Alfonso Maruccia

L'industria a caccia di start-up

Un sito web e un colosso dei semiconduttori si inventano strategie innovative per finanziare le buone idee. Per far sė che la domanda e l'offerta di capitali di ventura si incontrino nella maniera pių semplice e naturale possibile

Roma - Se c'è una ricetta utile a traghettare l'IT fuori dalla crisi, sicuramente in essa sono inclusi i componenti che da sempre fanno parte del patrimonio genetico dell'industria, vale a dire fondi di investimento e nuove idee. E se c'è chi come Microsoft pensa a spendere qualche miliardo in-house, altri si impegnano nel finanziamento e nella ricerca delle suddette idee, offrendo strumenti hi-tech che dovrebbero teoricamente facilitare l'incontro di domanda e offerta di capitali.

Angelsoft mette ad esempio a disposizione un sito web pensato apposta per combinare matrimoni tra neo-imprese e capitali, un filtro telematico pensato per offrire alle start-up un canale privilegiato di accesso a chi è disposto a investire su di loro a certe condizioni di base. Gli utenti del sito hanno la possibilità di cercare in un database che attualmente comprende 450 gruppi di investimento e 1000 venture capitalist, specificando criteri come le dimensioni medie degli investimenti, i termini di un contratto tipo, il settore di interesse, lo storico della distribuzione dei fondi e quant'altro.

E ancora Angelsoft ha studiato la possibilità di visualizzare i profili dei singoli investitori partner dell'iniziativa, e persino la possibilità di contattare i manager delle società attraverso il social networking professionale di LinkedIn. Co-fondata da David Rose, presidente dei New York Angels, Angelsoft riceve mensilmente tra le 2.500 e le 3.000 richieste di fondi da altrettante start-up, ma di queste solo il 3% riesce a ottenere finanziamenti sperati attraverso il portale.
Il mondo delle start-up alla caccia di soldi rimane uno dei più competitivi, nondimeno Rose afferma entusiasticamente che "Fino a ora gli imprenditori non hanno mai avuto accesso a questo genere di strumenti, ma ancora più significativamente, non hanno mai potuto accedere a questo tipo di dati". Angelsoft si propone come possibile alternativa alla crescente sfiducia dei maggiori gruppi di finanziamento verso le proposte di partnership non richieste, e offre a quei gruppi la sicurezza del blacklisting automatico di chi prova a fare il furbetto chiedendo indiscriminatamente fondi a destra e a manca.

Un'altra idea innovativa nel campo dei finanziamenti alle start-up dal cuore fortemente tecnologico arriva da NVIDIA, il colosso dei co-processori grafici che intende spingere sempre più verso il calcolo parallelo e gli scenari di utilizzo GPGPU (General Purpose GPU) con GPU Ventures Program, una iniziativa pensata appunto per fornire fondi a quelle società che hanno in programma l'utilizzo delle potenti GPU GeForce per ogni genere di applicazione computazionale ad alte prestazioni.

Jeff Herbst, dirigente NVIDIA, conferma che la corporation è alla caccia di società che stiano "costruendo business intorno alla potenza delle GPU", sia che si tratti di interfacce grafiche, applicazioni come Google Earth (la cui sviluppatrice originaria, Keyhole, ha appunto usufruito dei fondi di NVIDIA), videogame, intelligenza artificiale, fisica, "mondi virtuali" e via di questo passo.

Herbst spinge per l'adozione della piattaforma GPGPU anche in ambiti alquanto diversi dal tradizionale "visual computing", includendo ad esempio nel lotto "l'esplorazione di giacimenti di petrolio o gas", uno scenario in cui "l'elaborazione di massicce quantità di dati sismici per individuare il luogo in cui sono conservate le risorse naturali" può giovare della riduzione dei tempi elaborativi calcolabile in "giorni, ore, minuti", piuttosto che attendere i mesi necessari con le piattaforme di computing CPU-dipendenti. Per tutti questi scenari di impiego dei sistemi GPGPU, NVIDIA è disposta a mettere di tasca propria somme che vanno da un minimo di 500mila dollari a un massimo di 5 milioni.

