Giuseppe Cubasia
venerdì 5 dicembre 2008

Fate largo al Fattore P

di Giuseppe Cubasia - Come affrontare la crisi? Di certo non tagliando sul personale: è quella la fonte primaria di introiti per un'azienda

Roma - In un momento di crisi economica come questo in tutte le aziende emerge prepotente il bisogno di maggiore Produttività. Essendo la produttività il rapporto tra prodotti finito e costi, abassando i costi, la produttività aumenta.

È ovvio che il semplice abbassamento dei costi è di per se una misura che non paga ed in Italia ne stiamo vedendo le conseguenze. L'abbassamento dei costi, specie del costo del lavoro, in Italia era teso proprio ad un aumento della produttività: ma provare a competere con paesi come Cina od India sul piano del costo del lavoro è semplicemente pazzesco.

Se consideriamo che in Cina quasi il 30 per cento della popolazione vive con 1 dollaro al giorno, è chiaro che con manodopera cosi a buon mercato (senza parlare delle leggi) ogni tipo di competizione sul piano dei costi è semplicemente follia. Eppure ci sono aziende a cui la competizione con la Cina non fa paura. La chiave del loro successo è da ricercare nella loro particolarità di essere sempre innovative e moderne, in una parola nella loro Cultura Aziendale.
La Cultura Aziendale non è qualcosa che si può acquisire tramite una tecnologia o leggendo un manuale, essa è lo spirito con cui si fanno le cose, e generalmente le aziende di maggior successo sono quelle in cui le cose (ovvero i processi aziendali) sono semplici e le persone sono consapevoli del loro valore e dell'importanza del loro contributo personale.

Lo sviluppo delle persone, ovvero permettere a tutti di crescere ed esprimersi secondo le loro massime capacità, è un obiettivo primario per questo tipo di aziende i cui manager sono allenati ad ascoltare ed a consigliare più che a sorvegliare e punire, ovvero quello che ancora oggi si fa in molte realtà. Non ci si inventa grande azienda, lo si diventa attraverso un processo di trasformazione il cui messaggio parte da una Vision ed arriva fino alla base.



Il diagramma come tutti gli schemi non può essere che riassuntivo ed esclude certo molti fattori, ma sono sicuro che molti di voi hanno riscontrato in uno dei risultati dell'addizione la loro condizione attuale. Le grandi aziende sanno che il totale delle competenze delle proprie persone è maggiore della somma delle competenze di ciascuno e che dentro di noi c'è la voglia di fare di più e di fare meglio ed è per questo che sono attentissimi all'osservazione ed all'ascolto.

Esistono nuovi prodotti, nuovi clienti, modi differenti di lavorare che ci permetterebbero di fare di più e di fare meglio, ma se non sentiamo dentro di noi che è il momento di fermarci ad ascoltare questo non accadrà mai. Esistono professionisti per guidare le aziende verso questo cambiamento, ma ci sono anche dirigenti che non ne hanno bisogno.

Facendo un piccolo esempio: "Un giorno di tanti anni fa, l'AD di una piccola impresa, la Colgate, decide di scendere in fabbrica per riflettere su un problema di fatturato. Rivolgendosi agli operai ottiene una risposta semplice: allarghiamo il buco del dentifricio. La proposta è accettata. Il risultato: aumento dei consumi di dentifricio (effetto dello spruzzo), aumento delle vendite, aumento della people satisfaction per il diretto coinvolgimento del personale nelle decisioni e nei processi di innovazione e marketing".

Produttività spesso è solo mettere il più prezioso capitale dell'azienda, quello che se ne va via tutte le sere e fa rientro tutte le mattine, in condizioni di fruttare al massimo.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

I precedenti interventi di G.C. sono disponibili a questo indirizzo

fonte immagine: La visione integrata dell'IT Governance, Risk e Compliance, ADFOR - 2008
64 Commenti alla Notizia Fate largo al Fattore P
Ordina
  • Il discorso di Cubasia di oggi mi sembra un po' lontano da quello che vedo io in azienda tutti i giorni:

    1) Ricorso a decine di consulenti (e' realmente un risparmio pagare decine di consulenti per degli anni invece che assumere persone al loro posto ?) con problemi conseguenti (se il consulente se ne va , il lavoro (decine di migliaia di righe di codice per intenderci) viene riaccollato interamente ai poveracci del gruppo

    2) Spreco dei talenti

    3) Contratti a forfait con i clienti, che consentono a questi clienti di chiedere qualunque cosa con qualunque scadenza , ad esempio di tornare indietro con le modifiche fatte in pochissimo tempo , senza pagare una lira di piu'

