
La strategia di RIAA sta per cambiare e se le minacce di azione legale non rappresenteranno più il cavallo di battaglia, l'industria della musica sembra guardare al passato senza alcun rimpianto. Negli scorsi anni,
racconta il presidente di RIAA Cary Sherman,
non c'erano alternative: i provider non avrebbero collaborato, in quanto "pubblicizzavano i loro servizi motivando l'acquisto della banda larga con la possibilità di
scaricare tutto quello che si vuole". "Per la RIAA rimanere inerti - ricorda Sherman - avrebbe significato assistere alla dissoluzione dell'industria, non c'erano alternative per stabilire le regole della musica digitale sul Web": per questo motivo si è puntato su
educazione e
repressione nel tentativo di scoraggiare i netizen dediti allo sharing non autorizzato. La tattica dell'industria, spiega Sherman, si è dimostrata efficace: la netta crescita del download legale, a parere del presidente della RIAA, non sarebbe imputabile a offerte di qualità proposte agli utenti, ma sarebbe stata innescata dalla paura di venire colti in fallo.
"Siamo arrivati ad un punto in cui ci sentiamo di sostituire una forma di deterrente con un'altra forma di deterrente" spiega Mitch Bainwol, chairman e CEO di RIAA, convinto che oramai la platea dei netizen sia
consapevole del fatto che il download di materiale protetto rappresenta una violazione della legge. "E più facile mandare avvertimenti e ingiunzioni piuttosto che denunciare" e la RIAA è convinta che le notifiche inviate dai provider siano
abbastanza efficaci da terrorizzare gli utenti e da
convertirli alla legalità. La consapevolezza che i netizen devono raggiungere appare ora un'altra: "Un aspetto della questione delle violazioni -
chiarisce Bainwol - è far comprendere alle persone che le loro azioni non sono anonime".
Per i titolari di un abbonamento a Internet
non sarà più possibile nascondersi: l'indirizzo IP sarà testimone dell'industria della musica, i log saranno giudice e giuria. Si tratta di una strategia che
alletta anche Hollywood. MPAA
ha suggerito al presidente eletto Barack Obama di incoraggiare l'avvento di un modello alla francese basato sulla ricognizione delle violazioni da parte dei detentori dei diritti, sugli avvertimenti e sulle disconnessioni operate dai provider.
Sono in
molti, anche al di qua dell'oceano, a
sottolineare come un simile modo di agire possa scontrarsi con il
diritto del cittadino ad essere giudicato in maniera trasparente di fronte ad un'autorità giudiziaria.
Un simile modello repressivo, inoltre, rischia di ritorcersi contro l'industria stessa,
incapace di alimentare il mercato legale dei contenuti digitali. A meno, naturalmente, di non sfidare una concorrenza che sta iniziando a farsi largo, corredando le ingiunzioni di
segnalazioni pubblicitarie che invitino i netizen ad approfittare di offerte legali,
magari proposte dagli stessi provider che minacciano le disconnessioni.
Ma in ogni caso, il nuovo corso promesso dall'industria dei contenuti potrebbe non sortire l'effetto desiderato. BigChampagne, attento osservatore dei traffici di contenuti online, ha espresso la propria diffidenza:
non esiste solo il P2P: "Non esiste - spiega il presidente Eric Garland - una soluzione antipirateria efficace al cento per cento".
Gaia Bottà