
Gli domandiamo se, alla luce dello studio, siano in grado di formulare
la ricetta per un business open source di successo: "Non saprei dire se esista un modello - si sbilancia Picerni - Quello che posso dire è che ci sono delle buone pratiche, un modo di approcciarsi corretto: considerare l'open source uno strumento di alta qualità, che consente di abbattere i cosi iniziali, ma restando focalizzati sul servizio. Quello che va offerto è un servizio che funzioni, non bisogna tentare di vendere l'open source di per sé. Se per i grandi clienti l'OSS ha dei vantaggi tangibili, basti pensare all'assenza del
lock in, per i clienti più piccoli questi vantaggi non sempre sono percepiti".
"Non ha molto senso - interviene De Rossi - vendere solo l'open source: è uno strumento. Il modello che funziona è vendere servizi e soluzioni che consentono di avere efficienza e costi ridotti, in modo da aumentare la redditività. Quello che emerge dai dati e dalla nostra esperienza è che il pubblico italiano più di altri sceglie in base all'efficienza, al costo, alla flessibilità della soluzione. Di solito il committente si preoccupa poco di guardare dietro le quinte, per così dire, ma i veri vantaggi dell'OSS sono per chi lo vende".
Dello stesso avviso anche Picerni: "Per la mia esperienza le aziende, quindi la domanda, non sono interessate ai possibili vantaggi dell'OSS, forse non li hanno ancora neppure compresi: gli interessa che quanto ottengono funzioni, svolga determinati compiti nel migliore modo possibile. E l'open source, lato offerta, permette di farlo nel modo ottimale: in questo senso è chi lo offre ad avere il vantaggio maggiore".
Alla domanda, spiega a
Punto Informatico, in alcuni casi manca ancora la capacità interna di analizzare l'offerta e
valutare sul lungo periodo i vantaggi: ma non bisogna pensare che gli ostacoli all'adozione dell'OSS siano tutti altrove.
"A volte - prosegue - del software open source viene criticato l'aspetto estetico, viene sottolineata la scarsa attenzione all'aspetto comunicazione: non è un caso se tra i più grandi successi in ambito OSS ci siano software, come Firefox, che hanno unito la qualità ad una campagna di divulgazione efficace, e badando alla facilità d'uso. Si pensi a Wordpress, a tutti gli effetti software open source, che è indiscusso leader di mercato con una cura dell'interfaccia utente che non ha pari neppure in ambito closed. In questo senso, l'evoluzione successiva necessaria per la maggior diffusione dell'OSS consiste nell'aver maggior cura dell'esperienza finale".
Nel complesso, i ricercatori si dichiarano soddisfatti del lavoro svolto. Sono stati analizzati centinaia di questionari, rendendo chiaro una volta per tutte l'interesse che c'è per l'open source anche all'interno dell'impresa: "È un ambiente molto vivo - conferma De Rossi - A volte si era parlato di open source a sproposito: prima tutti a lodarne le magnifiche sorti, poi appena c'è stato qualche problema è stato dato per spacciato. La realtà è diversa, è un settore interessante anche se di difficile indagine per via della sua trasversalità: ha logiche tutte sue, ma proprio per questo il nostro studio ha prodotto risultati interessanti, capaci di far luce su un ambiente variegato che a volte non viene compreso fino in fondo".
"Ne è valsa la pena - conferma Picerni - Difficile quantificare lo sforzo in un processo che è durato quasi un anno, ma si tratta di una esperienza che ci ha arricchito dal punto di vista umano e professionale. Questo è comunque un settore che vale questi sforzi, il dibattito dal punto di vista accademico è molto interessante a tutti i livelli: noi abbiamo scelto un taglio legato al mercato, eravamo interessati a produrre qualcosa che potesse essere utile alle aziende coinvolte". "Qual è la potenza di fuoco dell'open source? - domanda De Rossi - Se ne parla tanto, a volte se ne ha una percezione come qualcosa di elitario: dati alla mano abbiamo voluto verificare e capire cosa succede".
"Nella nostra trattazione - anticipa Picerni - porremo l'accento sulle aziende che compongono questo universo, sull'eccellenza italiana: anche solo a badare a quanto succede da noi in ambito nazionale si scoprono cose interessanti, con imprenditori, ricercatori e professionisti che si mettono in gioco. La ricerca ha un fine pratico, tenta di offrire spunti su come posizionarsi sul mercato, come investire, come approcciarsi al cliente". Dello stesso avviso De Rossi: "L'open source è una risorsa in azienda, a volte quasi una commodity: certo esistono anche altri ambiti, con dinamiche molto più grandi come quelle delle community. Ma quello che conta è che si tratta di un mondo ricco, dove le strade innovative da battere sono molte".
a cura di Luca Annunziatanota: Punto Informatico è online media partner di TeDIS