    4) Distribuzione del lavoro completamente sbagliata

    5) Scarsa professionalità

    6) Filosofia del "funziona alla meglio"

    7) Assenza di contatto con il management: praticamente non sappiamo niente di come va l'azienda, nessuno si fa vedere per capire/affrontare/risolvere i problemi, altro che l'amministratore delegato che va tra gli operai a chiedere cosa fare !!!
    non+autenticato
  • Anche da noi vengono a chiedere opinioni quando ci sono problemi di fatturato ... ma qualunque cosa diciamo il risultato è sempre "allarghiamo il buco" ovviamente non quello del dentifricio visto che noi facciamo sistemi informativi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: nome e cognome
    > Anche da noi vengono a chiedere opinioni quando
    > ci sono problemi di fatturato ... ma qualunque
    > cosa diciamo il risultato è sempre "allarghiamo
    > il buco" ovviamente non quello del dentifricio
    > visto che noi facciamo sistemi
    > informativi.

    Guarda che esiste chi ha dato la stessa risposta della colgate e esercita libera professione sulle migliori strade di Italia con ottimo reddito ...

    Come dici tu sempre di allargare il buco si tratta ...

    PS Sei proprio sicuro che quando vi dicono di allargare i buchi intendano proprio quelli del codice? C'e' anche la cassa integrazione, i licenziamenti, gli straordinari non pagati, e alla fine si diventa colleghi per via contro natura della libera professionista teste' citata.
    non+autenticato
  • Caro Real Gordon,
    che non so se sei vero o un troll... comunque... quando si parla di lavoro dipendente, condizione sociale... e costo del lavoro non é che si parla di cose da comunisti e da unione sovietica.
    La tua soluzione é sempre la stessa: mettiti in proprio...

    Se tutti si mettessero in proprio che fine faremmo? (a parte che con le P.IVA farlocche ci hanno pure provato)

    In piú caro Gordon, se il sistema sociale permette ad un misero dipendente di avere un salario tale da consumare, anche tu, ingordo imprenditore ci guadagni.
    Vendi piú prodotti, affitti la casa a gente che te la paga puntuale ogni mese etc etc...

    Avete fatto tutti i furbi, avete munto le vacche grasse... finché non c'é rimasto nulla da mungere, e ora le vostre case non le affiterá nessuno e i vostri prodotti resteranno sugli scaffali...

    Quanto poi si parla del costo del lavoro, il problema non é tempo indeterminato, cocopro, P.IVA bla bla.... il problema é la PRESSIONE FISCALE!

    Qui in Irlanda il mio lordo é IDENTICO all'Italia, eppure il mio netto é del 70% (SETTANTA) superiore!

    Ma in Italia, le tasse le pagano solo i dipendenti, paga paga paga... e ora sono rimasti con le tasche vuote!

    Come diceva Ford, se l'operaio non puó comprare la macchina che produce finisco in brache di tela...
    MeX
    15708
  • - Scritto da: MeX
    > Caro Real Gordon,

    >
    > Quanto poi si parla del costo del lavoro, il
    > problema non é tempo indeterminato, cocopro,
    > P.IVA bla bla.... il problema é la PRESSIONE
    > FISCALE!

    La pressione fiscale e' uno dei problemi, quella che tocca la maggior parte vdei dipendenti nel nostro paese.
    Un'altra delle pricipali e' che non esistono controlli sui prodotti e sui servizi per cui a farla da padrone e' la pubblicità di prodotti italiani magari confezionati in nepal.
    Tanto abbiamo visto che se anche i controoli venissero eseguiti la depenalizzazione di alcuni reati ha fatto si che il nostro paese non tutela non solo il cliente-lavoratore ma neanche il venditore-imprenditore cha opera correttamente.
    E questo e' solo l'inizio quando scoppierà lo scandalo dei fondi comuni pensionistici dilapidati sarà piu' dura.
    Riprendendo il discorso di Cubasia come affrontano le aziende questo periodo di crisi ?:

    - eliminazione del personale precario.
    - eliminazione del personale sopra i 45 anni magari pre-pensionamento o cassaintegrwaione.
    - cassaintegrazione per tutto il personale intanto delocalizzazione della produzione.
    - esternalizzazione di servizi con personale co.co.co o P.I.
    - acquisto di materiale scadente ( basta che costi meno) per i clienti o per il proprio lavoro.
    - nuove vetture a metano per i manager.
    - nuovo ufficio per la segretaria del manager
    - nuovo ufficio per il manager
    - nuova campagna pubblicitaria per il prodotto
    - aumento dei listini per poi applicare un % di sconto superiore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: MeX

    > Qui in Irlanda il mio lordo é IDENTICO
    > all'Italia, eppure il mio netto é del 70%
    > (SETTANTA)
    > superiore!
    >



    Ma come, la colpa non era degli imprenditori che sfruttano?

