
Quando quindici mesi fa Francesco Rutelli dichiarò ufficialmente chiuso il "baraccone" Italia.it, il noto progetto per un portale turistico nazionale nato molto tempo prima da una idea dell'allora ministro dell'Innovazione Stanca, un progetto che era stato capace di bruciare ingenti denari pubblici senza essere mai definitivamente decollato, io confessai su queste pagine un certo sollievo. Da un lato il progetto era nato e cresciuto orfano di una qualsiasi tutela pubblica condivisa, i soldi erano stati buttati con larghezza e come sempre accade in questi casi in questo paese, il confine fra investimento e spreco in un progetto così faraonico era davvero molto labile, a partire dai 100mila euro spesi per la realizzazione del suo inguardabile logo. Era altresì perfino complicato capire quanti denari pubblici fossero serviti per affidare ad IBM ed altre aziende la realizzazione tecnica del sito: alcuni dicono 35 milioni di euro, altri solo 10, probabilmente con esattezza non lo sapremo mai. Dall'altro sembrava che una certa evoluzione dei servizi di rete, una loro evidente parcellizzazione e specializzazione, avesse improvvisamente reso meno importante per un paese pur ad ampia vocazione turistica come il nostro, un unico punto di partenza sul web dal quale il turista desideroso di visitare la penisola potesse partire per ottenere tutte le informazioni che lo interessavano.
E invece a quanto pare il progetto sembra intenzionato a rinascere dalle sue ceneri, desideroso di aggiungere altri soldi pubblici a quelli già "investiti" dal 2004 al 2007 per Italia.it.
Lorenzo Campani
ha elencato sul suo blog solo alcune delle numerosissime recenti dichiarazioni di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che negli ultimi mesi ha annunciato in ogni consesso possibile che lei stessa si sarebbe fatta carico della gestione di Italia.it. Il sito, dalla fama in comprensibile calo, dovrebbe cambiare nome per diventare Italia.info, un accordo con il Ministro Brunetta ha reso disponibili in questi giorni i primi 10 milioni di euro per il progetto.
Preso dallo sconforto per una simile notizia ho chiesto a
Roberta Milano, che insegna web-marketing del turismo all'Università di Genova ed è una esperta del settore, cosa ne pensasse di questa ennesima ripartenza del portale turistico italiano. Questa è la sua illuminante premessa:
Le competenze turistiche, dopo l'abolizione del ministero (1993), sono state decentrate alle regioni per cui il portale può diventare (già lo è stato nella precedente legislatura) sede di confronto/scontro tra queste e il dipartimento del turismo. Se non si scioglie questo nodo non solo il sito ma ogni decisione di carattere strategico in campo turistico è destinata, a mio avviso, ad avere scarso successo.
L'idea stessa di centralizzare la gestione delle informazioni turistiche in un unico luogo della rete è una idea che io trovo intrinsecamente errata. È in ogni caso un fatto che mentre le regioni e lo stato centrale si accapigliano su chi dei due debba gestire le informazioni turistiche sul web i soldi vengono stanziati comunque, spesi comunque, sprecati comunque.
Mentre le competenze nell'uso degli strumenti di rete diventano sempre migliori e i turisti che usano il web per informarsi sulla meta della loro prossima vacanza sono ormai un numero impressionante, non è difficile immaginare che sempre meno persone in futuro si rivolgeranno a strumenti generici come un portale turistico per prenotare una camera d'albergo o un volo, oltre che per raggiungere generiche informazioni su eventi e luoghi da visitare.
E nonostante questo, una analisi sui flussi turistici fatta da Roberto Brenner di Google che Roberta Milano mi mostra (uno studio che però risale al 2007) indica che esiste un flusso molto ampio di navigatori del web che cercano le informazioni turistiche affidandosi ai siti di promozione turistica nazionale e che una buona parte di questi potenziali turisti del belpaese si rivolge invece a Francia e Spagna che sono, dal punto di vista della visibilità sul web, meglio attrezzate di noi.
C'è insomma spazio per una meditazione su cosa sia utile e cosa no all'utilizzo della rete per favorire il turismo italiano: tutto ciò dovrebbe avere quanto meno la presunzione di partire da scelte strategiche utili per il paese e dall'analisi delle piattaforme di rete disponibile che, occorre ricordarlo, negli ultimi 2-3 anni sono mutate radicalmente.
La domanda finale per Roberta Milano non può non essere se ha ancora oggi senso la nascita di un sito web promozionale del turismo italiano:
Siamo molto in ritardo rispetto ai nostri principali competitor. La necessità di un sito nazionale esiste perché l'offerta informativa altrimenti risulta troppo frammentata e diventa difficile orientarsi per un turista straniero. Una ricerca di Google quantifica nel 41% la perdita online di turisti per l'Italia. Inoltre il turista ricerca l'autorevolezza del sito "istituzionale", magari per incrociare poi le informazioni trovate con le opinioni provenienti da blog, social network o forum specializzati, quelle che effettivamente risultano determinanti per la decisione d'acquisto. Il mio auspicio è per un sito agile, ben posizionato sui motori di ricerca stranieri per le corrette parole chiave, insomma un sito che sappia intercettare una domanda indistinta (mare, montagna, cultura...) ed aiutarne la specificazione.
Massimo MantelliniManteblogTutti gli editoriali di M.M. sono disponibili a questo indirizzo