
"Toni iperbolici" e "affermazioni confuse": così da Mountain View
caratterizzano nel Public Policy blog la sortita dall'autorevole
Wall Street Journal. La Grande G rimane ancorata ai principi che ha sempre difeso, non ha in programma di contribuire alle grandi opere per trasformare la rete in un dedalo di corsie ordinarie e corsie preferenziali.
A rassicurare i cittadini della rete è lo stesso Richard Whitt che a parere del
Journal avrebbe preannunciato il cambio di fronte del presidente eletto: OpenEdge, altresì noto come Google Global Cache,
non ha nulla a che vedere con la neutralità della rete. Si tratta di una
sperimentazione avviata in Kenya la scorsa primavera: prevede l'istallazione di server Google a livello dei punti di interconnessione per fare in modo che accumulino una cache capace di restituire agli utenti i contenuti che desiderano in maniera più rapida, senza costringere il provider a fare fronte a grandi costi di banda necessari, ad esempio, a scaricare miriadi di volte lo stesso video.
Si tratta di una strategia non particolarmente rivoluzionaria ma che permette di ottimizzare le prestazioni dell'infrastruttura mantenendo il traffico il più possibile nei limiti della rete dell'ISP senza sovraccaricare i backbone: per questo motivo potrebbe risultare interessante anche se applicata al di fuori dell'Africa. Si tratta di
una proposta non esclusiva, sottolineano da Google: ciascun attore della rete può disseminare server deputati al caching in ogni angolo del mondo. Si tratta, ribadiscono da Mountain View, "di un tipo di rete innovativa incoraggiata proprio dalla open Internet".
Anche Lessig si sente chiamato in causa a sproposito nell'articolo del
Journal: non esistono prove del fatto che Obama stia ridimensionando i propri progetti per sancire la neutralità della rete,
spiega Lessig. Tanto meno il cambio di fronte che il
WSJ avrebbe letto nelle sue dichiarazioni: Lessig ha sempre sostenuto che il cittadino è libero di scegliere fra spedizioni più o meno rapide e fra connessioni più o meno veloci, ma non che il fornitore di contenuti possa scegliere il servizio postale di ISP che garantiscono a pagamento soluzioni privilegiate ed esclusive. Rientrato l'allarme, i cittadini della rete tornano a
confidare nelle
promesse di Obama.
Gaia Bottà