Giovanni Arata
venerdì 28 novembre 2008

Ecommerce italiano, universo a due velocità

di Giovanni Arata - Viaggio nel commercio elettronico in Italia, dove si fattura molto molto meno di quanto avviene nei principali paesi europei. Perché? Sono i consumatori che non cliccano o i venditori che non sanno vendere?

Ecommerce italiano, universo a due velocitàMa il vero, grande tema sollevato da tutti gli intervistati è quello dell' "attitudine culturale" e dell'"arretratezza culturale" degli italiani. Dice ancora il direttore Vendite online di Media World: "Noi italiani siamo diversi in quanto a comportamento d'acquisto, più portati alla relazione personale. Non usiamo le carte di credito abitualmente - non dimentichiamoci che in Italia il 90% delle transazioni totali al consumo sono ancora in contanti -, abbiamo una minore diffusione di computer e una più scarsa informatizzazione informatica". E lo stesso Andrea Polo, raccontando dello sbarco di eBay in Italia nel 2001, ricorda: "Quando siamo arrivati per la prima volta le persone non sapevano neppure cosa fosse eBay, ed era veramente difficile farsi credere o farsi dare retta. E quelli che ci riconoscevano, in generale percepivano il nostro marchio come un sinonimo per l'intero mondo internet, dai film, ai dvd, ai videogiochi". Da allora, chiosa Polo, la percezione di internet da parte dei cittadini si è evoluta enormemente, ma il gap iniziale non è ancora stato colmato.

acquirenti reali in negozi realiAnche in questo caso il punto è chiaro: l'ecommerce italiano, si spiega, è decollato in ritardo perché non esisteva in passato sufficiente consapevolezza da parte dei consumatori. Non è d'accordo con questa tesi Alessandro Perego, secondo la responsabilità dell'arretratezza culturale (che c'è) va parzialmente rovesciata: "Per quello che riguarda il ritardo culturale, argomenta il docente del Politecnico, mi sento di dire che è più a carico di chi offre che di coloro che dovrebbero acquistare. Quando i consumatori trovano condizioni semplici, intuitive, la carta di credito la tirano fuori eccome. Per questo, mi sembra che gli elementi di arretratezza riguardino, soprattutto, il lato dei produttori".

Colpo di scena, quindi. Il ritardo culturale c'è, ma la responsabilità di esso andrebbe ricercata prima di tutto nell'indifferenza verso internet mostrata da alcuni venditori, soprattutto quelli legati alla distribuzione tradizionale. Si tratta di una lettura affascinante, che trova diversi elementi di riscontro sia a livello di dati che di testimonianze dirette. Fabio Pieroni di Media World ad esempio segnala: "Solo di recente sono scesi in campo, accanto a noi, altri operatori della distribuzione moderna e comunque in generale sono ancora assenti i nomi importanti della grande distribuzione food che tanto avrebbero potuto contribuire a rendere questo mezzo più di "massa". Insomma, dal lato dei venditori si assiste ad una marcia culturale "a due velocità": da una parte le aziende "dotcom" e un'avanguardia di imprese tradizionali illuminate; dall'altra la grande distribuzione tradizionale, che insegue piuttosto attardata. Da qui l'attivarsi di circuiti viziosi che investono tutto il movimento, e che Perego illustra così: "Le insegne più conosciute, quelle che più facilmente potrebbero vincere la fiducia dei consumatori, non vanno online, o ci vanno in modo molto timido. Con conseguenze negative per sé e per tutto il comparto, peraltro, giacché la presenza di marchi familiari potrebbe attirare online una parte dei consumatori che fino ad oggi non si sono fidati."In alcuni casi, spiega il docente del Politecnico, la ritrosia dei venditori trova ragione in un ritardo culturale vero e proprio da parte del management. Ma non mancano le situazioni in cui a ritardare lo sbarco in rete sono motivi di carattere diverso, legate magari alle resistenze dei punti vendita fisici, od alla volontà di mantenere un controllo più diretto (ed in alcuni casi opaco) sulla filiera che porta all'acquisto finale. Perego racconta ad esempio di aziende, nel novero di quelle intervistate per i Rapporti Annuali di Politecnico, che chiedono espressamente di non veder pubblicati i dati sulle loro vendite online, per non creare dissapori con i gestori dei negozi fisici. E ci sono anche le esigenze degli altri intermediari classici, distributori e grossisti, che nel mondo offline vivevano mediando le relazioni tra produttori e negozi, e che nel nuovo scenario rischierebbero di scomparire. Anche loro "resistono" alla trasformazione delle grandi catene verso il mondo internet, ed anche di loro devono tenere conto i decisori dei grandi gruppi.

