venerdì 6 marzo 2009

Open Source, l'impresa italiana c'è

Il modello funziona, le aziende riescono a fare business. Occorre solo ricordarsi che lo sviluppo a sorgenti aperti non è una religione: è uno strumento. I risultati in anteprima dello studio del TeDIS

Open Source, l'impresa italiana c'èGli domandiamo se, alla luce dello studio, siano in grado di formulare la ricetta per un business open source di successo: "Non saprei dire se esista un modello - si sbilancia Picerni - Quello che posso dire è che ci sono delle buone pratiche, un modo di approcciarsi corretto: considerare l'open source uno strumento di alta qualità, che consente di abbattere i cosi iniziali, ma restando focalizzati sul servizio. Quello che va offerto è un servizio che funzioni, non bisogna tentare di vendere l'open source di per sé. Se per i grandi clienti l'OSS ha dei vantaggi tangibili, basti pensare all'assenza del lock in, per i clienti più piccoli questi vantaggi non sempre sono percepiti".

"Non ha molto senso - interviene De Rossi - vendere solo l'open source: è uno strumento. Il modello che funziona è vendere servizi e soluzioni che consentono di avere efficienza e costi ridotti, in modo da aumentare la redditività. Quello che emerge dai dati e dalla nostra esperienza è che il pubblico italiano più di altri sceglie in base all'efficienza, al costo, alla flessibilità della soluzione. Di solito il committente si preoccupa poco di guardare dietro le quinte, per così dire, ma i veri vantaggi dell'OSS sono per chi lo vende".

Dello stesso avviso anche Picerni: "Per la mia esperienza le aziende, quindi la domanda, non sono interessate ai possibili vantaggi dell'OSS, forse non li hanno ancora neppure compresi: gli interessa che quanto ottengono funzioni, svolga determinati compiti nel migliore modo possibile. E l'open source, lato offerta, permette di farlo nel modo ottimale: in questo senso è chi lo offre ad avere il vantaggio maggiore".
Alla domanda, spiega a Punto Informatico, in alcuni casi manca ancora la capacità interna di analizzare l'offerta e valutare sul lungo periodo i vantaggi: ma non bisogna pensare che gli ostacoli all'adozione dell'OSS siano tutti altrove."A volte - prosegue - del software open source viene criticato l'aspetto estetico, viene sottolineata la scarsa attenzione all'aspetto comunicazione: non è un caso se tra i più grandi successi in ambito OSS ci siano software, come Firefox, che hanno unito la qualità ad una campagna di divulgazione efficace, e badando alla facilità d'uso. Si pensi a Wordpress, a tutti gli effetti software open source, che è indiscusso leader di mercato con una cura dell'interfaccia utente che non ha pari neppure in ambito closed. In questo senso, l'evoluzione successiva necessaria per la maggior diffusione dell'OSS consiste nell'aver maggior cura dell'esperienza finale".

Nel complesso, i ricercatori si dichiarano soddisfatti del lavoro svolto. Sono stati analizzati centinaia di questionari, rendendo chiaro una volta per tutte l'interesse che c'è per l'open source anche all'interno dell'impresa: "È un ambiente molto vivo - conferma De Rossi - A volte si era parlato di open source a sproposito: prima tutti a lodarne le magnifiche sorti, poi appena c'è stato qualche problema è stato dato per spacciato. La realtà è diversa, è un settore interessante anche se di difficile indagine per via della sua trasversalità: ha logiche tutte sue, ma proprio per questo il nostro studio ha prodotto risultati interessanti, capaci di far luce su un ambiente variegato che a volte non viene compreso fino in fondo".

"Ne è valsa la pena - conferma Picerni - Difficile quantificare lo sforzo in un processo che è durato quasi un anno, ma si tratta di una esperienza che ci ha arricchito dal punto di vista umano e professionale. Questo è comunque un settore che vale questi sforzi, il dibattito dal punto di vista accademico è molto interessante a tutti i livelli: noi abbiamo scelto un taglio legato al mercato, eravamo interessati a produrre qualcosa che potesse essere utile alle aziende coinvolte". "Qual è la potenza di fuoco dell'open source? - domanda De Rossi - Se ne parla tanto, a volte se ne ha una percezione come qualcosa di elitario: dati alla mano abbiamo voluto verificare e capire cosa succede".

