Vincenzo Gentile

Robot, una questione di dedizione e onore

Servitori fedeli all'uomo o macchine pronte a ribellarsi? Nonostante per ora i robot sembrano destinati ad aiutare gli esseri umani anche nella ricerca scientifica, c'č chi instilla un ragionevole dubbio

Roma - Aspira ad entrare nell'olimpo delle celebrità robotiche BERTI, il robot che gioca a morra cinese con i visitatori dello Science Museum di Londra: per lui si prospetta un posto fisso in galleria, magari come cicerone cibernetico. Nel mentre, tra le nuove proposte del settore, suscita interesse nella comunità scientifica anche il prototipo ideato da alcuni ricercatori statunitensi, in grado di carpire lo stato emotivo di giovani pazienti autistici. La ricerca scientifica della robotica sembra non conoscere sosta: però, oltre ai tanti vantaggi che ne derivano, c'è anche chi inizia a temere la rivolta.

BERTI, acronimo di Bristol EluMotion Robotic Torso number 1, è un robot dalle sembianze umanoidi sviluppato da una joint venture tra il Bristol Robotics Laboratory (BRL) e l'azienda specializzata Elumotion. Anche se sprovvisto di arti inferiori, BERTI punta tutto sulla parte superiore del corpo, soprattutto sulle articolazioni di braccia e mani, dotate di ben 9 gradi di libertà (DOF), sufficienti per ingaggiare con un partner umano una sfida in uno dei giochi più classici: ovvero la morra cinese.

Esposto come attrazione al museo dedicato alla Scienza di Londra, il robot sta riscuotendo grande successo soprattutto tra i più piccoli. Il suo futuro potrebbe riservagli un posto da dipendente del museo, magari come guida per i visitatori: "Inizialmente ci piacerebbe veder utilizzare BERTI in varie attività sia educative che ricreative" dichiara il dottor Graham Whiteley, condirettore di Elumotion. "Il robot potrebbe spiegare la scienza ai bambini che visitano il museo - continua - magari con l'immagine del volto di uno scienziato proiettata sul suo viso metallico". Ma non è detto che le cose vadano così: il robot si è dimostrato essere molto versatile, al punto da poter essere impiegato in ruoli e mansioni diversi tra loro. Whiteley ne ipotizza l'impiego anche in situazioni di emergenza, in cui BERTI potrebbe essere telecomandato a distanza ripetendo i movimenti umani impartiti grazie ad una speciale tuta.
Anche se diverso nei suoi propositi, sta riscuotendo consensi anche il robot progettato da un'equipe di ricercatori della Vanderbilt University del Tennessee, in grado di aiutare i medici a comprendere meglio lo stato d'animo e l'emotività dei bambini affetti da disturbi dello spettro dell'autismo: il robot in sè offre ai bambini la possibilità di interagire giocando a giochi elementari come lo storico Pong. Grazie ad alcuni sensori, i ricercatori sono riusciti a sviluppare un modello individuale di ognuno dei pazienti coinvolti nel test, modello da cui è stato possibile evincere le varie sensazioni provate dai bambini con una precisione dell'80 per cento dei casi.

L'entusiasmo comunque parrebbe essere frenato da una ricerca commissionata dalla US Navy volto a sfatare la convinzione di alcuni che i robot fanno e faranno solo quello per cui sono stati programmati: "Sfortunatamente una convinzione simile è poco credibile al giorno d'oggi e si addice più ai tempi in cui i programmi potevano essere scritti e compresi da pochissime persone" dichiara Patrick Lin, a capo della ricerca. "Attualmente, con centinaia di programmatori a lavoro su milioni di righe di codice utili a programmare un singolo robot, nessuno può garantire la certezza di comprendere a pieno cosa accade su una scala minore all'intera base di codice".

La soluzione sarebbe, secondo gli autori dello studio, quella di instillare massicce dosi di etica utili a far comprendere - prima che alla macchina a chi la progetta - che c'è e ci deve essere un limite invalicabile, una sorta di codice d'onore robotico simile a quello tanto decantato nelle storie di cavalieri d'altri tempi.



Vincenzo Gentile
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