    Adesso lentamente viene a galla la verità, è un problema di TASSE.

    Per la cronaca, settimana scorsa c'era la scadenza dell'IRAP. Sai come si calcola la base imponibile? No? Beh informati, praticamente è quasi come se pagassi le tasse sul fatturato invece che sull'utile.

    Comunque noto una certa maturazione nel forum, finalmente si scorgono i veri problemi.
    non+autenticato
  • Ciao Gordon,
    il fatto è che l'imprenditore è sempre stato un po' complice di questo sistema...
    La lungimirante confindustria ha sempre e solo guardato il suo orticello, invocando meno pressione fiscale sulle aziende, ma non in favore dei suoi dipendenti, no, toglimi il 5% di tasse li, fammi il condono qui... per racimolare qualche centesimo in più...

    Se confindustria avesse da sempre spinto a dimunuire la pressione fiscale sui LAVORATORI magari accettando una tassazione più equa tra tutte le parti sociali (ad esempio innalzando le tasse sulle rendite finanziarie) ora si che tutto funzionerebbe un po' meglio, perhcè così l'operatio che produce la fiat panda, dopo un anno di lavoro magari se la può pure comprare in contanti.

    Invece le aziende e gli imprenditori per abbassare il costo del lavoro hanno spinto per avere "flessibilità" ossia, io ti paco azienda ti pago meno, perchè non ti verso contributi, non hai la mutua, la 13a e il TFR ma ti do sempre 1000€ al mese, solo che a me azienda costi 1200€ in vece che 1900€ con un contratto serio.
    MeX
    15708
  • ... Sei dunque tu un FAGIANO?!?
    non+autenticato
  • no come puoi vedere sono una SCIMMIA
    MeX
    15708
  • Effettivamente la produttività è il fattore chiave per il rilancio dell'economia.

    E questo può avvenire solo obbedendo ai dettami della TOTAL FLEXIBILITY: il lavoro deve essere disponibile 24 ore su 24, anche da remoto, e grazie al networking c'è la possibilità di delocalizzare il lavoro in paesi a basso costo.

    Le aziende hanno il sacrosanto diritto di mantenere i propri target di utili, quindi i sindacati se ne facciano una ragione: la crisi finanziaria impone minori salari e maggiore flessibilità, come nel caso Alitalia. Ogni altra ricetta è palesemente fallimentare. Annoiato
    non+autenticato
  • - Scritto da: The Real Gordon

    > Le aziende hanno il sacrosanto diritto di
    > mantenere i propri target di utili, quindi i
    > sindacati se ne facciano una ragione: la crisi
    > finanziaria impone minori salari e maggiore
    > flessibilità, come nel caso Alitalia. Ogni altra
    > ricetta è palesemente fallimentare.

    Si, questa formuletta si può trovare anche con Google, tanto è comune. Magari c'è pure un gruppo di fan su Facebook.

    O magari mandaci qualche cento per pagare l'affitto, che se i sindacati se no sono fatti una ragione (e questo da mooooooolto tempo), molti di noi ancora no.

    Chi siamo "noi"? Prova a cercare su google, oppure esci dal forum e vai a lavorare in un cantiere edile, per qualche anno.

    ^_^
    non+autenticato
  • Forse stai parlando d'altro.
    Se ritieni che l'unica via sia comepetere non con l'intelligenza, ma solo sul costo del pavoro comincia ad accontentarti di 2 dollari al giorno e così realizzi subito e su di te il tuo geniale programma.
    Mi spieghi come fa un paese come la Germania, dove il costo del lavoro è più elevato, le regole per la sicurezza dei lavoratori più onerose, ecc ecc ad essere più competitiva?
    Non con la tua soluzione, ma con l'innovazione. Oppure questa parola crea panico tra molti, tra cui tu?
    Innovazione tecnologica e scientifica, non riduzione dei diritti dei lavoratori.
    non+autenticato
  • Newbie, inesperto
    Fatti una vita...
  • Giusto, e alla fine della giornata i lavoratori vanno gettati in una fornace così non avanzeranno pretese di stipendio. Inoltre bruciando tra 50-100 lavoratori al giorno la disoccupazione scenderà.
    non+autenticato
  • Condivido pienamente il contenuto dell'articolo.
    Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: perché la maggior parte delle aziende continua a

    - ridurre il personale,
    - dare servizi in outsourcing senza mantenere nemmeno abbastanza "interni" da controllare l'operato dell'outsourcer,
    - tagliare incentivi, premi, aumenti,
    - non rimpiazzare gli impiegati che se ne vanno?

