Mezzo milione di domini in mano a Grauso

L'imprenditore sardo spiega a Punto Informatico la sua intenzione di costruire "un'operazione di ecommerce senza precedenti". E di vendere agli italiani i loro cognomi

Mezzo milione di domini in mano a GrausoRoma - Nichi Grauso lancerà un "ambiente di e-commerce" senza precedenti sfruttando qualcosa come 500mila domini registrati in tutto il mondo, circa un decimo dei quali domini .it. Il fondatore di Video On Line, in un incontro con Punto Informatico, ha palesato la sua intenzione di sfruttare questa enorme quantità di indirizzi internet per ipotecare "la seconda fase del commercio elettronico".

"Superata l'epoca dei portali generalisti e degli investimenti in rete provocati dalle necessità di Borsa, ha detto Grauso, la crescita di nuovi modelli di commercio elettronico è destinata ad accogliere progressivamente pressoché tutte le attività economiche". Da qui l'esigenza di disporre di un enorme spettro di domini, per poter offrire a chi cercherà un frigorifero un URL e un servizio che si chiami allo stesso modo.

Tra i moltissimi domini registrati, in Italia e all'estero, abbondano "i cognomi nazionali", cognomi più o meno diffusi che potrebbero tradursi secondo Grauso in un nuovo aspetto di business: "il minimo che potremo fare con questi domini sarà vendere a ciascun 'mario rossI' un indirizzo di posta elettronica personalizzato". Non solo, ogni eventuale cliente potrebbe scegliere un dominio personale, ad esempio mario.rossi.com...
Grauso è anche consapevole di poter agire in questo modo grazie ad un vuoto regolamentare che di fatto consente ad un'impresa di registrare un numero qualsiasi di domini. Dietro l'operazione, che Repubblica.it ha calcolato costare almeno 60 miliardi, ci sono altre società che l'imprenditore sardo si è però rifiutato di nominare.

Nella chiacchierata con Punto Informatico Grauso ha anche confermato di essersi servito dei manteiner Tiscali, Exposerver, Marcheonline ed altri per ottenere in breve tempo la registrazione di migliaia di domini .it dopo la "liberalizzazione" partita lo scorso 15 dicembre.
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