IBM: più autonomia ai chip

Alcune fra le più importanti ricerche di Big Blue si rivolgono ai sistemi autonomi, processori in grado di svolgere le stesse funzioni di un intero computer minimizzando l'intervento umano

Harvard (USA) - Gli sforzi di IBM nel campo dei microprocessori si stanno focalizzando sui cosiddetti "sistemi autonomi", processori all-in-one in grado di integrare la quasi totalità delle funzioni tipiche di un computer.

Secondo IBM, riuscire a creare chip più "autonomi" e meno dipendenti dall'intervento umano, consentirà di ridurre non soltanto i costi dell'intero sistema, ma anche quelli di gestione e di amministrazione.

IBM ha esposto i suoi progetti durante una conferenza presso la National Academy of Engineers dell'Università di Harvard. Qui ha svelato i piani di sviluppo di un nuovo tipo di processori che integreranno in un solo wafer di silicio più CPU e un grosso quantitativo di memoria: sostanzialmente l'idea è quella di creare server su di un solo chip.
Questo nuovo approccio verrà applicato in Blue Gene, un supercomputer progettato per ricerche biologiche e capace di potenze di calcolo nell'ordine dei Petaflop, ovvero milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo.

In questi nuovi server on-a-chip, un ruolo chiave sarà rivestito dal software che, come IBM ha svelato con il suo progetto Oceano, renderà questi sistemi molto più indipendenti rispetto ad computer attuale ed in grado di gestire dinamicamente il carico di lavoro, ridistribuire le operazioni fra più processori o auto-configurarsi per essere visibili in rete.

IBM sta dedicando molte risorse a queste sue ricerche: l'azienda sostiene infatti che i computer autonomi determineranno il futuro di tutta l'infrastruttura dell'IT.
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