Roma - A partire dal giuramento del prossimo 20 gennaio, Barack Obama avrà appena
100 giorni di tempo per decidere il futuro della NASA: il 30 aprile
scadranno i termini per il pensionamento dello Shuttle, e al nuovo presidente si offre la possibilità di prolungarne l'esistenza o chiudere definitivamente il capitolo in attesa di un sostituto. Una decisione che potrebbe avere ramificazioni inaspettate, ben al di là del consueto budget quinquennale della
National Aeronautics and Space Administration.
Il problema del trasporto di astronauti e payload a bordo della
ISS è un argomento
di cui si discute da mesi: con il pensionamento dello Shuttle, l'unico vettore restante in circolazione con tutte le garanzie per equipaggio e un record positivo di lancio e attracco con la stazione spaziale resterebbe la
Soyuz. Negli USA il dibattito sull'opportunità di restare dipendenti dalla Russia per il programma spaziale infiamma gli animi, ma la decisione di tenere in vita lo Shuttle per una scelta puramente politica non sarebbe priva di conseguenze.
Decidere di tenere in vita la navetta, infatti,
costerebbe non poco alle casse già esangui della
NASA: i costi e i rischi legati ad ogni nuovo viaggio dello Shuttle aumentano progressivamente, sottraendo risorse preziose (sia economiche che umane) al
restante lavoro di sviluppo portato avanti dall'ente spaziale. Gli USA puntano ad un aumento progressivo del numero di sonde spedite in giro per il Sistema Solare a scopo esplorativo, e il prolungamento della vita dello Shuttle rischierebbe di veder
tagliati i fondi a molte missioni riducendo anche le prospettive di ulteriori programmi di esplorazione umana oltre il sistema Terra-Luna.
In ballo
ci sono nuovi prelievi di materiale lunare per approfondire gli studi sulla genesi del satellite (e dunque indirettamente anche del Pianeta Terra), sonde inviate a studiare i satelliti di Giove (
Io, la cui attività vulcanica sarebbe preziosa fonte di informazioni su possibili tecniche di
terraforming; e
Ganimede, ghiacciato ma dotato di un particolare campo magnetico). Anche ulteriori esplorazioni di Venere e Marte sarebbero preziose per
fornire dettagli sulle caratteristiche e l'evoluzione del Sistema Solare, senza contare i moltissimi oggetti che ne fanno parte e che oggi sono ancora pressoché sconosciuti.
Le possibili
conseguenze delle scelte di Obama vanno anche oltre: già oggi i sostituti dello Shuttle - vale a dire il
lanciatore Ares e la
navetta Orion, fulcro del
programma Constellation - pare abbiano accumulato un certo ritardo nello sviluppo. L'ultima cosa di cui hanno bisogno è perdere altri fondi, dirottati sullo Shuttle, che
rischierebbero di comprometterne lo sviluppo e ritardarne ancora la preparazione: un circolo vizioso che rischierebbe di innescare una spirale negativa per le prospettive di esplorazione umana nello spazio.
Escludendo che la nuova amministrazione possa decidere di
aumentare drasticamente il budget NASA, visti i tempi che corrono, la decisione sembra farsi sempre più complessa: certo, un programma spaziale rinnovato potrebbe offrire molti posti di lavoro qualificati a molti cittadini statunitensi, ma al momento il bilancio USA appare una coperta corta che difficilmente potrà assolvere a tutte le esigenze di tutti i comparti dell'industria.
Resterebbe da battere
la strada della
cooperazione internazionale: unendo le forze, e soprattutto unendo i bilanci ed evitando le duplicazioni, forse tutto tornerebbe davvero possibile. Ma, come nel caso dello Shuttle, si tratterebbe di una decisione politica più che scientifica.
Luca Annunziata