    Non si rendono conto che la qualità del lavoro e la disponibilità al sacrificio per l'azienda continuano a diminuire?
    Non vedono che perdono il know-how sui loro stessi sistemi e processi?
    Non percepiscono i cali di efficienza e l'aumento dello "scaricabarilismo"?
  • la cosa brutta dell'italia é quanto costa un dipendente... per l'azienda per cui lavoravo im Italia costavo esattamente come all'azienda che mi paga qui in Irlanda, peró in busta ogni mese ho il 70% in piú!

    Gli stipendi in Italia sono bassi, ma non é tutta colpa delle aziende
    MeX
    15708
  • Sicuramente qui paghiamo molte tasse in cambio di servizi decisamente scadenti, ma nemmeno questo basta a spiegare la situazione.

    Un altro dei nostri problemi è che, naturalmente, molti sistemisti/programmatori ecc. lavorano in società che non si occupano di informatica.

    Qui siamo troppo spesso visti come un male/costo necessario, non come una opportunità per creare innovazione ed efficienza.

    Non portiamo soldi all'azienda in modo diretto: questo è compito dei venditori, che infatti sono trattati economicamente meglio di tutti gli altri collaboratori.

    Peccato però che spesso i venditori vendano soluzioni ad hoc per un singolo cliente che costano di sviluppo e tecnologie molto più di quanto rendono all'azienda - tanto la loro percentuale la prendono comunque.

    Alla fine, perché una azienda funzioni bene occorre la collaborazione di tutti i settori, che devono collaborare per il successo dell'azienda confidando che questo successo porterà vantaggi a tutti i collaboratori.

    La produttività sarà scarsa se regnano incompetenza, ignoranza, arroganza, faciloneria, disinteresse, mancanza di rispetto e indisponibilità a una reale collaborazione.

    Tagliare i costi del personale potrà aiutare i numeri sulla breve distanza, ma alla fine si rivolgerà contro l'azienda stessa.
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    Modificato dall' autore il 05 dicembre 2008 15.17
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  • > Gli stipendi in Italia sono bassi, ma non é tutta
    > colpa delle
    > aziende

    il problema è che molti vedono solo i vantaggi dell'estero e non pensano agli svantaggi, anzi paventano un mondo utopistico dove alle ipertutele italiane, per i fortunati possessori di un contatto a TI in un'azienda robusta chiariamo, si accompagnano le retribuzioni dell'estero.

    Visto che lavori in irlanda potresti dirci se da te esiste un qualcosa simile all'articolo 18 oppure se la sanità sia gratuita, almeno in facciata come in italia, oppure per qualsiasi cosa o hai un'assicurazione medica o devi mettere mano al portafoglio ?
  • > il problema è che molti vedono solo i vantaggi
    > dell'estero e non pensano agli svantaggi, anzi
    > paventano un mondo utopistico dove alle
    > ipertutele italiane, per i fortunati possessori
    > di un contatto a TI in un'azienda robusta
    > chiariamo, si accompagnano le retribuzioni
    > dell'estero.
    >
    > Visto che lavori in irlanda potresti dirci se da
    > te esiste un qualcosa simile all'articolo 18
    > oppure se la sanità sia gratuita, almeno in
    > facciata come in italia, oppure per qualsiasi
    > cosa o hai un'assicurazione medica o devi mettere
    > mano al portafoglio
    > ?

    guarda, in Italia avevo un contratto a Tempo Indeterminato.
    La legge 18 intanto non si applica per aziende al di sotto di (mi pare) 15 dipendenti, quindi quella tutela non ce l'avevo.

    La sanitá qui non é pubblica, salvo il pronto soccorso.
    Un'assicurazione sanitaria per la famiglia (Marito e Moglie piú bambino) costa al massimo sui 600/800€ l'anno

    Peró, qui in Irlanda guadagno il 70% in piú, dunque anche pagare un'assicurazione sanitaria per TUTTA la famiglia é pur sempre meglio che guadagnare il 70% in meno e dover pagare il ticket per ogni analisi che fai alla sanitá "pubblica" italiana...

