Luca Annunziata
venerdì 13 marzo 2009

Metti un pomeriggio a Venezia

di Luca Annunziata - L'open source può anche divenire uno strumento per le aziende italiane per uscire dalla crisi. O almeno può essere il mezzo attraverso il quale l'Azienda Italia si trasformi in una azienda moderna

Uno dei punti che mi ha maggiormente colpito durante i lavori del convegno, e nelle chiacchiere con i relatori prima e dopo, è stata la lucidità che chi si occupa di questo settore ha nell'analizzare uno dei principali freni allo sviluppo economico dell'Italia: l'ammodernamento di cui necessita la pubblica amministrazione. Sarà l'aria del nord-est, eppure alcuni dei relatori venivano da sotto la cintura padana come il sottoscritto, ma tutti avevano le idee chiare sugli strumenti che ci sono oggi a disposizione, sulle risorse umane ed economiche in gioco, e su quello che si può e non si può fare per tentare di migliorare la situazione.

Non è un caso se la Regione Veneto ha varato una legge dal titolo Norme in materia di pluralismo informatico, diffusione del riuso e adozione di formati per documenti digitali aperti e standard nella società dell'informazione del Veneto: una regione che ha davanti a sé sfide importanti sul piano infrastrutturale, che ha davanti a sé una stagnazione economica dovuta in parte alla crisi mondiale e in parte alla concorrenza spietata che viene da est, cerca di dotarsi degli strumenti necessari per fare fronte a spese che devono essere tagliate e obiettivi che impongono sacrifici.

Quello di cui si parla sempre in TV e sui giornali, vale a dire la semplificazione dei procedimenti burocratici per migliorare la competitività, passa anche da qui: c'è bisogno di fare di più, in modo più semplice e con fondi che non sono infiniti, e quindi una regione si pone il problema e cerca una soluzione. Il riuso delle soluzioni già sviluppate, l'adozione del software open source nella PA sembrano fare al caso: dunque si mette nero su bianco in una legge regionale che "Al fine di favorire la partecipazione alla vita democratica e la fruibilità dei servizi pubblici" e per "la razionalizzazione della spesa pubblica e in considerazione delle positive ricadute sulla concorrenza e la trasparenza del mercato" opta per "la diffusione di formati aperti" e "l'uso di software libero".Anche in questo caso, comunque, occorre fare delle precisazioni. La legge dice "predilige" il software libero, non ne fa un requisito: si tratta di mantenere un approccio laico, come già detto, lo stesso che lo studio del TeDIS ha dimostrato ripagare maggiormente gli sforzi delle aziende coinvolte. L'OSS è uno strumento che si può usare per fare innovazione e per far crescere il tessuto economico locale, grazie anche all'utilizzo del capitale umano che cresce nelle università locali, ma le aziende e la PA devono sempre scegliere la soluzione che più si confà alle loro necessità, senza pregiudizi di sorta.

Com'è stato ribadito nel corso del convegno, il vecchio concetto di commerciale che si presenta con una tabella con i costi di licenza per postazione per il suo software è destinato a scomparire: il modello dei software più servizi si sta imponendo, tra gli altri lo applicano (almeno in parte) giganti come Microsoft, SUN e SAP. Di spazio per crescere in questa direzione ce n'è molto, anche per le aziende italiane purché si muovano subito. Di spazio per risparmiare, per le pubbliche amministrazioni che tengano conto dell'interoperabilità e del riuso, ce n'è altrettanto.

In Veneto sembrerebbe che l'abbiano compreso tutti, sia dentro le istituzioni che fuori, nelle imprese: occorre ora stabilire se lo stesso sia accaduto anche altrove in Italia o se, come già successo altre volte in passato, ci si troverà davanti a poche eccellenze e casi meno sfortunati di cui discutere, da mettere a confronto. Da sviscerare mentre il resto del mondo andrà avanti, e il divario tra le economie delle altre nazioni e quella italiana si sarà fatto ancora più marcato.

