IBM lancia il supercomputing in affitto

Big Blue ha varato un nuovo servizio attraverso cui affitterà la potenza di calcolo di alcuni dei suoi più potenti supercomputer. Le risorse di calcolo vengono erogate in modo simile all'acqua o all'energia elettrica, con tariffe a consumo

Armonk (USA) - Estendendo la propria strategia di computing on demand, Big Blue ha lanciato un nuovo servizio che premetterà alle grosse aziende di affittare la potenza di calcolo di alcuni grossi supercomputer basati su cluster di server della famiglia pSeries e xSeries, quest'ultima equipaggiata con Linux.

L'obiettivo è quello di fornire alle aziende tutto il necessario per svolgere compiti anche molto impegnativi che richiedano grandi capacità di calcolo e un'infrastruttura molto costosa.

Il concetto è quello del cosiddetto "utility computing", ossia la possibilità, da parte delle aziende, di accedere alle risorse di calcolo nello stesso modo in cui accedono a risorse pubbliche come l'energia elettrica o l'acqua: qui gli utenti non dispongono di una propria centrale elettrica o di un propria acquedotto, ma si appoggiano all'infrastruttura di erogazione del servizio offerta loro da un fornitore. In modo simile IBM vuol fare del computing un servizio erogabile attraverso una rete di distribuzione che permetta alle aziende di pagare solo l'effettiva quantità di potenza di calcolo consumata.
Grazie a questi nuovi servizi, IBM sostiene che le aziende potranno risparmiare sensibilmente sui costi di acquisto e gestione degli apparati, potendo inoltre contare sempre su una fonte di calcolo in grado di rispondere dinamicamente alle necessità dell'azienda e far fronte anche a improvvisi picchi nella domanda.

L'infrastruttura che sta sotto al servizio offerto da Big Blue è quella del grid computing, un'architettura di rete peer-to-peer capace di collegare i grossi centri di calcolo dove risiedono i supercomputer di IBM con i centri elaborazione dati delle aziende clienti. Questa "griglia" consentirà poi ad IBM di bilanciare il carico di lavoro fra più supercomputer, e questo indipendentemente dalla loro locazione geografica.

Il primo colosso a servirsi del supercomputing on demand di IBM è la Petroleum Geo-Services (PGS), un colosso petrolchimico che possiede un cluster basato su 1.000 server Linux. "Presto" - secondo quanto dichiarato da John Gillooly, vice presidente di PGS - "non sarà più necessario per la nostra azienda continuare a gestire, con costi altissimi, mostri di calcolo come quello oggi installato nei nostri laboratori: basterà acquistare via Internet la potenza di calcolo che ci serve. Questo ci permetterà di risparmiare 1,5 milioni di dollari in un solo anno".

IBM, che da alcuni mesi già offre servizi di computing in affitto attraverso la sua infrastruttura di e-business on demand, si aspetta che vengano presto a bussare alla sua porta le più grandi aziende che operano nel settore della petrolchimica e della ricerca scientifica.

Perché il computing on demand possa affermarsi IBM dovrà mantenere il proprio servizio più economico del costo dei supercomputer, oggi sempre più basati su cluster di server Lintel a basso costo. Rimane da vedere, poi, in quali casi il computing in affitto risulterà effettivamente conveniente: per il momento IBM offre i suoi servizi solo ad una nicchia, seppure lucrosissima, del mercato, e questo perché le tariffe applicate all'on demand sono ancora decisamente fuori dalla portata della maggior parte delle aziende.
TAG: mercato
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