"Nella nostra trattazione - anticipa Picerni - porremo l'accento sulle aziende che compongono questo universo, sull'eccellenza italiana: anche solo a badare a quanto succede da noi in ambito nazionale si scoprono cose interessanti, con imprenditori, ricercatori e professionisti che si mettono in gioco. La ricerca ha un fine pratico, tenta di offrire spunti su come posizionarsi sul mercato, come investire, come approcciarsi al cliente". Dello stesso avviso De Rossi: "L'open source è una risorsa in azienda, a volte quasi una commodity: certo esistono anche altri ambiti, con dinamiche molto più grandi come quelle delle community. Ma quello che conta è che si tratta di un mondo ricco, dove le strade innovative da battere sono molte".

a cura di Luca Annunziata

nota: Punto Informatico è online media partner di TeDIS
224 Commenti alla Notizia Open Source, l'impresa italiana c'è
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  • alla faccia di chi va da anni farneticando che con l'opensource non ci si campa, ma l'unico modello per far grana era il proprietario..
    Ancora qualcuno che ha il coraggio di aprire bocca?
  • - Scritto da: picard12
    > alla faccia di chi va da anni farneticando che
    > con l'opensource non ci si campa, ma l'unico
    > modello per far grana era il
    > proprietario..
    > Ancora qualcuno che ha il coraggio di aprire
    > bocca?

    non ho mai conosciuto nessuno pagare per un software open, ma solo per l'assistenza e personalizzazione, cose queste che si possono fare tranquillamente anche con il software commerciale/proprietario

    l'open source è ideologia

    tutti queste software house allucinate dall'open source mi sembrano delle sciocchine che fanno il gioco del cliente medio, al quale piace la pappa gratis

    poi ci sono le pseudo software house che sopravvivono di installazioni oscommerce e wordpress... ma questo non è creare software e nemmeno un modello di sviluppo sostenibile

    non esiste quindi un modello economico open source, esiste semplicemente l'ideologia open source, la quel vuol far credere di essere un "modello" di business per crescere e diffondersi come qualsiasi altra religione
    non+autenticato
  • Mi chiedevo quanto c'avrebbe messo il caxxaro di turno ad intervenire. Se io sono il terzo, tu sei arrivato prima.

    Il modello di business legato al software FOSS è proprio quello che tu hai citato e criticato ad minkiam, come è consuetudine.

    Si paga per lo sviluppo del software, o si utilizza software free/opensource per fornire servizi e prodotti.

    Uno studio professionale paga un'azienda che installa e "mantiene" sw free, e risparmia sul costo delle licenze di utilizzo del cosiddetto software commerciale.

    Le software house tradizionali invece campano prevalentemente se non quasi esclusivamente dalla vendita del software. In quest'ottica, sempre lo stesso studio professionale oltre all'installazione e all'assistenza, deve pure spendere per il software.

    Pertanto, non è necessario vendere software per fare grana con l'open, e l'articolo in questione finalmente rende giustizia di ciò che in tanti affermano con cognizione di causa.

    Questo è quanto, il resto è fuffa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: gang

    ciao terzo caxxaro,

    > Si paga per lo sviluppo del software

    non mi pare un'invenzione legata alla religione open source

    conosco molti programmatori anni '80 e '90 che sviluppavano software a pagamento e fornivano i binari

    fornire i sorgenti è invece da sciocchi, drogati dalla puzza dei sandali di stallman Occhiolino

    oltretutto se regali i sorgenti perdi di competitività, dal momento che pure mia nonna (si fa per dire) può farti concorrenza con i tuoi stessi sorgenti, pertanto dovresti farti pagare tutto lo sviluppo dal primo e unico acquirente/committente

    che schiocchini! A bocca storta
    non+autenticato
  • Ciao quarto stra-caxxaro.

    Tu invece sei drogato dalla puzza dei tuoi piedi.

    Come se quel pezzo di codice che hai scritto fosse frutto del tuo lavoro e basta.

    Lo chiamavano il creativo, l'inventore del software che mi tengo per me: di fronte a te l'universo è opera di un geometra.

    Vai a lavarti i piedi va'.
    non+autenticato
  • Secondo me il tuo problema è che non conosci la licenza GPL, altrimenti non avresti scritto tutte quelle fesserie.
  • - Scritto da: gang
    > Le software house tradizionali invece campano
    > prevalentemente se non quasi esclusivamente dalla
    > vendita del software.

