In Uzbekistan internet fa paura

Questa la tesi dei detrattori del regime secondo cui i siti della critica vengono resi inaccessibili dall'interno del paese. In vista c'è una battaglia campale

Roma - Nei paesi in cui più forte è il controllo dello Stato sulla circolazione delle informazioni, internet è sempre più spesso al centro delle attenzioni delle autorità, come sta accadendo ora in Uzbekistan, repubblica asiatica al centro di delicati equilibri per la stabilità della regione.

I detrattori del regime del presidente Islam Karimov hanno infatti pubblicato su siti russi e kazhaki, da qualche settimana a questa parte, dettagliati articoli che accusano lo stesso Karimov e tutto il suo entourage politico di corruzione e scandali di varia natura. Uno di questi riguarda persino una falsa operazione terroristica che, secondo gli autori, sarebbe stata realizzata dal Governo per intimidire l'opposizione e consolidare la propria posizione.

In sé gli articoli, il cui contenuto è sostanzialmente condiviso, peraltro, dall'opposizione, non avrebbero suscitato tanto clamore se improvvisamente l'accesso ai siti ove erano pubblicati non fosse stato bloccato, almeno per chi si trova all'interno del territorio uzbeko.
Le autorità hanno spiegato ai giornalisti internazionali di non aver compiuto alcun "blocco" e che evidentemente sono i siti a non funzionare a dovere. Un'affermazione che viene però smentita dai provider interessati, secondo i quali quei siti funzionano benissimo.

E mentre i membri più autorevoli del Gabinetto di Karimov cercano di buttare acqua sul fuoco, Atonazar Arifov, a capo del partito di opposizione Erk già fuorilegge da tempo, ha fatto sapere non solo di ritenere veritiera molta parte dei contenuti degli articoli ("scritti evidentemente da qualcuno molto bene informato"), ma anche di considerare quanto accaduto uno dei molti segni di una imminente "resa dei conti".

Una questione bollente, se si considera che l'Uzbekistan è ritenuto uno dei "punti di appoggio" più importanti per gli Stati Uniti in caso di operazioni militari in Medioriente e in Pakistan.
TAG: censura
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