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nell'ecommerce italiano. Quello che abbiamo scoperto è un universo a due facce: da una parte un'avanguardia di organizzazioni dinamiche e più o meno innovative, capaci di alimentare una crescita sostenuta e contribuire positivamente allo sviluppo complessivo del paese. Dall'altra una maggioranza silenziosa e pressoché immobile, che continua a guardare internet con diffidenza e da lontano. Mentre la rete, zitta zitta, le ruba la realtà di sotto i piedi.

Giovanni Arata
141 Commenti alla Notizia Ecommerce italiano, universo a due velocità
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  • Penso che una delle ragioni è che le persone non si fidano, io per esempio non comprerò più qualcosa di cui non son certo della reputazione... Meglio comprare in siti come Amazon ecc...

    La mia esperienza è stata quella di comprare qualcosa di nuovo in un negozio di sport che poi si è risultato di seconda mano...
    non+autenticato
  • La mia ragazza ha un e-shop a hong kong, e fanno venditya al dettaglio e ingrosso di parti di ricambio per gadegt elettronici.
    Dopo tanti anni, SPEDISCONO OVUNQUE, TRANNE CHE IN ITALIA!!!
    La stessa poista di hong kong, in ITALIA NON FA ASSICURATE!!!
    Vi rendete conto???
    da noi fottono la posta!!! quasi sempre!!!
    Se si capisce dalla scatola che sono beni spediti, bum, SPARISCE!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: PippoFlash
    ...
    > La stessa poista di hong kong, in ITALIA NON FA
    > ASSICURATE!!!
    > Vi rendete conto???
    ...

    e ti stupisci?

    Chi spedirebbe tranquillo verso un paese dove le poste riescono a metterci più di un mese per recapitare una lettera a neanche 130km di distanza...
  • In un paese dove non esiste una magistratura funzionante e per aver giustizia occorrono anni per non beccare un penny di indennizzo (per non parlare di spese compensate tot court ... che fan si che materialmente non solo non sei risarcito ma ci smeni anche) come si può anche lontanamente che l'e-commerce possa soppiantare il mercato tradizionale ? E' impossibile: l'e-commerce negli USA funziona grazie a class action e risarcimento punitivo e una giustizia veloce. I numeri esistenti sono già un miracolo per lo più dovuto al risparmio conseguibile su beni di marche note dove il produttore stesso di moralità indiscussa fornisce la garanzia, dal momento che quella commerciale non è affatto assicurata. L'unica possibilità sarebbe che la transazione fosse assicurata da compagnia assicurativa straniera (quelle vere intendo) nel merito di difetti, mancata consegna ...; ma siccome nessuna compagnia è tanto fessa da far simili proposte a prezzi ragionevoli in Italia, ecco che costa meno il negozio sotto caso a conti fatti, che sa fa il furbo almeno gli tiri una sassata alla vetrina e perlomeno tocchi l'oggetto che acquisti: almeno sei sicuro che esiste. Per non parlare delle dogane dove non rispondono mai e ti rispedicono la roba all'origine.
    Insomma non è un caso che nei paesi sottosviluppati i mercati siano sempre tanto affollati.
    non+autenticato
  • Quoto in tutto questo intervento...