    Per l'esattezza non vendono il software, ma solo la licenza di utilizzarlo. Insomma non è tuo, resta loro in quanto proprietà intellettuale. Lo scrivo perché c'è sempre qualcuno che crede erroneamente che "l'ho comprato, quindi è mio, quindi posso farne tutto quel che voglio", ma non è proprio così.
    Comunque concordo su ciò che hai scritto.
    non+autenticato
  • e ci mancherebbe che gli vendo il diritto di farne ciò che vuole, magari rimettersi in concorrenza cn me duplicandolo e vendendolo ad 1 prezzo più basso.
    non+autenticato
  • quindi, per come hai detto tu, il closed rende meglio Occhiolino
    non+autenticato
  • > non ho mai conosciuto nessuno pagare per un
    > software open, ma solo per l'assistenza e
    > personalizzazione, cose queste che si possono
    > fare tranquillamente anche con il software
    > commerciale/proprietario
    Quindi semplicemente tu con l'informatica non hai mai avuto a che fare. Non hai mai visto un'azienda comprare licenze per Red Hat AS (tanto per fare un esempio) semplicemente perché tu non hai mai lavorato
    > l'open source è ideologia
    Chiamala come vuoi.
    >
    > tutti queste software house allucinate dall'open
    > source mi sembrano delle sciocchine che fanno il
    > gioco del cliente medio, al quale piace la pappa gratis
    Ok, età stimata 15 anni.
    >
    > poi ci sono le pseudo software house che
    > sopravvivono di installazioni oscommerce e
    > wordpress... ma questo non è creare software e
    > nemmeno un modello di sviluppo sostenibile
    Ok, la sintassi è corretta, per la semantica ti aggiungeremo l'apposito modulo
    >
    > non esiste quindi un modello economico open
    > source, esiste semplicemente l'ideologia open
    > source, la quel vuol far credere di essere un
    > "modello" di business per crescere e diffondersi
    > come qualsiasi altra religione
    E tutti gli allocchi che ci hanno creduto: Mozilla, Google, IBM, Sun, Canonical, RedHat, Novell, Intel tanto per citare i più noti sostenitori. O MS che spende miliardi di dollari in FUD per tentare di affossare questa "religione". Tutti creduloni: per fortuna che sei arrivato tu a svegliarci dal torpore...
  • Aggiungo pure l'azienda per cui lavoro: MySQL (ora SUN)

    Nel nostro caso abbiamo un dual-licensing: licenza GPL+supporto per i clienti Enteprise, licenza commerciale per gli OEM e ISV (le aziende che embeddano MySQL nei loro prodotti commerciali). In entrambi i caso il SW e' open-source.

    Questo a dimostrazione che il 99.9% della gente che parla di open-source non ha capito un bel niente: il fatto che il SW sia open non ne preclude un modello commerciale tradizionale!

    Credo abbiate ancora da studiare parecchio figliuoli....
    non+autenticato
  • Software libero e OpenSource sono (per fortuna!) cose MOLTO diverse

    Quasi tutto il software open source è software libero... QUASI... NON TUTTO!

    Il doscorso è lungo... rimando a questo articolo che chiarisce molte cose:
    http://www.gnu.org/philosophy/open-source-misses-t...

    I termini cambiano poco, da software libero (free software) a software aperto (open source), ma in realtà cambia "tutto":
    http://ippolita.net/onf

    PS: Chi vuole capire, chi vuole approfondire, troverà in rete molto altro materiale sull'argomento...
    Gli altri: astenetevi pure dal rispondere con i soliti post da "tifosi" che non sanno di cosa parlano... post superficiali, pieni di banalità, luoghi comuni e sentito dire... ne faccio (io e molti altri) volentieri a meno - grazie
    non+autenticato
  • però tende ad essere copiato in maniera molto più semplice, diminuendo il valore commerciale.
    Se si sviluppano soluzioni software ad hoc per grosse situazioni (corredato quindi da tutta una serie di servizi), l'open è un'ottima soluzione.
    Se si realizzano prodotti a pacchetto, diciamo a basso costo, il rischio di copie aumenta.
    non+autenticato
  • C'è sempre questo problema... che genera guerre civili fra il popolo del software libero (o aperto?). È un peccato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: un giovane lettore
    > C'è sempre questo problema... che genera guerre
    > civili fra il popolo del software libero (o
    > aperto?). È un
    > peccato.

    quale problema, scusa?

