaughlin ha stabilito che Parker non possa pretendere alcunché da Microsoft e Yahoo perché la responsabilità dell'indicizzazione è da imputare alla sua negligenza. L'estensore della denuncia ha ammesso di sapere dell'esistenza delle accortezze per sfuggire ai bot, ha ammesso di avere le competenze per fare un saggio uso del robots.txt per allontanare gli spider e scongiurare l'indicizzazione. Parker, inoltre, non si era avvalso della sua facoltà di richiedere la rimozione dall'indice dei suoi contenuti. "Dalle dichiarazioni di Parker si evince che era a conoscenza del fatto che, se non avesse messo in atto le opportune procedure, i motori di ricerca avrebbero mostrato una copia delle sue opere - spiega la giudice McLaughlin - dal silenzio di Parker e dalla mancanza di precedenti obiezioni, Microsoft e Yahoo possono propriamente dedurre che Parker sapeva e ha incoraggiato l'attività dei motori di ricerca".Il silenzio di Parker si è tradotto dunque in un implicito assenso all'incursione dei bot e alla copia in cache, si è tradotto in una "licenza non esclusiva" concessa ai motori di ricerca, per cui sarebbe troppo oneroso chiedere l'autorizzazione a tutti gli attori della rete per ottenere il via libera all'indicizzazione dei contenuti.

Parker non si era limitato però a puntare il dito contro i motori di ricerca: aveva configurato il caso del netizen che attinge alla cache di Microsoft e Yahoo per appropriarsi della sua opera letteraria. La giudice McLaughlin non ha avuto esitazioni: se Parker mette liberamente a disposizione il frutto della propria fatica affinché i netizen possano fruirne, Parker non ha motivo di preoccuparsi di coloro che ne fruiscono attraverso la cache dei motori di ricerca.

Gaia Bottà
6 Commenti alla Notizia Il copyright si decide con robots.txt
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  • Da quando in qua se io taccio il mio silenzio è un permesso?

    Allora, se Alex Britti non mi ha detto nulla, io posso copiare e ridistribuire le sue canzoni?

    Miiii, quanto fa schifo il mondo quando gli avvocati si mettono in mezzo.

    Per chi accusa gli scritorucoli di cercare soldi facili, ricordo che sono proprio loro a non essere tutelati, proprio coloro che fanno davvero fatica e che più di tutti hanno diritto ad avere un compenso per il loro lavoro, spesso ottimo ma senza pubblicità.
  • ...che tentano di spremere soldi per sistemarsi.

    A quanto pare, questo Parker conosce l'uso di robots.txt ma non lo usa, non si avvale delle funzioni che permettono di togliere un sito dall'indice del motore di ricerca, però poi intenta una causa contro Microsoft, Yahoo, Google per difendere il diritto d'autore.

    Mi sembra un palese tentativo di spremere soldi; la rete funziona cosi da quando è nata e chi pubblica contenuti su internet dovrebbe saperlo.

    Per fortuna che gli USA non sono l'Italia: se fosse accaduto qua da noi, il buon Parker avrebbe girato i tribunali di mezz'Italia fino a quando qualche giudice testa di m****a con manie di protagonismo gli avrebbe dato ragione...
    non+autenticato
  • > Per fortuna che gli USA non sono l'Italia: se
    > fosse accaduto qua da noi, il buon Parker avrebbe
    > girato i tribunali di mezz'Italia fino a quando
    > qualche giudice testa di m****a con manie di
    > protagonismo gli avrebbe dato
    > ragione...


    I giudici applicano la legge e la legge italiana può essere anche molto differente da quella statunitense.
    Negli stati uniti, tra parentesi, i giudici vengono eletti dal popolo, quindi il protagonismo e la capacità di propagandarsi sono pagate in campagna elettorale.
    In Italia ci sono stati casi che sono andati alla ribalda ed hanno colpito l'opinione pubblica. A volte, prezzolati imputati hanno tacciato di protagonismo i giudici, forse per assenza di altre vie di difesa.
    non+autenticato
  • Perchè in diritto d'autore è vietato tutto quello che non è chiaramente concesso, quindi anche il mancato uso di robots.txt non servirebbe a eliminare una accusa di violazione di legge.
    non+autenticato
  • Ok, ma a violare il diritto sarebbe un bot.
    Prova a chiedere ad un bot di pagare, non ai suoi autoriSorride
    H5N1
    1610
  • Be' la cosa è più complessa e meno grave in sede di contenzioso di quanto tu dica, in quanto l'autore ha comunque reso pubblico il materiale attraverso il proprio sito web.

    Non si tratta quindi di materiale redistribuito illecitamente, ma di materiale prima reso pubblico dal legittimo proprietario dei diritti e poi acquisito dai motori di ricerca.

    Per altro il problema si pone esclusivamente ed eventualmente soltanto per la copia cache che è una copia integrale del materiale fornita dal sito del motore di ricerca, in quanto linkare, riportare titolo ed un trafiletto di un testo reso pubblico dal legittimo proprietario dei diritti è perfettamente legittimo.
    non+autenticato
 

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