Alfonso Maruccia
7 Commenti alla Notizia L'industria a caccia di start-up
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  • Quanto prende normalmente un investitore? Se investe 1000000 in 5 anni si aspetta almeno 10 volte tanto, ma che % prende sulle varie entrate, o meglio, quanta % della società possiede?
    non+autenticato
  • Mah dipende dal "deal" ovvero da quanto si spunta in sede di trattative. Cmq si direme il tutto dando una valutazione all'azienda che è piuttosto gonfiata in modo da far in modo che gli investitori possono prendere una piccola percentuale che di norme è un 20-30-40% almeno per i primi round di finanziamento. Qualora ne occorra qualcuno in più la percentuale in mano agli investitori scende a discvapito di quella in mano ai fondatori.
    In sostanza ipotizziamo che tu abbia bisogno di 1 milione di dollari, in cambio di 30% per dartelo la valutazione complessiva della società è di 3.3 milioni circa.

    Il quanto guadagnano dipende da come è andata l'azienda sottostante. Se è andata bene e c'è una exit way: vendita ad altra società o investitori, quotazione, fusione con altre aziende, possono guadagnare "n" volte l'investito a seconda di quanto varrà un domani la società, se nel frattempo ha sviluppato un prodotto o servizio interessante.

    cmq loro mettono in conto di perderci in 9 casi su 10 come ipotesi negativa massima. Quindi in sostanza un fondo venture (preso nella sua totalità) ha un ritorno in media del 20-30% l'ano se è stato ben gestito. Ma anche qui non sono tutti bravi i venture capitalist... e non sono tutti geni!
    non+autenticato
  • Scusate qualche errore... specie l'ultimo...
    non+autenticato
  • Dato l'utile commento sei scusatoOcchiolino
    non+autenticato
  • Magari approfondisci anche con l'intervista di Detori:

    http://1generation.net/node/182

    Ciao
    Cla
    cla
    397
  • Grazie milleSorride

    Un'altra cosa, cosa ne pensi di un approccio diverso, con più finanziatori. Per esempio, al posto di andare da un singolo venture a chiedere 1 milione di euro, trovare 40 investitori che mettono 25000 per avere es l'1%. In totale il risultato sarebbe lo stesso, un milione in cambio del 40%. (A parte il fatto che è più difficile la gestione con molti più soci). Pregi/difetti di un approccio simile?
    non+autenticato
  • Il fatto è che "venture capitalist" è una pecetta attaccata a una categoria piuttosto ampia di investitori.

    In genere, se ne distinguono tre tipologie:

    - I 'Business Angels' sono investitori individuali. Singoli che hanno un pozzo di quattrini da spendere in proprio. Magari hanno fatto fortuna fondando start-up dalla quale sono usciti (exit) facendo bingo e ora invece di mettere soldi sotto al materasso li reinvestono. Brin & Page, Vinod Khosla ecc. sono alcuni esempi di Angels.

    - I fondi. I venture capitalist che operano questi fondi non fanno altro che gestire e investire soldi di altri soggetti come banche, fondi pensione, ecc. Ci mettono il loro know-how e prendono una percentuale quando escono dalle aziende del loro portfolio in cui hanno investito.

    - Gli investitori 'corporate'. In questo caso gli investitori sono grandi aziende, che investono in piccole start-up con la speranza che queste producano innovazioni utili al loro business. Se l'operazione riesce rilevano il resto dell'azienda che diventa di loro proprietà insieme alla proprietà intellettuale.

    Di norma, tutti questi investitori, oltre a rilevare una quota di equity nell'azienda, 'piazzano' qualche loro uomo nel board dell'azienda a garanzia del loro investimento.
    non+autenticato