    http://3my78.blogspot.com/
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > In un paese dove non esiste una magistratura
    > funzionante e per aver giustizia occorrono anni
    > per non beccare un penny di indennizzo (per non
    > parlare di spese compensate tot court ... che fan
    > si che materialmente non solo non sei risarcito
    > ma ci smeni anche) come si può anche lontanamente
    > che l'e-commerce possa soppiantare il mercato
    > tradizionale ? E' impossibile: l'e-commerce negli
    > USA funziona grazie a class action e risarcimento
    > punitivo e una giustizia veloce. I numeri
    > esistenti sono già un miracolo per lo più dovuto
    > al risparmio conseguibile su beni di marche note
    > dove il produttore stesso di moralità indiscussa
    > fornisce la garanzia, dal momento che quella
    > commerciale non è affatto assicurata. L'unica
    > possibilità sarebbe che la transazione fosse
    > assicurata da compagnia assicurativa straniera
    > (quelle vere intendo) nel merito di difetti,
    > mancata consegna ...; ma siccome nessuna
    > compagnia è tanto fessa da far simili proposte a
    > prezzi ragionevoli in Italia, ecco che costa meno
    > il negozio sotto caso a conti fatti, che sa fa il
    > furbo almeno gli tiri una sassata alla vetrina e
    > perlomeno tocchi l'oggetto che acquisti: almeno
    > sei sicuro che esiste. Per non parlare delle
    > dogane dove non rispondono mai e ti rispedicono
    > la roba
    > all'origine.
    > Insomma non è un caso che nei paesi
    > sottosviluppati i mercati siano sempre tanto
    > affollati.

    e questa è la ragione di tanti altri problemi dell'economia italiana!
    non+autenticato
  • ciao,

    articolo molto interessate!
    ne approfitto per paravi di osCommerce, una soluzione open source per il commercio elettronico.
    al link sottostante trovate la presentazione al miopen.it 2008 di osCommerce a cura di osCommerceITalia, comunità di utenti e sviluppatori italiani per osCommerce:

    http://www.slideshare.net/hozone/oscommerceitalia-...

    ulteriori informazioni le trovate sul forum italiano: http://www.oscommerceitalia.com

    e naturalmente sul sito ufficile:
    http://www.oscommerce.com

    saluti a tutti,
    hOZONE
    non+autenticato
  • Sì, certo.

    Infatti l'85% dei player di e-commerce usano una soluzione programmata in casa. Chi usa una soluzione open al massimo vende 100 prodotti che ha in magazzino, al crescere della complessità hai bisogno di strumenti che si adattino al business specifico, o chiudi.

    Saluti
    non+autenticato
  • E' un giochino che non vale un cazzo !
    non+autenticato
  • - Scritto da: hOZONE
    > ciao,
    >
    > articolo molto interessate!
    > ne approfitto per paravi di osCommerce, una
    > soluzione open source per il commercio
    > elettronico.
    > al link sottostante trovate la presentazione al
    > miopen.it 2008 di osCommerce a cura di
    > osCommerceITalia, comunità di utenti e
    > sviluppatori italiani per
    > osCommerce:
    >
    > http://www.slideshare.net/hozone/oscommerceitalia-
    >
    > ulteriori informazioni le trovate sul forum
    > italiano:
    > http://www.oscommerceitalia.com
    >
    > e naturalmente sul sito ufficile:
    > http://www.oscommerce.com
    >
    > saluti a tutti,
    > hOZONE

    questo è uno spot bello e buono

    se l'commerce in italia è fottuto è anche perchè (da statistiche) è il secondo paese al mondo per consumo di open source (consumo, non produzione)

    tutti gli italioti vogliono il sito gratis (non vogliono nemmeno pagare la personalizzazione)

    l'open source ha compromesso la cultura e la dignità del software

    il resto sono chiacchere di illusi e illuminati da un'ideologia da fiaba

    continuate così...
    non+autenticato
  • - Scritto da: simof

    >
    > l'open source ha compromesso la cultura e la
    > dignità del
    > software
    >
    > il resto sono chiacchere di illusi e illuminati
    > da un'ideologia da
    > fiaba
    >
    > continuate così...

    non c'hai capito un cazzo dell'opensource
    ho due conoscenti che lavorano a scilab che è il concorrente opensource di MatLab uno dei più rinomati applicativi di gertione matriciale che costa migliaia di euri
    e guarda caso queste due persone sono persino stipendiate, e pure bene.
    l'open source non significa tutto gratis ma significa che hai gratis l'applicativo ma se non sei capace a farlo funzionare la consulenza ti costa ed è li che sta il ricavo
    chi ha paura dell'opensource è perkè non sa lavorare
    nessuno ti vieta di prendere quell'applicativo opoensource modificarlo secondo le tue esigenze e rivenderlo, a già forse non ne sei capace e quindi ti spaventa
    non+autenticato
  • > non c'hai capito un cazzo dell'opensource
    > ho due conoscenti che lavorano a scilab che è il
    > concorrente opensource di MatLab uno dei più
    > rinomati applicativi di gertione matriciale che
    > costa migliaia di
    > euri
    > e guarda caso queste due persone sono persino
    > stipendiate, e pure
    > bene.

