Luca Annunziata
venerdì 12 dicembre 2008

A Trento si vota sui PC

La provincia autonoma sperimenta il computer all'interno del seggio. Per migliorare l'efficienza dello spoglio, e garantire ai cittadini la correttezza delle operazioni. Tra tecnologia e scienze sociali

A Trento si vota sui PCRoma - All'elezione digitale del presidente della Provincia Autonoma di Trento (PAT) non ci si è ancora arrivati: ma la sperimentazione avvenuta durante le votazioni dello scorso 9 novembre ha senz'altro fatto segnare un passo importante nel processo di introduzione della votazione elettronica nel territorio del capoluogo trentino. Coinvolte 55 sezioni di 39 comuni. I risultati al momento sembrano essere tutti molto promettenti, a soddisfare l'impegno profuso in questi anni da un team composto da amministratori locali, ricercatori universitari e di strutture private.

Homepage del progettoIl progetto ProVotE nasce nel 2003, quando venne varata una riforma del sistema di elezione della provincia autonoma da parte della Giunta. L'articolo 84 del provvedimento recita: "Al fine di accelerare e semplificare le operazioni di voto e di scrutinio, entro un anno dalla data di entrata in vigore di questa legge, previo parere della competente commissione del Consiglio provinciale da rilasciare entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, la Giunta provinciale approva uno specifico progetto di automazione delle procedure connesse con l'elezione del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia nonché con i referendum disciplinati dalle leggi provinciali".

Una decisione, spiega a Punto Informatico la dirigente del servizio elettorale della PAT Patrizia Gentile, che di per sé era già una importante presa di posizione rispetto alla problematica del voto elettronico: "C'era una alternativa: scrivere una legge che imponesse dalla consultazione successiva la procedura automatica di scrutinio e votazione". La giunta invece, spiega, ha voluto tenere un approccio più cauto: un'idea apprezzata da Letizia Caporusso, che collabora al progetto per il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento sotto la guida del professor Carlo Buzzi, che parla di "estrema cautela" necessaria a "verificare se l'elettorato trentino fosse pronto" alla novità."La giunta - prosegue Caporusso - ha voluto sviluppare una soluzione propria su cui avesse pieno controllo, piuttosto che calare dall'alto una soluzione preconfezionata realizzata all'estero": al suo dipartimento, sin dal 2004, è stato chiesto di valutare l'impatto che il voto elettronico avrebbe avuto sulla società trentina, e se i cittadini possedessero già tutte le competenze necessarie a svolgere le operazioni di voto tramite il computer. "Abbiamo avviato dei focus group sul significato che i cittadini attribuiscono al voto - spiega - verificato l'abitudine dei trentini ad utilizzare macchine tecnologiche, svolto indagini telefoniche e somministrato questionari all'uscita dai seggi".

Per definire la competenza tecnica sono stati individuati alcuni parametri ricavati dalla vita di tutti i giorni: "Se un cittadino è in grado di programmare il riscaldamento di casa, di fare i biglietti dei mezzi pubblici alla biglietteria automatica, allora - racconta Caporusso a Punto Informatico - abbiamo stabilito fosse in grado anche di votare elettronicamente". Il risultato di questi studi è definito "soddisfacente": gli abitanti della provincia autonoma non mostrerebbero "resistenze significative" al concetto di consultazione elettronica, anche grazie - spiegano gli studiosi - alla fiducia da loro storicamente riposta nelle istituzioni locali.

Caporusso racconta che al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale sono state svolte diverse ricerche anche sulle abitudini di voto tradizionali degli abitanti di Trento e provincia: quale la percentuale delle schede nulle o annullate, quante le schede di protesta e quali gli errori più comuni commessi all'interno della cabina. "Lo sviluppo elettronico - racconta - è stato portato avanti anche seguendo le nostre indicazioni: l'obiettivo era costruire una macchina comprensibile, utilizzabile e immediatamente fruibile da tutti": per ottenere questo risultato si è resa necessaria una ampia sperimentazione per valutare la risposta dei cittadini alle problematiche tipiche dell'interfaccia allo studio.
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