Vincenzo Gentile

Apple: niente DRM nello Shuffle

Niente lucchetti, niente cifratura del segnale: questa sarebbe la posizione di Apple relativa al chip del mistero. Nessun commento in materia di reverse engineering

Roma - Apple sarebbe intervenuta in maniera diretta per dire la sua su quello che sembra essere diventato un vero e proprio caso, quello relativo al misterioso chip presente nel nuovo iPod Shuffle: non si tratterebbe nè di tecnologia DRM, nè di segnale criptato. Secondo Apple il chip rientra nel programma Made for iPod e sarebbe una garanzia di perfetto funzionamento di dispositivi di terze parti.

Come riportato nelle scorse ore da Punto Informatico, intorno al chip si è creato un vero e proprio assedio mediatico creato soltanto su speculazioni e interrogativi dal momento che non sembrava essere possibile stabilire con certezza di cosa si trattasse. Secondo quanto dichiarato da Cupertino, si tratta solo di un chip di autenticazione,il cui scopo è quello di garantire il perfetto funzionamento delle cuffiette con il dispositivo. "Come stabilito dal programma Made for iPod vogliamo assicurarci del fatto che prodotti di terze parti funzionino a dovere con il nuovo iPod Shuffle" ha dichiarato a Macworld un portavoce di Apple.

Ogni produttore che vorrà costruire un dispositivo perfettamente funzionante dovrà necessariamente comunicare con Apple per ottenere il chip e la certificazione di compatibilità del programma Made for Ipod. Stando all'analisi fatta da iLounge, Apple avrebbe dichiarato di voler vendere il chip al prezzo di un dollaro al quale si aggiungono altri due dollari per la componente microfono: tali costi sarebbero quindi sommati al costo di produzione fino a giungere al prodotto finito.
La faccenda non presenterebbe nulla di diverso rispetto alle logiche commerciali da tempo attuate dall'azienda californiana. Inoltre, come già detto, non vi sarebbe una concreta blindatura del sistema: il che equivale a dire che chiunque potrebbe costruire cuffiette compatibili, senza passare per quella che qualcuno chiama già la Apple Tax, tramite il reverse enginering. In tal caso, però, non è dato sapere se l'azienda di Cupertino deciderà di proseguire per vie legali. (V.G.)
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