Gaia Bottà

Bollino SIAE, no al parassitismo

A chiederlo è Felice Belisario (IDV), relatore di una proposta di legge volta a chiudere l'era della tutela coatta a mezzo vidimazione. Il contrassegno SIAE, denuncia a PI, è un fardello che non contribuisce all'evolvere del mercato

Roma - "Inutili ed anacronistici", "inidonei a rappresentare effettiva garanzia di autenticità": così il senatore Felice Belisario (IDV), insieme ad un manipolo di altri senatori del suo partito, ha definito i contrassegni SIAE. Contrassegni che vorrebbero abolire con una proposta di legge.

Il testo del DDL 1312 va ad agire sulla legge 633 e mira a sradicare dal quadro normativo che regola il diritto d'autore tutti i riferimenti alla necessità della vidimazione dei prodotti. Belisario ritiene che il bollino sia inefficace per prevenire la contraffazione, stima che rappresenti un ostacolo al dispiegarsi di un mercato fruttuoso, ricorda che le autorità europee si sono già espresse in materia, sbaragliando le tesi delle collecting society che ancora impongono l'apposizione del bollino agli attori dell'industria.

"Il nostro Paese - denuncia Belisario nella relazione introduttiva alla proposta - è con la Romania, la Grecia ed il Portogallo, uno dei tre Paesi in Europa a richiedere ancora, ai fini della distribuzione di supporti contenenti opere dell'ingegno l'apposizione di un'etichetta adesiva - il cosiddetto contrassegno SIAE - rilasciato, previo pagamento di un sostanzioso corrispettivo, dalla Società italiana autori ed editori (SIAE)". Il senatore ricorda che il bollino affonda le radici nel mercato editoriale di oltre mezzo secolo fa, ricorda che potrebbe non essere opportuno che le norme atte a regolamentare i supporti contenenti opere letterarie e a proteggerli dalla contraffazione possono travasarsi senza modifiche nel comparto dell'industria dei contenuti.
L'obbligo di apposizione del bollino, aggiunge Belisario, rappresenta un ostacolo alla libera circolazione delle merci e delle opere. È questa un'istanza sostenuta anche dalla autorità europee: lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione Europea in una sentenza del 2007, lo ha confermato la Corte di Cassazione, lo si è ribadito presso i tribunali italiani, dove gli editori hanno iniziato a rivendicare e a ottenere i rimborsi. "La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato l'illegittimità delle disposizioni italiane in materia e la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che il bollino non è dovuto. Io stesso ho presentato un'interrogazione parlamentare per chiedere conto ai Ministri competenti della condotta della SIAE che - denuncia il senatore Belisario a Punto Informatico - nonostante tutto, continua a richiedere l'apposizione del bollino".

Lo stato italiano si sarebbe già mobilitato per vincolare i detentori dei diritti ad una tutela gestita dalla collecting society a mezzo dei contrassegni: è al vaglio del Consiglio di Stato il testo del DPCM che, una volta notificato alle autorità europee, potrebbe legittimare il contrassegno e rendere obbligatoria la vidimazione. Una prima notifica era stata trasmessa dal governo a Bruxelles: nel testo pare si prevedesse l'estensione delle categorie di prodotti che si sarebbero dovuti imbollinare. Una vidimazione che, pur escludendo i supporti contenenti software, si sarebbe potuta spingere a investire i produttori di elettronica di consumo e di telefonini. Ma le autorità europee avevano rispedito la notifica al mittente, impacchettata con delle indicazioni che dovrebbero aver guidato la composizione dell'attuale DPCM: non è dato sapere con certezza, spiega Guido Scorza a Punto Informatico, se la disposizione riguardante il dilagare delle vidimazioni sia ancora prevista dalla bozza del DPCM.

È anche la stessa industria dei contenuti a denunciare l'inefficienza del bollino: sarebbe inadatto a prevenire la contraffazione delle merci, si ripercuoterebbe sulle strategie degli editori e delle etichette, che per agire sul mercato italiano si trovano costretti a mettere sul piatto denari aggiuntivi e a imbarcarsi in trafile burocratiche che, con poche eccezioni, gli altri paesi europei non prevedono. Per questo motivo l'industria ne chiede l'abolizione, rivendica il diritto di poter scegliere di non essere tutelata dalla pirateria con uno strumento che risulta inadatto allo scopo. "È bene precisare subito - spiega il senatore a Punto Informatico - che il bollino è un balzello iniquo che non serve certamente ad impedire le frodi". L'industria si sente defraudata dall'anacronistica pratica della vidimazione, invoca la possibilità di investire sul mercato il denaro che spende nell'imbollinatura: "francamente - chiosa il senatore - penso che l'abolizione del bollino possa spingere a ripensare nuovi sistemi che consentano di conciliare le legittime pretese dei detentori dei diritti con le aspettative degli utenti del mercato digitale. Non si può pensare di parlare di diritto d'autore legiferando solo in materia di pirateria: la pirateria è solo una parte del problema".

Ma la SIAE ha di recente difeso con le unghie e con i denti la legittimità dell'obbligo di vidimazione, i sindacati dei lavoratori SIAE avevano rivendicato il diritto alla sopravvivenza della forza lavoro, ritenuta a rischio qualora il mercato del bollino dovesse venire a mancare. "Se la SIAE non riesce a contenere le spese - affonda Belisario - non possono mantenerla i cittadini". "Il ruolo della SIAE - ricorda a Punto Informatico il senatore - è quello di tutelare autori ed editori, non di scroccare contributi. Io non ho niente contro la SIAE, né mi oppongo al riconoscimento di un ruolo - al pari di altri soggetti - nel nuovo mercato digitale, ma ognuno deve vivere per quello che produce, non grazie a meccanismi parassitari".

Gaia Bottà
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