Luca Annunziata
36 Commenti alla Notizia Metti un pomeriggio a Venezia
Ordina
  • Cioe',
    sono stupido e ignorante.
    Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    A cosa servirebbe sviluppare un software in "open source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono mettere le mani sopra?

    Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?

    Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi* valutiamo il caso di mettere in mezzo le PA...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare
    > Cioe',
    > sono stupido e ignorante.
    > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
    > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > mettere le mani
    > sopra?
    >
    > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?
    >
    > Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*
    > valutiamo il caso di mettere in mezzo le
    > PA...

    REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    no, eh?
    ciao.
    non+autenticato
  • - Scritto da: attonito
    > - Scritto da: Mi scoccio di loggare
    > > Cioe',
    > > sono stupido e ignorante.
    > > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > > A cosa servirebbe sviluppare un software in
    > "open
    > > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > > mettere le mani
    > > sopra?
    > >
    > > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?
    > >
    > > Cominciamo a rispondere a queste domande e *poi*
    > > valutiamo il caso di mettere in mezzo le
    > > PA...
    >
    > REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    > no, eh?
    > ciao.

    Ho chiesto "Esempi pratici".
    Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un sistema operativo Linux...
    Andiamo oltre la tua sintesi...
    Forse intendevi il sistema operativo che in linee di massima e' gratuito invece di un sistema operativo Windows che non lo e'.
    Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il risparmio...
    Sulle installazioni del sistema operativo? I prezzi sono uguali tra Windows e RedHat...

    Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    se hai la voglia di spiegarmelo....
    altrimenti io resto sempre dell'idea che Open Source = Metodo per spennare i polli sfruttando codice di terzi...
    non+autenticato
  • > > REDHAT, ti dice ninete questo nome?
    > > no, eh?
    > > ciao.
    >
    > Ho chiesto "Esempi pratici".
    > Ok, hai tirato in mezzo un'azienda che produce un
    > sistema operativo Linux...
    che impacchetta linux ed un'altra miriade di software allo scopo di produrre una distribuzione linux, si.


    > Andiamo oltre la tua sintesi...
    > Forse intendevi il sistema operativo che in linee
    > di massima e' gratuito invece di un sistema
    > operativo Windows che non lo
    > e'.
    > Ottimo, ma ancora non capisco dov'e' il
    > risparmio...
    > Sulle installazioni del sistema operativo? I
    > prezzi sono uguali tra Windows e
    > RedHat...
    Redhat basa il suo business su software libero: crea una distro e VENDE i servizi ad essa associati: installaizone, manutenzione, assistenza, formazione. Non vende software. o meglio, potrebbe venderlo, ma in quanto sotto licenza GPL, il software DEVE essere distribuito su richiesta.

    > Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    > se hai la voglia di spiegarmelo....

    Esempio.
    ditta di 50 poestazioni office.

    Ti servono:
    A. 50 licenze vista + 50 licenze office.
    B. almeno una licenza windows 2003 server
    C. un sistemista.

    Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa 3000E.
    Totale: 10000E.

    Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0 C=3000E.
    Totale: 3000E

    Ovvio che ti serve l'hardware: per vista, ci vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a pc, totale 50*700=35000E.
    Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con 1Gram, diciamo 400E a pc, totale 20000E.

    Chiaro fino a qui? Bene.

    Mettiamo che il software X, vitale per il tuo buziness, abbia un problema.
    Se il soft e' chiuso, devi contattare il fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va spesso a finire che devi comprarti l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni alternative.
    Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo, adattarlo se serve, etc.


