Israele non vuole saperne degli hacker

Y2Hack, l'appuntamento internazionale dedicato all'hacking, è nel mirino della destra nazionalista israeliana, convinta che si tratti di un incontro tra criminali che va condannato e impedito

Tel Aviv (Israele) - Tra i molteplici danni che l'informazione sull'hacking ha provocato e provoca ci sono pure le posizioni espresse dalla parlamentare israeliana Anat Maor contro l'Y2Hack, incontro internazionale sull'hacking previsto per il 28-30 marzo a Tel Aviv.

Colpa dei media perché Maor, influente membro del Knesset e a capo della Commissione per i temi della tecnologia, è addirittura convinta che un convegno sull'hacking sia una riunione tra criminali e che come tale vada condannata e impedita: "è assurdo. L'hacking è illegale in Israele e in molti altri paesi, inclusi gli Stati Uniti. Se ci dovesse essere una conferenza di ladri, o di uomini che picchiano le mogli, come vi sentireste? Non si può permettere una conferenza che va contro la legge".

Maor, in una lettera al procuratore generale Elyakim Rubenstein, ha spiegato al mondo cos'è l'hacking: "il fenomeno hacker è terrorismo nel pieno senso della parola. Stiamo parlando di persone che utilizzano i loro computer per irrompere nei computer degli altri, privati e aziende, violando la loro privacy, cancellando i loro file o addirittura copiando i file per fini criminali. Il loro ingresso in Israele deve essere impedito. Legittimare questo genere di gruppi anarchici e criminali può incoraggiare molti giovani ad abbracciare questa tremenda pratica e diffonderla nel paese".
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