    guarda che secondo me non si riferiva al fatto che non si può guadagnare con l'open, ma più ke altro alla mentalità errata e diffusa che questo ha diffuso negli utenti finali. Cosa vera e indiscutibile. Se 1 programma X è gratis allora anche quell'altro, che è simile lo deve essere (o anche se costa poco deve costare poco anche l'altro).

    > l'open source non significa tutto gratis ma
    > significa che hai gratis l'applicativo ma se non
    > sei capace a farlo funzionare la consulenza ti
    > costa ed è li che sta il
    > ricavo

    e perchè? non puoi pagare, nella giusta cifra, sia l'applicativo che la consulenza?
    io da chi mi dice che va avanti solo come consulenza sull'open diffido molto xkè in realtà è ancora più marcio dentro di chi il software lo vende (nn dico che siano tutti così, ma un buon numero sì)

    > chi ha paura dell'opensource è perkè non sa
    > lavorare
    > nessuno ti vieta di prendere quell'applicativo
    > opoensource modificarlo secondo le tue esigenze e
    > rivenderlo, a già forse non ne sei capace e
    > quindi ti
    > spaventa

    nn è quello il problema... il problema è nella mentalità che diffondi... l'utente finale spesso non capisce la differenza tra un software generalista e un software di nicchia, magari sviluppato ad hoc...
    non+autenticato
  • ma infatti il mio intervento è rivolto alla comprensione di ciò che si intende per opensource ... opensource non significa gratis ... questo er aun appunto che volevo fare
    non+autenticato
  • ma questo è secondario...
    a parte che cmq il software in se' in genere è gratis, in ogni caso non è importante quello che pensi tu o qlke altro.... e nemmeno la realtà dei fatti.
    è importante il messaggio che è passato al consumatore finale... qsto è il problema.
    non+autenticato
  • - Scritto da: simof
    > questo è uno spot bello e buono
    >
    > se l'commerce in italia è fottuto è anche perchè
    > (da statistiche) è il secondo paese al mondo per
    > consumo di open source (consumo, non
    > produzione)
    >
    > tutti gli italioti vogliono il sito gratis (non
    > vogliono nemmeno pagare la
    > personalizzazione)
    >
    > l'open source ha compromesso la cultura e la
    > dignità del
    > software
    >
    > il resto sono chiacchere di illusi e illuminati
    > da un'ideologia da
    > fiaba
    >
    > continuate così...

    Dovresti sostituire "open source" con "gratis".
    Non sempre le 2 cose coincidono. Ma a quanto pare è difficile capirlo.
    Ma d'altra parte... anche tu sei italiano, non ci si può aspettare di meglioOcchiolino
    Uby
    893
  • Bah... se dobbiamo fare pubblicità almeno
    segnaliamone uno più serio:

    http://www.magentocommerce.com

    Se qualcuno ha altre segnalazioni interessanti ben vengano.

    Fan LinuxFan Apple
    non+autenticato
  • spendo due righe sull'aspetto sociale dei negozi.

    Per molte persone anziane, l'andare al negozio/supermercato a fare la spesuccia giornaliera e' quasi l'unica occasione di avere un contatto umano. Tant'e' che non fanno mai scorte settimanali, comprano giusto quello che gli serve quel giorno o poco piu' e - soprattutto - cercano di attaccar bottone con la cassiera: salve, come va, ha cambiato pettinatura... Oppure scambiano due chiacchiere con conoscenti o altri clienti abituali.

    L'alternativa e' passare la giornata alla tv, in attesa della telefonatina periodica di un qualche parente.

    In uno scenario di ecommerce globaletotale, non gli resta nemmeno piu' quello.