    > altrimenti io resto sempre dell'idea che Open
    > Source = Metodo per spennare i polli sfruttando
    > codice di terzi...
    Redhat ha prodotto parecchio software che rilascia sotto licenza GPL.
    non+autenticato
  • - Scritto da: attonito
    [CUT ROBA INUTILE]
    > > Quindi non capisco dove si "risparmia"...
    > > se hai la voglia di spiegarmelo....
    >
    > Esempio.
    > ditta di 50 poestazioni office.
    >
    > Ti servono:
    > A. 50 licenze vista + 50 licenze office.
    > B. almeno una licenza windows 2003 server
    > C. un sistemista.
    >
    > Se scegli una soluzione Windows diaciamo che A
    > costa (50*100)=5000E , B costa 2000E, C costa
    > 3000E.
    > Totale: 10000E.
    >
    > Se scegli una soluzione open, i costi sono: A=B=0
    > C=3000E.
    > Totale: 3000E

    I prezzi della RedHat per le PA e per le aziende non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a quelle di Windows.
    https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.html

    Quindi al massimo si risparmia per il prezzo di OpenOffice...


    > Ovvio che ti serve l'hardware: per vista, ci
    > vuole un bel 2 core con 2Gram, diciamo un 700E a
    > pc, totale
    > 50*700=35000E.
    > Con GNU/linux, puoi stare su un vecchio P4 con
    > 1Gram, diciamo 400E a pc, totale
    > 20000E.

    Voglio vedere l'ultima release di RedHat su un P4 a 1Gb... si inchioda all'avvio di X e ti dice "please upgrade your hardware...."

    > Chiaro fino a qui? Bene.

    Non tanto....

    > Mettiamo che il software X, vitale per il tuo
    > buziness, abbia un
    > problema.
    > Se il soft e' chiuso, devi contattare il
    > fornitore, lagnarti del problema, etc etc e va
    > spesso a finire che devi comprarti
    > l'aggiornamento. Non ci sono soluzioni
    > alternative.
    > Se invece il soft e' open, puoi modificarlo tu
    > stesso, o pagare qualcuno per sistemanrlo,
    > adattarlo se serve,
    > etc.

    Premesso che spesso i BUG vengono risolti in breve tempo e rilasciati "for free", diciamo che gli aggiornamenti hanno sempre un costo ( variabile ) e pertanto anche un aggiornamento di licenza da RedHat 6 ( parlo di preistoria ) alla 7 ti costa un tot ( parliamo di licenze per aziende ), quindi non vedo dove sia "il risparmio"...


    > > altrimenti io resto sempre dell'idea che Open
    > > Source = Metodo per spennare i polli sfruttando
    > > codice di terzi...
    > Redhat ha prodotto parecchio software che
    > rilascia sotto licenza
    > GPL.

    Mi sono espresso male...
    Chi inneggia all'OSS senza "sviluppare" OSS, in pratica lo fa solo per spennare i polli sfruttando i codici di terzi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare

    > I prezzi della RedHat per le PA e per le aziende
    > non sono ZERO, ma ti ripeto che si avvicinano a
    > quelle di
    > Windows.
    > https://www.redhat.com/wapps/store/catalog.html

    Leggi bene. Sono pacchetti di assistenza.
    IL SO è distribuito gratuitamente.
  • non ho parole..
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...mah..
    > non ho parole..

    Dalla mancanza di argomenti "validi", potrei dirti che al massimo "non hai esempi"...
    non+autenticato
  • Dai finiscila... L'open ormai è il software più sicuro che si produce... io mi fiderei di un software open, perchè saprei quello che c'è dentro e che uso fa dei miei dati.
    Hai mai pensato che Microsoft utilizzi i suoi programmi per studiare i tuoi comportamenti... abitudini... etc...?

    P.s. se vedo che in un software open c'è un bug o ruba i miei dati senza averlo dichiarato io subito avverto la comunità scrivendolo su vari forum... questo è l'open... è essere liberi e rispettare chi utilizza il proprio software.
  • - Scritto da: str4to
    > Dai finiscila... L'open ormai è il software più
    > sicuro che si produce... io mi fiderei di un
    > software open, perchè saprei quello che c'è
    > dentro e che uso fa dei miei
    > dati.
    > Hai mai pensato che Microsoft utilizzi i suoi
    > programmi per studiare i tuoi comportamenti...
    > abitudini...
    > etc...?
    >
    > P.s. se vedo che in un software open c'è un bug o
    > ruba i miei dati senza averlo dichiarato io
    > subito avverto la comunità scrivendolo su vari
    > forum... questo è l'open... è essere liberi e
    > rispettare chi utilizza il proprio
    > software.