    Che altro, qui ogni anno mi rimborsano 800€ l'anno per l'affitto (400€ per me e 400€ per la mia ragazza)
    Se sei donna single e resti incinta e sei senza lavoro ti viene pagato l'affitto e di danno 800€ al mese (200€ alla settimana)

    Certo, qui non c'é l'articolo 18, ma in caso di licenziamento hai sempre i tuoi 200€ la settimana (come la maternitá, ma senza affitto pagato) mentre in Italia, pur essendoci l'articolo 18, essendo che per me non valeva se mi licenziavano morivo di fameSorride

    Guarda l'estero non é il paradiso, ma sicuramente se si considera esclusivamente il lato economico/professionale beh almeno per la mia esperienza ci si avvicina molto al paradiso...Sorride
    MeX
    15708
  • Non voglio entrare nel merito di crisi globali, che a parer mio ci stanno toccando veramente poco.
    I veri problemi dell'Italia sono causati dagli italiani stessi.
    Tendiamo a vivere alla giornata, a fare cassetta, insomma, e quindi non guardiamo al di là del nostro naso.

    Le cause? Forse molte.

    Tra le più importanti vedo:

    1) gli incentivi al management ed ai commerciali legati ad obiettivi a breve o brevissimo termine: in questo modo nessuno è responsabilizzato ad investire nel futuro;

    2) l'incapacità di affrontare i problemi in modo globale (nazionale) in modo da ridurre i costi per tutti ed acquisire un vantaggio per le esportazioni;

    3) la difficoltà di elevare la qualità media del personale, a causa dell'indissolubilità del contratto di lavoro dopo il periodo di prova: unitamente alle scarse o inesistenti politiche di incentivazione, di fatto si costringe chi vorrebbe fare di più a sedersi ed a fare il minimo indispensabile;

    4) aggiungerei anche il fatto che gli azionisti non contano nulla nel controllo delle grandi aziende;

    5) ancora cerchiamo di competere sul copsto della manodopera con i paesi emergenti (una gara persa in partenza): invece che riconvertirci investendo e riqualificando le risorse italiane per poi delegare i lavori di più basso livello all'estero, per realizzare prodotti innovativi con un inferiore costo di produzione; invece aspettiamo che la gente vada in pensione (se non la licenziamo prima) per poi scoprire che non siamo più in grado di sostenere il nostro business, ed a quel punto si preferisce tagliare il ramo secco (d'azienda) e chiudere interi reparti o addirittura aziende, lasciando il personale a casa senza opportunità di ricollocazione.

    Insomma, siamo statici e viviamo di rendita delle passate glorie, ma ormai gli interessi sono esauriti, ed anche il capitale s'è svalutato.

    Aggiungo, come conseguenza, che non vi è modo di trovare investitori per le nuove idee e per l'innovazione, in quanto i soldi vengono prestati soltanto se si possono fornire equivalenti garanzie.
    In pratica, può accedere ai finanziamenti soltanto chi è così grosso (e vecchio) da avere difficilmente idee innovative.
  • si credo in Italia la crisi c'era giá di per se... non é che le cose in Italia stanno cadendo a pezzi per la crisi globale, che resta cmq un'aggravante
    MeX
    15708
  • - Scritto da: andy61

    > 3) la difficoltà di elevare la qualità media del
    > personale, a causa dell'indissolubilità del
    > contratto di lavoro dopo il periodo di prova:

    Qui ho avuto un flash: due tizi in azienda, uno competente e l'altro incapace di distinguere da quale parte s'impugna un cacciavite.
    Solo che nel secondo caso, e' parente/amico del boss.
    L'idea di "elevare la qualità media del personale" indovina come si risolve? Ovviamente licenziando il primo e tenendo il secondo, anzi, promuovendolo pure. Grazie ai contratti solubili.

    > unitamente alle scarse o inesistenti politiche di
    > incentivazione, di fatto si costringe chi
    > vorrebbe fare di più a sedersi ed a fare il
    > minimo
    > indispensabile;

    Qui ti do' ragione: meritocrazia zero.
    Ma fa il paio con quello che dicevo sopra.

    CYA
    non+autenticato
  • - Scritto da: r00t1na
    > Condivido pienamente il contenuto dell'articolo.
    > Ma a questo punto la domanda sorge spontanea:
    > perché la maggior parte delle aziende continua
    > a
    >
    > - ridurre il personale,
    > - dare servizi in outsourcing senza mantenere
    > nemmeno abbastanza "interni" da controllare
    > l'operato
    > dell'outsourcer,
    > - tagliare incentivi, premi, aumenti,
    > - non rimpiazzare gli impiegati che se ne vanno?

    Perche' mi sa che non leggono gli articoli di Cubasia dove il nostro pontifica su un IT che esiste solo nella sua testa. Almeno per il mercato Italia.
    non+autenticato
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