    Software libero = OpenSource
    è semplicemente una traduzione, non un problema o una guerraSorride

    opensource significa aperto, da non confondere MAI con la gratuità del programma, mai mai mai. e' free, libero. non per forza gratis. E mannaggia agli inglesi che hanno 70mila vocaboli , tanti ne usava Shakespeare, e ora ne usano uno per 6 coseA bocca aperta

    la confusione casomai la danno secondo me le troppe licenze differenti esistenti, per software libero comunque si intende a codice aperto, e liberamente utilizzabile (e modificabile) e ridistribuibile senza limiti

    wikipedia fa il pelo tra le differenze, comunque, da leggereOcchiolino

    http://it.wikipedia.org/wiki/Software_libero

    Luca\S
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 06 marzo 2009 16.44
    -----------------------------------------------------------
  • - Scritto da: Luca Schiavoni
    > - Scritto da: un giovane lettore
    > > C'è sempre questo problema... che genera guerre
    > > civili fra il popolo del software libero (o
    > > aperto?). È un
    > > peccato.
    >
    > quale problema, scusa?
    >
    > Software libero = OpenSource
    > è semplicemente una traduzione, non un problema o
    > una guerraSorride

    eh NO, caro Luca!!!

    ti stai sbagliando e di grosso!!!

    Software libero e OpenSource sono (per fortuna!) cose MOLTO diverse (ma credo tu questo lo sappia benissimo: non capisco però perché alimenti un simile equivoco!)
    http://www.gnu.org/philosophy/open-source-misses-t...

    I termini cambiano poco, da software libero (free software) a software aperto (open source), ma in realtà cambia tutto:
    http://ippolita.net/onf
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > - Scritto da: Luca Schiavoni
    > > - Scritto da: un giovane lettore
    > > > C'è sempre questo problema... che genera
    > guerre
    > > > civili fra il popolo del software libero (o
    > > > aperto?). È un
    > > > peccato.
    > >
    > > quale problema, scusa?
    > >
    > > Software libero = OpenSource
    > > è semplicemente una traduzione, non un problema
    > o
    > > una guerraSorride
    >
    > eh NO, caro Luca!!!
    >
    > ti stai sbagliando e di grosso!!!
    >
    > Software libero e OpenSource sono (per
    > fortuna!) cose MOLTO diverse
    (ma credo tu
    > questo lo sappia benissimo: non capisco però
    > perché alimenti un simile
    > equivoco!)
    > http://www.gnu.org/philosophy/open-source-misses-t
    >
    > I termini cambiano poco, da software libero (free
    > software) a software aperto (open source), ma in
    > realtà cambia
    > tutto:
    > http://ippolita.net/onf

    perdonami, ma se un software open source non è libero a cosa serve il suo essere "open" ?? Uno specchietto per le allodole? Si guarda ma non si tocca?

    poveri open-drogati la selezione naturale farà il suo corso Occhiolino
    non+autenticato
  • >
    > perdonami, ma se un software open source non è
    > libero a cosa serve il suo essere "open" ?? Uno
    > specchietto per le allodole? Si guarda ma non si
    > tocca?
    >
    > poveri open-drogati la selezione naturale farà il
    > suo corso
    >Occhiolino

    infatti microsoft faceva pubblicità di rilsciare il suo software opensource ma attenti a non condividere codice proveniente da li.. era appunto un modo per poter ricattare a posteriori eventuali software open e non che ne implementassero porzioni.
    ..Sai il neoacquisto di microsoft della società morente unix SCO effettuato per provare immettere fud sull'eventuale violazione di brevetti all'interno del codice del kernel linux gli è andata moolto male è stata sanzionata piu volte ed ha perso tutte le cause fino allo sfacelo totale...
    non+autenticato
  • - Scritto da: musi

    > perdonami, ma se un software open source non è
    > libero a cosa serve il suo essere "open" ?? Uno
    > specchietto per le allodole? Si guarda ma non si
    > tocca?
    >
    > poveri open-drogati la selezione naturale farà il
    > suo corso
    >Occhiolino

    Eh, vero. Però tu mi sa che sei già sulla via dell'estinzione della specie: la tua.

    Perché anziché open, assumi dosi massicce d'ignoranza. E questa è letale.

    Quando si parla di sw libero, si fa riferimento alla nozione di free software elaborata dalla Free Software Foundation.

    E in base a questa nozione, il software a sorgenti aperti può anche non essere "libero". Cioè ci possono essere delle limitazioni nella "distribuzione", modifica o utilizzo del sw stesso tali da renderlo incompatibile col software free.
    Mozilla Firefox ad esempio è uno di questi casi. Puoi usarlo, puoi modificarlo, ma se decidi di distribuirlo con le tue modifiche, non puoi usare ne il nome Firefox ne i loghi di Mozilla Foundation.

