Giovanni Arata

L'UE vuol tingersi di verde

Le tecnologie dell'informazione al centro della strategia UE per un'Europa sostenibile. Per misurare gli sprechi, per contenerli sviluppando soluzioni a basso impatto ambientale

Roma - L'Unione Europea ha chiesto alle aziende IT di presentare proposte in materia di efficienza energetica e taglio delle emissioni nocive. La call si inserisce all'interno di una più ampia strategia per lo sviluppo di tecnologie verdi, che dovrebbe consentire di ridurre il tasso di CO2 del 15% entro il 2020. Tra le misure previste, incentivi economici alle aziende che innovano e la promozione di benchmark standardizzati per misurare l'efficienza energetica.

╚ stato il Commissario Europeo per l'IT ed i Media ad annunciare il lancio della nuova strategia. Le aziende del comparto IT, ha spiegato Reding, hanno sempre esibito un impegno molto concreto sul fronte della sostenibilità ambientale. E tuttavia, ha aggiunto il Commissario, "esistono ancora amplissimi margini per migliorare l'efficienza energetica in tanti settori dell'economia che impiegano IT".

La strategia sarà formalizzata all'interno di una Raccomandazione della Commissione, la cui pubblicazione è prevista per la seconda metà del 2009. All'interno del documento dovrebbero trovare spazio diverse "misure concrete" atte a favorire l'impiego dell'IT a scopo ecologico, tra cui incentivi alla creazione di partnership tra le aziende IT e quelle degli altri comparti ad elevata intensità di energia; spinte all'adozione di benchmark industriali condivisi per la misurazione dell'efficienza energetica, definizione di un sistema di specifiche per la misurazione valido a livello paneuropeo.
Sono almeno due i versanti sui quali le Tecnologie dell'Informazione possono risultare decisive, si spiega all'interno di una Comunicazione ufficiale della stessa Commissione.
Da una parte esse si configurano come un fattore abilitante rispetto al risparmio energetico, come ben illustrato dalle applicazioni per il monitoraggio e la gestione dei device elettronici, dalle tecnologie che riducono gli sprechi (si pensi ai thin client) e da quelle che sostengono pratiche più "sostenibili" come l'ecommerce, l'egovernment e il telelavoro. Dall'altra, l'IT può dare una spinta importante al "futuro verde" dell'Europa perché consentono di quantificare meglio, aiutando la progettazione, l'implementazione e la valutazione di strategie valide dal punto di vista energetico.

Tradotto in azioni, ha spiegato Reding, si tratta di realizzare sistemi di controllo e management energetico più efficienti per fabbriche, uffici e case, e dotare i cittadini di strumenti adeguati per misurare la quantità di risorse che impiegano (come tentato di recente anche da grandi player privati). In questa maniera, ha aggiunto, risulterebbe relativamente agevole conseguire risparmi di CO2 fino al 15%, a livello europeo, entro il 2020.

Allo stesso tempo, i funzionari di Bruxelles si dicono consci del rischio che gli sforzi in favore delle tecnologie verdi restino soltanto sulla carta, e che si realizzi quello che i critici chiamano ironicamente greenwashing. La chiave per evitare un esito siffatto è adottare metriche standardizzate, che consentano di misurare in modo oggettivo i risultati raggiunti. "Per promuovere legittimità, trasparenza e progressi concreti - si legge nella Comunicazione ufficiale della Commissione - è necessario creare un ambiente basato su modi comuni di misurare le performance energetiche, e su una visione condivisa degli impegni, degli obiettivi, e della metodologia".

Si spiega in questo senso la scelta, annunciata da Reding, di far precedere la redazione della Raccomandazione a partire da una "consultazione pubblica", nella quale coinvolgere i vari stakeholder (produttori IT, pubbliche amministrazioni, associazioni di cittadini) interessati alla tematica. Attraverso tale meccanismo, l'Europa auspica di far emergere le principali esigenze, le questioni aperte, e le modalità per affrontarle.

Ma le istituzioni europee non sono le uniche a muoversi sul fronte delle tecnologie verdi. Nelle ultime settimane, complice anche la crisi economica, sia gli Stati Uniti che la Cina hanno promosso delle iniziative in questo campo. All'interno del suo "stimulus plan", il neo-presidente statunitense Barack Obama ha riservato 38 miliardi di dollari di investimenti - nonché 20 miliardi di incentivi - alle iniziative in materia di energie rinnovabili e ottimizzazione energetica di edifici e impianti industriali.
E lo stesso primo ministro cinese Wen Jiabao ha recentemente annunciato l'intenzione di aumentare gli investimenti governativi diretti nel settore delle energie pulite.

Giovanni Arata
3 Commenti alla Notizia L'UE vuol tingersi di verde
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  • HAHAHA! Tutti verso il verde e noi in Italia costruiamo 4 centrali nucleari che producono scorie 7 volte più radioattive del normale.

    http://blogeko.libero.it/2009/litalia-vuol-costrui.../

    Abbiamo dei buffoni al governo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pino
    > HAHAHA! Tutti verso il verde e noi in Italia
    > costruiamo 4 centrali nucleari che producono
    > scorie 7 volte più radioattive del
    > normale.
    >
    > http://blogeko.libero.it/2009/litalia-vuol-costrui
    >
    > Abbiamo dei buffoni al governo.
    Consumare meno per fare le stesse cose sembra sia un'eresia.
    Pompare megawat l'unica soluzione. Sono pazzi.
    non+autenticato
  • Il risparmio energetico è una buona cosa, ma sarebbe altrettanto essenziale cominciare a ragionare sulla politica energetica della Unione Europea nel suo complesso, non nazione per nazione.
    Ci sono aree europee dove si possono meglio collocare centrali solari, centrali eoliche, al limite centrali nucleari.

    Non è che dobbiamo avere una quota italiana di tutto: già ora compriamo e rivendiamo energia sulla rete europea perché ci conviene economicamente, non perché le nostre centrali non possano soddisfare completamente il fabbisogno italiano.

    Chiaro che investire in nuove tecnologie ha altre ricadute, anche occupazionali (vedi dichiarazioni di Obama in USA sulle energie rinnovabili), ma bisogna anche valutare dove focalizzarsi, visto che il denaro non basta per ogni cosa. Io non spenderei sforzi per recuperare un gap (sul nucleare) che in questa forma non ha troppe aspettative di crescita, ma vedrei meglio quelle aree dove potremmo tornare in fretta a contribuire (e sicuramente per il solare abbiamo buone condizioni geografiche rispetto ad altri paesi).
    Cercare di bilanciare la produzione all'interno della singola nazione comincia ad essere irrealistico, almeno all'interno della UE, come lo sarebbe all'interno dei singoli stati degli USA.
    Oltretutto cominciare a pensare a questi temi a livello sovranazionale sposterebbe certi poteri (anche di veto e indirizzo) un po' più lontano dal piccolo cabotaggio dei favori locali, delle mafie, da quelle pastoie che in Italia fanno durare il triplo tutti i progetti.
    non+autenticato