L'Olanda ha battuto una strada alternativa.
Si è tentato di incuneare le licenze Creative Commons nei regolamenti che determinano le relazioni tra gli artisti e la collecting society che raccoglie e redistribuisce le royalty. Gli autori che scelgono di concedere al proprio pubblico di utilizzare a proprio piacimento le opere da un anno possono affidarsi a Buma Stemra, il corrispettivo locale della SIAE, per raccogliere i compensi che derivano dagli usi commerciali negoziati con altri attori della catena del valore della musica.
Il percorso è stato accidentato e tortuoso: a raccontarlo al pubblico del MEI c'è Paul Keller, responsabile di
Creative Commons Nederland. Così come in Italia, Buma Stemra lanciava agli artisti un
messaggio ambivalente: da un lato si offriva di gestire i loro diritti, in quanto gestirli autonomamente sarebbe stato un'
impresa impossibile per l'artista, dall'altro rifiutava di raccogliere compensi a favore di coloro che gestissero il proprio repertorio secondo schemi differenti rispetto a quelli stabiliti dalla legge sul diritto d'autore. In questa discrasia si è inserito un processo di negoziazione: dal 2007 gli artisti che rilasciano la propria opera sotto le tre
licenze Creative Commons con attributo non commercial possono avvalersi dei servizi offerti da Buma Stemra per la riscossione delle royalty.
Sono stati necessari tre anni per raggiungere un compromesso: Buma Stemra ha stabilito di raccogliere e distribuire i compensi raccolti con gli
usi commerciali delle opere distribuite con licenza Creative Commons. Nonostante siano meno di 15 gli artisti olandesi che hanno aderito alla sperimentazione, Keller ricorda che il progetto pilota ha rappresentato un passo avanti nell'integrazione dei diritti delle libertà che spettano moralmente all'autore nel tradizionale e monolitico sistema.
Le licenze Creative Commons, il cui porting è stato effettuato
in 50 paesi, sembrano dimostrarsi un modo per combinare le licenze libere e l'economia della cultura agevolata dalla rete ai sistemi tradizionali di gestione dei diritti. Anche l'Italia poco più di un anno fa,
ha avviato un esperimento per tentare l'incastro: l'avvocato
Deborah De Angelis, componente del gruppo di studio giuridico Creative Commons Italia, riepiloga il percorso svolto finora. "Ci si è accorti che c'era una sostanziale incompatibilità, in quanto il mandato ha carattere generale e assoluto - spiega De Angelis - non permette all'associato una volta che ha deciso di essere parte di una società di gestione di poter gestire autonomamente anche quelli che sono gli scopi non commerciali con cui vengono utilizzate le proprie opere". "Le problematiche maggiori sono legate alla definizione di quello che possa essere considerato uso commerciale e uso non commerciale": il problema consiste nel tracciare un discrimine tra le utilizzazioni sulle quali la SIAE dovrebbe intervenire per raccogliere i compensi e redistribuirli, e le utilizzazioni per cui non è necessario mobilitare la SIAE perché l'autore ha concesso al proprio pubblico la libertà di utilizzare liberamente l'opera. L'avvocato De Angelis si mostra però estremamente ottimista: nei giorni scorsi il presidente di Creative Commons
Joi Ito ha incontrato nel quadro di una
manifestazione milanese il presidente SIAE Giorgio Assumma: "da parte di SIAE si è sempre mostrata una grossa disponibilità ad affrontare questi problemi".
Giancarlo Pressenda, rappresentante della SIAE al MEI, non nega disponibilità e non nega i problemi in campo: "credo che lo faremo, il tempo tecnico si è fatto breve". Pressenda ricorda che "le Creative Commons sono delle licenze dirette, alla SIAE e alle società di gestione collettiva che riscuotano i diritti d'autore le opere vengono affidate, viene conferito un mandato di carattere esclusivo": una situazione in cui gli artisti rilascino licenze autonomamente
non è compatibile con il mandato SIAE. Pressenda precisa che "nessuno in nessun paese obbliga l'autore o il compositore ad aderire a una società di gestione collettiva: se mi voglio gestire in proprio lo posso fare, naturalmente questo ha delle grosse controindicazioni perché gestirsi in proprio è veramente complicato". Internet apre la strada alla promozione, concorda Pressenda con i Rein, ma "la discografia è scesa in Italia del 7 per cento". Nonostante Atlantic abbia vissuto il
grande salto ottenendo dalla vendita online il 51 per cento delle proprie revenue, Pressenda spiega che "non si vede molta luce in questo senso: la vendita legale di prodotti attraverso gli online store c'è ma non compensa". Certo, ciò non esclude il fatto che l'autore possa decidere di gestirsi autonomamente e di affidare la propria opera alla rete e di offrirla all'"abusivismo", ciò non esclude il fatto che si continui a studiare un modo per rendere compatibile la gestione autonoma delle opere per scopi non commerciali e il mandato SIAE per le utilizzazioni commerciali di opere rilasciate sotto licenza CC: "non è un problema ideologico, è un problema di compatibilità tra una struttura che si muove in un certo modo e queste nuove istanze". "La cosa più semplice è quella che ha fatto la Buma" spiega Pressenda, si può creare una connessione "minimale", è probabile che la SIAE consentirà agli artisti CC di affidare alla SIAE il mandato per la riscossione dei diritti per le utilizzazioni commerciali, così come ha fatto Buma Stemra, in modo che si crei un quadro internazionale a cui fare riferimento: "questo - annuncia Pressenda - credo che riusciremo a farlo per rispondere a questa esigenza". L'auspicio è quello di presentare il prossimo anno al MEI il nuovo accordo tra SIAE e Creative Commons: "anche se - conclude Pressenda - abbiamo 72mila autori non c'è mai nessuno che si sia lamentato perché prendeva troppi soldi".
Gaia Bottà