Vincenzo Gentile
lunedì 24 novembre 2008

Per il Live, YouTube va sul sicuro

Per il suo grande evento in diretta, GoogleTube ha scelto di non rischiare: affidandosi a tecnologie collaudate e costose, piuttosto che tentare di innovare e risparmiare

Roma - La prima volta non si scorda mai, soprattutto se avviene in streaming web con un pubblico di milioni di guardoni. Difficile dimenticarla anche per YouTube e il suo nuovo servizio di live streaming, fresco di lancio dopo l'evento/concerto del weekend che ha portato per la prima volta dalla sua nascita la diretta web sul sito oggi di proprietà BigG. Calato il sipario è tempo di considerazioni, di numeri e di cifre.

il logo del canaleA condire l'attesa dell'evento anche un piccolo giallo. In molti si saranno chiesti come effettivamente YouTube avrebbe supportato la diretta web di un evento appetibile a milioni di utenti e, soprattutto, se lo show organizzato dal tubo-sito fosse stato l'inizio dello streaming web aperto a tutti gli utenti. Dubbi e curiosità che non hanno atteso molto prima di essere fugati: stando ai rumor circolati sul web, i vertici YouTube avrebbero incontrato tre dei leader del settore, rispettivamente Mogulus, Ustream e Justin.TV, per parlare di eventuali partnership o di possibili acquisizioni. In realtà gli incontri erano stati fissati per due scopi: sondare il terreno in vista della prima in streaming e iniziare a pianificare l'avvento della piattaforma marchiata YouTube.

Ma al di là di ogni possibile aspettativa, nessuno dei tre big del settore è stato scelto per l'evento live. Motivo? Per quanto si parli di realtà affermate del settore web streaming, nessuno dei tre ha mai supportato un evento con picchi di ascolto superiori ai 100mila utenti. YouTube non ha preferito quindi fare da sé e utilizzare i rodati servizi offerti da Akamai, scegliendo di utilizzare una tecnologia forse ormai "vecchia" e dispendiosa, ma dai risultati garantiti.
Stando ai dati diffusi dal CDN stesso, durante il picco dell'evento si sono registrati circa 700mila streaming attivi in contemporanea: un numero cospicuo che ha ben ripagato YouTube della scelta fatta, seppur dispendiosa.

Un successo che, in termini di innovazione, ha portato ben poco: piuttosto che utilizzare i costosi servizi di Akamai, YouTube avrebbe potuto optare per una soluzione più economica e di sicuro impatto come il P2P, riprendendo il discorso interrotto dallo sfortunato progetto Joost. Invece Google ha preferito un approccio più "tradizionale": quasi come si trattasse di un evento storico come una cerimonia di incoronazione reale, ha scelto una tecnologia sperimentata per andare sul sicuro. Una scelta, questa di seguire il "protocollo", che pare abbia pagato reggendo il carico di un elevato numero di spettatori.

Che sia l'inizio dello streaming di casa Google? Non ancora: i vertici dell'azienda preferiscono andare con i piedi di piombo. L'esperimento è riuscito ed è stato per il momento definito come un appuntamento annuale per festeggiare nuovi traguardi, nuovi fenomeni e nuove ambizioni. Prima di varare gli streaming video, invece, quelli di YouTube potrebbero prendersi tutto il tempo necessario: nonostante le dichiarazioni fornite dal co-fondatore Steve Chen, che indicavano nel 2008 l'anno della svolta live di YouTube. Certo, l'evento appena concluso è un primo passo: ma, a quanto pare, Google non ha alcuna intenzione di correre.

Vincenzo Gentile
7 Commenti alla Notizia Per il Live, YouTube va sul sicuro
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  • Perche' non 'spettatori' ?!?

    Che e' sto tono negativo, mica stavamo guardando la vicina dal buco della serratura...

    Mah...

    Fabio PandaR1
    non+autenticato
  • P.S. inoltre trovo l'articolo abbastanza sterile... tutto concentrato sulla tecnologia usata (e un bel chissenefrega vogliamo mettercelo ?) e non una parola sulla portata dell'evento e la novita'...
    non+autenticato
  • ;o chissenefrega sulla tecnologia? guarda che stiamo su punto informatico, non su you Mtv...

    Poi i "guardoni" era riferito al paragone iniziale sulla prima volta!
    non+autenticato
  • Come noto, il concetto di infrastruttura di distribuzione (o CDN, Content Delivery Network) nasce proprio per dare garanzie di performance indipendentemente dal numero di concorrent users che accedono il servizio.
    Se questa tecnologia è definibile "matura" o comunque stabilmente sviluppata e consolidata per il VOD (Video On Demand) non si può con altrettanta certezza affermare altrettanto per il LIVE.
    I flussi LIVE hanno bisogno di essere sincronizzati (per definizione) in tempo reale dai nodi di distribuzione, così da non generare latenze e/o ritardi nella ricodifica e consegna dei pacchetti.
    Se poi a questo tipo di esigenza prettamente "fisica", aggiungiamo la necessità di crittografare lo streaming e passare ad un concetto di protezione dei contenuti con un sistema di DRM (Digital Rights Management) sia in accesso, sia in possibilità di registrazione e identificazione del punto di pubblicazione (attività di sniffing), la funzione di un tradizionale CDN non è più sufficiente.

    Serve un CDN APPLICATIVO unica struttura con la capacità di gestire server side il bilanciamento del carico, gestire l'accesso privilegiato e in dynamic multibitrates ai contenuti, passando da codifiche in ON2VP6 all' H264.

    A livello worldwide i CDN in tecnologia ADOBE FLASH (standard per il 78,8% delle trasmissioni Live worldwide) che supportano i servizi applicativi sono 6 (denominati top FVSS). Per l'Italia ADOBE Inc. ha stretto un accordo quadro esclusivo con WEEBO (www.weebo,it), struttura interamente italiana che garantisce copertura worldwide con infrastrutture (nodi) applicative di proprietà geograficamente distribuita a livello planetario.
    Differentemente dalle altre strutture infatti, gli FVSS (Flash Video Streaming Service) hanno infrastruttra INTERAMENTE proprietaria con apparati in tecnologie (CITRIX-HP nel caso specifico di Weebo) e personale tecnico dipendente altamente specializzato per la gestione server side.
    non+autenticato
  • Giusto per fare un pò di pubblicità?
    non+autenticato
  • Sarà noto a te...
    non+autenticato
  • YouTube non ha preferito quindi fare da sé e utilizzare i rodati servizi offerti da Akamai, scegliendo di utilizzare una tecnologia forse ormai "vecchia" e dispendiosa, ma dai risultati garantiti.
    non+autenticato