Giovanni Arata
martedì 16 dicembre 2008

Lavoro IT, frenano i salari e cresce la paura

Aumenta anche tra gli ingegneri IT la paura legata a outsourcing e delocalizzazione del lavoro. Con salari stagnanti e prospettive future nebulose. La speranza? Nelle tecnologie verdi

Roma - La paura non risparmia neanche le professioni più qualificate: secondo i risultati di una ricerca, gli ingegneri del comparto IT nei paesi sviluppati, USA e UE in testa, si sentono minacciati da outsourcing e delocalizzazioni, ed esprimono timori crescenti per il proprio futuro. Al punto che molti di loro consigliano ai figli di fare un altro lavoro.

Sono questi i risultati principali della survey 2008 EE Times, realizzata da Beacon Technology Partners attraverso una serie di questionari somministrati a ingegneri statunitensi, europei e giapponesi. Obiettivo della ricerca, analizzare le condizioni economiche, le prospettive di carriera e le percezioni dei professionisti del settore IT.

In realtà, documenta un primo approfondimento, di EE Times, a livello di compensi gli intervistati esprimono una moderata soddisfazione. Anche se negli ultimi dodici mesi gli aumenti sono stati ridotti o nulli, infatti, i livelli di retribuzione complessivi restano apprezzabili: gli ingegneri elettronici europei guadagnano all'anno mediamente 61000 dollari, i giapponesi 65400, gli statunitensi addirittura 108000.
Cionondimeno i professionisti, soprattutto quelli over 50, hanno paura. Paura perché i processi di riorganizzazione aziendale stanno toccando anche i santuari dell'IT, portando tagli e licenziamenti. E paura, soprattutto, perché dopo le ristrutturazioni le aziende tendono a migrare. Verso Est e verso Sud. Hewlett Packard, ad esempio, ha annunciato in ottobre l'intenzione di aprire un nuovo stabilimento produttivo nella regione di Chongqing, nell'Ovest della Cina, ed anche altre grandi realtà del settore come Dell e Sun stanno rafforzando la propria presenza nell'area Asiatico Pacifica (ed in America Latina), dove intravedono ottime possibilità di crescita per il futuro.

In aggiunta a questo, i professionisti occidentali sentono la concorrenza dei cosiddetti "cervelli importati". Come documentato in un ulteriore approfondimento di EE Times, quando i vecchi ingegneri vanno in pensione o vengono allontanati, a sostituirli vengono sempre più spesso chiamati dei giovani laureati provenienti da paesi stranieri. Questi lavoratori presentano alle aziende costi inferiori rispetto ai loro omologhi occidentali - un professionista cinese costa 1/8 di uno nordamericano, uno taiwanese 1/4 - e offrono un livello di competenza del tutto comparabile. Dice Prith Banerjee, Senior Vice President di HP e docente universitario: "Gli studenti statunitensi hanno la percezione che matematica e scienze siano molto difficili, mentre nelle scuole di India e Cina si spinge molto sull'insegnamento di queste materie"

Di qui la diffidenza, quando non l'ostilità aperta, nei confronti della globalizzazione. Tra gli intervistati americani, solo l'8% pensa che la crescente interdipendenza economica globale abbia creato maggiori possibilità di lavoro, e cresce la fronda di coloro che chiedono misure più restrittive rispetto all'importazione di cervelli dall'estero. "Fino al 1990 circa - afferma Gene Nelson, dottore in biofisica e attivista dell'ONG NumbersUSA - le aziende riconoscevano e gratificavano economicamente la preparazione tecnica degli addetti. Oggi, la maggior parte del rischio è sulle spalle del technology worker. Per ottenere una laurea scientifica, uno studente americano spende tra i 50mila ed i 200mila dollari; poi l'azienda cattura una porzione rilevante del sapere che hai accumulato e prima dei 40 anni ti dichiara obsoleto".

Gli ingegneri occidentali hanno altresì molta paura anche dei processi di outsourcing. Le esternalizzazioni sono vissute come il rischio principale per la stabilità futura dal 36,4% degli intervistati statunitensi, e dal 30% di quelli europei.

Dal punto di vista delle speranze, per converso, le aspettative più grandi sono legate allo sviluppo e all'accettazione delle tecnologie. I settori che potrebbero offrire le migliori prospettive occupazionali per il futuro? Il 63% degli interpellati ha indicato il comparto delle energie alternative, più della metà di loro crede nel solare, e il 50% le nanotecnologie.