    Ecco.
    E' questo il punto.
    L'Open vuol dire "Sicurezza" e non "Risparmio".
    Quindi l'intero articolo si basa sul nulla cosi come il meeting che si e' tenuto a Venezia.

    Dire che l'Open Source e' una opportunità per uscire dalla crisi economica ( cosi come la "politica eco" ), e' una baggianata enorme, perche' in entrambi i comparti ( closed-source <-> open-source ), ci sono dei costi che bene o male si equivalgono.

    In questo periodo di "enorme crisi mondiale", le parole "risparmio" e "rilancio dell'economia", hanno superato "sicurezza", ed ecco quindi che ci troviamo :

    - Politici che praticano "politiche ambientaliste volte al risparmio"
    - Aziende automobilistiche che lanciano le auto "eco2" per il risparmio
    - Open source dedite al "risparmio" (che c'e' in ambiti privati ma non professionali )....

    Insomma...l'unico motivo valido per adottare l'OSS e' per la sicurezza che il codice scritto all'interno sia quello che e' stato dichiarato e non accompagnato da codice non dichiarato...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mi scoccio di loggare

    > Mi fate un esempio pratico e non uno teorico?
    > A cosa servirebbe sviluppare un software in "open
    > source" e rilasciarlo affinche' tutti ci possono
    > mettere le mani
    > sopra?
    >
    > Dove l'azienda ne trarrebbe vantaggio?
    > Dove l'azienda ne guadagnerebbe economicamente?

    L'argomento è abbastanza complesso e richiederebbe una spiegazione molto lunga e articolata. Cercherò di farne un sunto.

    Parti dal presupposto che, escluse le software house, a nessuna azienda interessa fare soldi col software che usa, ma le interessa che il software acceleri il resto del processo produttivo, che renda possibili lavori che prima erano impossibili (per esempio perche` richiedevano troppo tempo), ecc.

    Ora, se 1000 aziende in un contesto, locale o globale che sia (in Veneto la cifra delle aziende che lavorano nel calzaturiero e` piu` o meno quella), hanno bisogno di un software per snellire i processi produttivi, qualcosa che metta in contatto automaticamente i produttori di materie prime, i trasformatori di tali materie, i distributori e i rivenditori, potrebbero mettersi d'accordo, mettere 1000 euro l'una, e raccogliere un milione di euro.

    Con questi soldi fanno sviluppare un software apposito per loro, completamente personalizzato, e open source.

    Quali sono i vantaggi?

    1- hanno investito relativamente poco (software del genere costano anche 20 o 30.000 euro)

    2- hanno un software completamente personalizzato e che fa quello che vogliono, come lo vogliono

    3- tale software e` standardizzato tra le aziende che interagiscono, e...

    4- essendo open source, il protocollo e il formato di interazione e di salvataggio e` pubblico, quindi ogni azienda puo`, per conto suo, farsi estendere il software in caso di bisogno

    5- sempre essendo open source, non dipendono da un solo produttore, ma se quello che lo ha sviluppato diventa "rognoso", ne cercano un altro e lo sviluppo continua

    6- se allargano il discorso, e hanno adottato una licenza adeguata (GPL, per dirne una), altre aziende nel loro settore possono prendere il software, localizzarlo, estenderlo, correggerne i bug, migliorarlo, documentarlo, ecc. ecc. e le aziende originarie ne traggono vantaggio a investimento quasi 0.

    7- si crea un "ecosistema" di aziende che danno supporto, formazione e assistenza su quel software, in regime di concorrenza, quindi con i relativi vantaggi sui prezzi e sulla qualita` del servizio

    E questo solo dal punto di vista "utilitaristico" delle aziende commissionanti originarie, che con 1000 euro di investimento generano un volano che va a loro completo vantaggio, sempre di piu` man mano che il software viene sviluppato.