    Quindi quando si parla di OpenSource, si fa riferimento prevalentemente a un diverso modello di sviluppo del software rispetto a quello tradizionale: ovvero lo sviluppo a sorgenti aperti.

    L'esistenza del codice sorgente di un programma a sua volta è la precondizione necessaria - ma non sufficiente - affinché questo sia anche software libero (sempre nel senso inteso dalla Free Software Foundation).
    Ma questo non sempre accade.

    Tutto ciò non significa che il software open (ma non-free) si guarda ma non si tocca. E' un'affermazione priva di senso; o detta in altri termini: non vuol dire un caxxo.
    non+autenticato
  • tra i vari progetti
    esiste anche Contabilità Facile
    un progetto di gestionale contabilità open source
    www.contabilitafacile.it
    non+autenticato
  • come uccidere il businesse dell'informatica..
    soluzioni di questo tipo accentrano nelle mani di pochi.
    amen.
    non+autenticato
  • > come uccidere il businesse dell'informatica..
    > soluzioni di questo tipo accentrano nelle mani di
    > pochi. amen.
    O l'esatto contrario?
  • assolutamente no.
    senti smettila... sei sempre tu..
    e sono sempre io Sorride
    il giorno e la notte...
    visioni opposte...
    o si chiude, o si litiga, nn ci sono alternative.
    Per me la tua visione è sbagliata... Per te lo è ancor di più la mia.
    amen.
    non+autenticato
  • C'è la terza via: si argomenta e si discute.
  • oh beh, all'infinito magari Sorride
    su qsto argom nn si troverà mai un punto d'incontro...
    inoltre bisogna saperci fare con i toni.
    saluti
    non+autenticato
  • > oh beh, all'infinito magari Sorride
    > su qsto argom nn si troverà mai un punto
    > d'incontro...
    > inoltre bisogna saperci fare con i toni.
    Non preoccuparti sono bravo ad ascoltare anche chi mi insulta.
    > saluti
    Ciao
  • e ad insultare aggiungo Sorride
    PS: nn hai anche tu una strana sensazione? come se ci sia un insetto intruso...
    non+autenticato
  • > e ad insultare aggiungo Sorride
    Mi linki il post in cui ho insultato qualcuno oggi?
    > PS: nn hai anche tu una strana sensazione? come
    > se ci sia un insetto
    > intruso...
    Ecco qui un esempio di tuo insulto (anche se non diretto a me)...
  • beh, direi che nn ci bisogno di fare esempi... e nn c'è bisogno di limitarsi ad oggi..
    insulto non è solo la parolaccia.
    Dopo di che non ho detto che io non insulto, anzi... a me piace pure molto farlo!
    non mi piace la gente che trae conclusioni affrettate apparentemente logiche Sorride
    non+autenticato
  • > beh, direi che nn ci bisogno di fare esempi... e
    > nn c'è bisogno di limitarsi ad oggi..
    Beh, direi di sì, se affermi che ti insulto o che insulto qualcun altro dovresti dimostrarlo, no?
    > insulto non è solo la parolaccia.
    Certo, è anche denigrare senza ragione e senza motivazione.
    > Dopo di che non ho detto che io non insulto,
    > anzi... a me piace pure molto farlo!
    Io non la penso così...
    > non mi piace la gente che trae conclusioni
    > affrettate apparentemente logiche Sorride
    In questo siamo d'accordo Sorride
  • Tralasciando quelli che devono essere adattati al singolo gliente.

    Ci sono ditte che sviluppano SW open "finiti", che quindi possono essere presi e installati?
    Programmi nati da loro progetti, non presi da altro e riassamblati.

    Ne conoscete, sapete in che settori opera, quanto costano ( i programmi ) ?

    Che dimensione hanno, cosa offrono come servizi, economicamente come stanno.
    Che ambienti di sviluppo usano, che Sistemi operativi supportano.
  • Non devi chiederlo qua.

    Devi cercare su Sourceforge, oppure per materiale interessante alle P.A. italiane puoi provare nel sito del CNIPA che è l'osservatorio nazionale per il software libero che punta a catalogare e segnalare le alternative libere alle P.A. italiane.
    non+autenticato
  • puoi guardare il progetto gestionale open

    http://www.gestionaleopen.org
    non+autenticato
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