Ma la sovrapposizione tra la Rete e i media tradizionali non si verifica in Francia solo nei travasi di denaro: Frédéric Lefebvre, deputato della maggioranza, avrebbe voluto iniettare nella riforma del sistema radiotelevisivo francese un
emendamento volto a
tutelare i cittadini dalle minacce della rete. L'idea era quella di stilare una carta dei diritti dell'infanzia, un protocollo d'intesa negoziato fra gli addetti ai lavori e il
Conseil supérieur de l'audiovisuel (
CSA), l'autorità indipendente che si occupa di vigilare sul sistema radiotelevisivo, una commissione censura che tutela i cittadini francesi da bocconi mediatici indigesti.
La CSA, nei piani di Lefebvre, avrebbe dovuto occuparsi di
vigilare sulla rete come vigila sulla televisione: "Molti bambini sono guidati sulla via della violenza a causa di Internet -
sostiene il deputato - certo Internet non è nel suo complesso un ambiente violento, ma le organizzazioni criminali e coloro che agiscono nell'illegalità preferiscono operare laddove lo stato è meno presente". "Trafficanti di armi, droga o merci rubate, gli sfruttatori hanno trovato rifugio su Internet -
arringa Lefebvre - e psicopatici, stupratori, ladri e razzisti hanno fatto della rete il loro covo".
Per questo motivo non bisognerà semplicemente investire i provider della responsabilità di tenere il passo con la
blacklist di stato, ma sarà necessario coinvolgere un'autorità indipendente che epuri la rete dai contenuti più sconvenienti e
imbollini i siti adatti a tutti i tipi di pubblico. Rumoreggiano gli intermediari della rete, da Microsoft a Google, da Yahoo a Dalilymotion: "Internet non è la televisione -
denunciano in una lettera aperta dell'
Association des Services Internet Communautaires (
ASIC) - la proposta di legge è destinata a modificare profondamente il quadro d'insieme di Internet". "Si tratta di un disastroso amalgama di Internet e televisione -
spiegano - il CSA non ha poteri del genere nemmeno sulla televisione".
Ma la proposta del deputato non è stata accolta con lo stesso successo con cui l'Assemblea Nazionale ha premiato il travaso di fondi dalla rete ai media mainstream.
Ha attecchito solo uno degli aspetti della proposta: se il senato accogliesse il testo integralmente, il CSA
sarà incaricato di
monitorare la pubblicità che alimenta i siti di sharing di contenuti creati dai netizen: il CSA dovrà verificare che i banner e i link pubblicitari "non nuocciano allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori". La proposta originaria di Lefebvre non verrà abbandonata: la famigerata
loi Création et Internet, con la quale la Francia
intende inaugurare una nuova stagione della tutela della proprietà intellettuale concedendo a privati di indagare sui netizen e di stroncare connessioni,
potrebbe contenere un articolo dedicato alla tutela pervasiva dei minori.
Gaia Bottà