    Possono anche permettersi di finanziare una cosa del genere 2 volte l'anno, volendo.

    A livello "PA", i vantaggi sono ancora piu` evidenti:

    1- il milione di euro viene investito nell'economia locale, generando immediatamente posti di lavoro e facendo "girare l'economia"

    2- viene abbattuto il problema dei formati di trasmissione dei dati.

    3- la PA puo` finanziare tale progetto per inserire un modulo che automaticamente calcoli anche i dati per le dichiarazioni pubbliche (F24, ma anche richieste al catasto o domande di autentifica documenti o che so io)

    Obiezioni possibili:

    D- Ma cosi` le software house attuali chiudono.
    R- Sì, se non si adeguano al nuovo modello. Ma per un'azienda che chiude, come hai visto sopra, ne nascono diverse

    D- Ma allora è vero che scrivendo software opensource non ci si guadagna
    R- Nì. Ci guadagni lo stesso, ma i soldi non li fai strozzando i tuoi clienti con formati proprietari e facendo il software che vuoi. Guadagni facendo il software che vogliono loro, e modificandolo secondo le loro esigenze.

    D- Ma come fanno 1000 aziende a mettersi d'accordo su qualcosa?
    R- Le associazioni di categoria esistono per qualcosa, giusto? Confcommercio, Confartigianato, Associazioni locali, ecc. possono coordinare queste iniziative. O possono nascere nuovi enti che lo fanno, entrando nel suddetto circolo virtuoso.

    Utopia? Tutto sta a iniziare.

    Bye.
    Shu
    1150
  • le solite cose trite e ritrite per far lavorare dei teorici dell'informatica, l'open source nelle PA non esiste, almeno come lo intendevano loro, non certo il browser o qualche timida installazione di open-office.

    cerchiamo di essere più pratici
    non+autenticato
  • "[...]Però tutti possono pensare di contribuire, anche solo attraverso il feedback: è quanto già oggi accade con due dei principali successi dell'open source, vale a dire Firefox e OpenOffice. In un certo senso, l'open source abbatte pure il digital divide: coinvolge l'utente finale nella crescita della tecnologia che utilizza, lo rende più consapevole degli strumenti che ha a disposizione[...]"

    Sono due realtà di opensource molto promettenti ma, diciamoci la verità, questi due software sono diventati popolari perchè il primo era la prima netta concorrenza all'odiato internet explorer ed il secondo per non pagare la costosa licenza di office! Anche se molti diranno "scusa, non è poco" bisogna fare i conti con chi usa a casa la versione pirata del software, parlando di office, e va ad un internet point dove c'è l'antagonista che non può nè aprire e nè formattare il documento come era originariamente. Naturalmente il caso vale anche e soprattutto al contrario.
    non+autenticato
  • questo seminario doveva essere così interessante che non c'è neanche il link sul sito dello stesso tedis... nn maleA bocca aperta
    manie di autocelebrazione?
    non+autenticato
  • - Scritto da: lol
    > questo seminario doveva essere così interessante
    > che non c'è neanche il link sul sito dello stesso
    > tedis... nn male
    >A bocca aperta
    > manie di autocelebrazione?

    Gia'...la penso esattamente cosi...
    A meno che l'open-source non sia una tecnologia closed-friends
    non+autenticato
  • Bella iniziativa, peccato che sul sito non ci siano registrazioni video o slide dell'evento. Si possono reperire da qualche parte?
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 6 discussioni)
 

La soluzione ideale per IBM Performance: Decisioni più intelligenti, migliori risultati.

Imparare Asp.Net

Imparare Asp.Net

Era nato qualche anno fa con la pretesa di soppiantare i vecchi linguaggi CGI. Inizialmente la sua struttura era quella classica dei linguaggi di Scripting. Con il tempo il linguaggio [...]