    CYA
    non+autenticato
  • In uno scenario di ecommerce totale i vecchi, per attaccare bottone, chatteranno, anzi CHATTEREMO... perchè prima che si verifichi un tale scenario, sempre che si verifichi, faremo comunque tempo noi "GGiovani" a diventare quelli vecchi. Con buona pance dei vecchietti di oggi. =)
    non+autenticato
  • La spesa a casa è antieconomica per il supermercato così com'è strutturata. Non si possono pretendere spese di spedizione alte, devi utilizzare per forza i camioncini refrigerati, devi partire per forza dal supermercato, e ci sono problemi PAZZESCHI per il controllo dello stock. Esempio: rimane UN prodotto sullo scaffale. Uno da internet lo ordina, mentre c'è un cliente che sta facendo la fila alla cassa pronto per pagarlo.

    Esselunga sta perdendo un sacco di soldi col suo pomodoro.

    In Italia non porteranno MAI la spesa a casa senza aumentare i prezzi anche ai clienti normali.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Bool
    > La spesa a casa è antieconomica per il
    > supermercato così com'è strutturata. Non si
    > possono pretendere spese di spedizione alte, devi
    > utilizzare per forza i camioncini refrigerati,
    > devi partire per forza dal supermercato, e ci
    > sono problemi PAZZESCHI per il controllo dello
    > stock. Esempio: rimane UN prodotto sullo
    > scaffale. Uno da internet lo ordina, mentre c'è
    > un cliente che sta facendo la fila alla cassa
    > pronto per
    > pagarlo.
    >

    Guarda che li prendono da un altro magazzino fatto apposta per la spesa online.

    > Esselunga sta perdendo un sacco di soldi col suo
    > pomodoro.
    >

    link?

    > In Italia non porteranno MAI la spesa a casa
    > senza aumentare i prezzi anche ai clienti
    > normali.

    Se tutti ordinassero online potrebbero licenziare tutti i dipendenti che si occupano della cassa e sarebbe anche più semplice razionalizzare i trasporti. Anche avere migliaia di persone in giro con la macchina che vanno nei supermarket, arriverebbero dei furgoni che coprono i vari quartieri.
    non+autenticato
  • e i soldi la gente dove li guadagna? se togli cassiere, magazzinieri addetti al banco (ci sono magazzini e affettatrici autom molto efficenti), riduciamo un po la circolazione delle auto , e meno soldi per ind auto, assicurazioni, banche (ci starebbe anche bene ..), venditori auto, meccanici, benzinai, gommisti, carrozzieri, gente che da volantini, e tutti coloro che lavorano per produrre i beni in oggetto

    ok ottimizzare i costi, ma c'e' un limite a tutto
    e' vero che si parla di piccoli punti in percentuale, ma con 60'000'000 di persone solo in italia, anche piccoli ritocchi percentuali possono causare danni enormi

    i soldi da spendere da qualche parte devono saltar fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: ottima idea
    > e i soldi la gente dove li guadagna? se togli
    > cassiere, magazzinieri addetti al banco (ci sono
    > magazzini e affettatrici autom molto efficenti),


    I magazzinieri non li togli per ovvie ragioni, poi se dovessimo ragionare così andremmo ancora con in giro con i cocchieri perché con le auto perderebbero il lavoro.

    Il petrolio sta finendo, le città sono inquinate, razionalizzare i trasporti è la prima cosa da fare.
    non+autenticato
  • >
    > Se tutti ordinassero online potrebbero licenziare
    > tutti i dipendenti che si occupano della cassa e
    > sarebbe anche più semplice razionalizzare i
    > trasporti. Anche avere migliaia di persone in
    > giro con la macchina che vanno nei supermarket,
    > arriverebbero dei furgoni che coprono i vari
    > quartieri.


    certo e poi chi li mantiene quell'altri?
    spero che il lavoro che tu fai venga presto fatto da automi cosi posso licenziare anche te
    non+autenticato
  • - Scritto da: Zago
    > certo e poi chi li mantiene quell'altri?
    > spero che il lavoro che tu fai venga presto fatto
    > da automi cosi posso licenziare anche
    > te

    Grazie per l'augurio, ma l'uomo lavora per fare cose che servono, non perché non si sa come tenerlo occupato e dargli uno stipendio. Come ho detto sopra allora non avremmo creato il business delle auto perché altrimenti i cocchieri perdevano il posto.
    non+autenticato
  • mi sembra verosimile come faccenda, però se uno non vuole diventare hikikomori, può farlo ad esempio facendo volontariato che è più utile.
    non+autenticato
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