Giovanni Arata
148 Commenti alla Notizia Lavoro IT, frenano i salari e cresce la paura
Ordina
  • E' l'unica legge che conta veramente nell'economia:
    Più persone ci sono, a parità di lavoro disponibile, e meno valgono ( Ovvero si possono pagare meno ). Per questo gli imprenditori vogliono una forte immigrazione. Il principio vale per tutti i lavori e per tutti i beni disponibili nel mercato. Più siamo e meno bene stiamo. Non per niente nel passato dopo le pestilenze, e conseguente decimazione della popolazione, i superstiti avevano un notevole miglioramento della qualità di vita. Morale: Globalizzazione e aumento indiscriminato della popolazione mondiale significa abbassamento del benessere e vantaggio solo per chi sfrutta gli uomini.
    non+autenticato
  • Bisogna incrementare i consumi per far girare l'economia e impedire che le industrie ricorrano a personale all'estero perchè non riescono più a far quadrare i conti.
    Porcoggiuda, dico io, non c'avete un caXXo da comprare?
    Cambiate la macchina, cambiate qualcosa!
    non+autenticato
  • Tutti a casa!!!

    Gente che regala software a fini tecno-religiosi

    Gente che si fa i dispetti e svalorizza la propria professione

    Gente con la terza media che è entrata negli anni buoni della new economy e fa il sapientino scuola

    Gente il cui unico problema è microsoft o se si programma in visual basic o altro

    Gente che non si unisce come categoria
    non+autenticato
  • Mi sa che l'Italia è un caso a parte. In tutto il resto del mondo c'è stato un periodo buono che adesso si sta sgonfiando un pò.
    Ma l'Italia non si era mai più ripresa dalla crisi del 2000, quindi c'è poco da cui crollare.
    Qualche azienda licenzia, ma gli stipendi non caleranno più di tanto perchè erano già molto bassi. GI lavoratori a basso costo (asiatici, europei dell'est) continueranno a puntare verso altri paesi che nonostante la crisi offrono più dell'Italia.
    Quindi se già si era nella merd@ fino al collo adesso dovrebbe rimanere più o meno sotto il mento.
    guast
    1319
  • E' tutto il modello economico ad essere sbagliato, sarebbe ora di rivederlo. L'ICE (istituto per il commercio con l'estero) negli anni passati addirittura aiutava gli industriali italiani a delocalizzare le proprie imprese all'estero, con l'ovvio risultato di eliminare posti di lavoro in Italia e di crearli in India e Cina. Se questa e' una politica lungimirante...

    Giorni fa il grande manager con il maglioncino ha detto che una casa automobilistica puo' sopravvivere oggi solo se produce almeno 4.500.000 automobili l'anno. Il pianeta non ce la fa a sopportare decine di milioni di nuove auto l'anno, e poi le materie prime per costruirle e farle muovere dove le troviamo? E' chiaro che il modello basato su globalizzazione e incremento continuo del pil e' sbagliato e ci portera' alla rovina, bisogna passare ad altri paradigmi e a una economia basata sulla qualita' (poca produzione di nuovo, molta produzione di pezzi di ricambio e lavoro nella riparazione dei beni): una automobile dovra' durare almeno dieci anni se non venti (d'altra parte costa quanto un piccolo appartamento in provincia, che dura ben di piu' di dieci anni...), e deve essere prodotta in Italia per essere venduta. Lo stesso per l'IT...

    E non mi vengano a parlare di mercati liberi: se questa liberta' ci costa la nostra stessa sopravvivenza, e' meglio tornare a mercati controllati, meglio poveri e autartici che tutti morti di fame. Oppure no?
    non+autenticato
  • Scusa, in che provincia abiti? Che vorrei prendere un appartamentino lì. Qui purtroppo gli appartamentini costano dieci volte il prezzo di una buona macchina.
    non+autenticato
  • No il modello economico è corretto.
    Il problema è il modello sociale: parliamoci chiaro...la maggior parte delle persone occupate non sa fare un cazzo. O meglio: sa fare 4 cazzate che ha imparato in una settimana di formazione. Poi fa quelle 4 stronzate per tutta la vita. Questo è quello che è successod agli anni 50 ad oggi.
    Con queste premesse, la chiusura di un'azienda è chiaramente un dramma, perchè quelle persone non sanno fare un cazzo.

    Purtroppo, per vivere, bisogna rendersi utili agli altri. Se non si sa fare niente, non si può vivere (a meno di varie forme assistenziali).
    Il problema vero è che una persona di mezza età con un livello di istruzione medio basso (a occhio e croce la maggior parte dei lavoratori) non riesce a sopravvivere alla chiusura dell'azienda dove ha lavorato per 20 anni, ma non perchè è vecchio, ma perchè non sa fare un cazzo.

