Un supercomputer animerà il bimbo virtuale

Si tratta di un importante progetto di realtà virtuale che potrà essere utilizzato dai medici per prendere dimestichezza o perfezionare le tecniche di rianimazione tipicamente applicate ai neonati problemi respiratori

Sydney (Australia) - Grazie al varo di un nuovo centro di ricerca, la University of Western Sydney (UWS) sta per partorire - è proprio il caso di dirlo - un "bambino virtuale". Virtual Baby è infatti il nome di un nuovo progetto che, sfruttando un supercomputer basato su processori di AMD, verrà utilizzato per addestrare i medici nell'applicare le tecniche di rianimazione sui neonati con problemi respiratori.

Il cluster di computer, costruito anche grazie ai fondi messi a disposizione dall'ente governativo australiano per l'Advanced Computing and Communications, esprime potenze di calcolo nell'ordine di quelle offerte da una cinquantina di computer desktop tradizionali, potenza al momento sufficiente per portare avanti lo sviluppo del bambino virtuale e fornire nel contempo, alle aziende della regione, l'accesso economico a servizi di calcolo finalizzati allo sviluppo di progetti di realtà virtuale.

I ricercatori della UWS sostengono che il progetto Virtual Baby si trova ancora in uno stadio di sviluppo e la prima versione definitiva dovrebbe arrivare fra circa due anni.
"Stiamo creando il modello virtuale di un bambino che respira, ma dobbiamo usare un guanto per interagire con il modello", ha spiegato il direttore del centro di ricerca George Bryan. "Il sistema sarà in grado di dirvi se voi state premendo nella maniera corretta, se state usando il giusto numero di dita e se avete messo le mani nella posizione più corretta per rianimare il bambino".

Fra gli altri progetti di cui si occuperà il nuovo centro di ricerca c'è la creazione di un database riguardante i dati sui bambini nati prematuri e lo sviluppo di un sistema di realtà virtuale dedicato allo studio del comportamento degli incendi in differenti condizioni climatiche e geologiche.
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