    Se tutte le persone dovessero vivere solo per quello che riescono a produrre, saremmo pieni di vagabondi senza fissa dimora. Il vero dramma è questo: siamo pieni di persone che non sanno fare un cazzo ma che pretendono di poter sempre e comunque lavorare con stipendi a livelli di chi realmente produce reddito. In un paese che permette queste politiche, è chiaro che fatto 100 il reddito globale di 2 persone, una incapace e una valida, si dovrà dividere a metà.

    Oguno di voi, dove lavora, potrà facilmente indicare almeno 4 persone su 10 che sono perfettamente inutili o spesso dannose (a volte i capi stessi).

    Per far campare questi, abbassiamo il reddito anche a quelli validi, e avanti così.
    non+autenticato
  • per fare un esempio, conosco un'amica figlia del propretario di un albergo in alta badia: non riescono a trovare personale per fare le pulizie e menate varie. Orario di lavoro abbastanza pesante, lo ammetto, però sono 3000 euro al mese NETTI, per 6 giornate da 12 ore per 7 mesi all'anno.

    Nonostante ci siano colletti bianchi a spasso anche in quelle zone, che però alla sedia e alla scrivania non rinunciano.
    non+autenticato
  • - Scritto da: carlo
    > No il modello economico è corretto.
    > Il problema è il modello sociale: parliamoci
    > chiaro...la maggior parte delle persone occupate
    > non sa fare un cazzo.
    > Oguno di voi, dove lavora, potrà facilmente
    > indicare almeno 4 persone su 10 che sono
    > perfettamente inutili o spesso dannose (a volte i
    > capi stessi).

    A volte? Mi sembra una visione troppo ottimista della classe dirigente dell'intero mondo industrializzato. Se andiamo a vedere le vicende economiche e politiche degli ultimi anni sembra che i "capi" siano la radice di ogni sciagura... non solo sono inutili, sono proprio dannosi
    non+autenticato
  • - Scritto da: Luigi Smanetta
    > - Scritto da: carlo
    > > No il modello economico è corretto.
    > > Il problema è il modello sociale: parliamoci
    > > chiaro...la maggior parte delle persone occupate
    > > non sa fare un cazzo.
    > > Oguno di voi, dove lavora, potrà facilmente
    > > indicare almeno 4 persone su 10 che sono
    > > perfettamente inutili o spesso dannose (a volte
    > i
    > > capi stessi).
    >
    > A volte? Mi sembra una visione troppo ottimista
    > della classe dirigente dell'intero mondo
    > industrializzato. Se andiamo a vedere le vicende
    > economiche e politiche degli ultimi anni sembra
    > che i "capi" siano la radice di ogni sciagura...
    > non solo sono inutili, sono proprio
    > dannosi

    Beh allora facciamo 6 su 10, e almeno uno non di questi nonè un impiegato semplice. Mettiamola così.

    Il succo è che queste persone sono di fatto parassiti, perchè vivono sulle spalle degli altri.

    Il lavoro non è un diritto, ma è un privilegio. Invece in italia anche il più inutile dei babbei deve avere una scrivania e 1100 euro al mese, se no qualche politico (ve possino..) si scandalizza.

    Se non sai fare un cazzo, ti adatti e fai lavori comunque utili, ma UMILI. E dato che il lavoro umile lo sanno fare tutti, se vuoi guadagnare di più, lavori di più.

    Il resto sono cazzate.
    non+autenticato
  • Sono abbastanza d'accordo sul fatto che la maggior parte delle persone non sa fare un cazzo, però il lavoro è un diritto che va garantito a tutti. A tutti va data la possibilità di avere una vita dignitosa.

    Se sai fare qualcosa è perchè hai avuto la fortuna di nascere con qualche talento ed hai avuto la possibilità di svilupparlo (pensa valentino rossi nato in africa, sarebbe un pezzente come gli altri).

    Quindi è vero che ci sono i parassiti, ed è deprimente quando stanno sopra di te e ti impediscono di sviluppare il tuo talento. Si torna al discorso della meritocrazia.
    Se c'è la meritocrazia e l'assistenza sociale anche un cretino potrà avere la sua vità senza fare carte false per avere un posto che non gli spetterebbe.
    non+autenticato
  • NON QUOTO nemmeno una virgola! spiacente.
    Trovo assurdo il discorso
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 15 discussioni)