Luca Annunziata

La UE aiuti il broad band

Le Telco del Vecchio Continente vogliono regole nuove per la rete di nuova generazione: chi non risica, non rosichi. In Italia, si attendono sviluppi sul rapporto Caio

Roma - Si tratta solo di una proposta, ma dà corpo a molte delle idee che circolano da tempo nell'ambiente: Deutsche Telekom, France Telecom, Telefonica e Telecom Italia, vale a dire quattro dei più grandi operatori telefonici europei, avrebbero chiesto unitamente un cambio netto nelle regole applicate per l'accesso alle proprie future reti di nuova generazione. Che dovrebbero limitare l'accesso ai concorrenti, a meno di un sostanzioso innalzamento delle tariffe applicate sul cosiddetto "ultimo miglio" (tariffe wholesale).

"A questo scopo - spiegherebbe un documento presentato dai quattro operatori alla Unione Europea - diversi accordi di cooperazione dovrebbero essere consentiti tra investitori e parti che necessitano l'accesso per diversificare il rischio di investimento, continuando comunque a garantire la struttura competitiva dell'intero mercato e i principi di non-discriminazione".

In sostanza, la richiesta degli incumbent è di slegare il criterio che regola l'importo delle tariffe di accesso alla rete, fin qui deciso basandosi sulla necessità di un effettivo mercato competitivo, per garantire che il proprio investimento nelle infrastrutture NGN non venga inficiato dalla imposizione di un regime che non consenta di ottenere vantaggi sostanziali grazie ad esso. "In questo contesto - prosegue il documento - viene l'invito alla Commissione per sviluppare una strategia per la banda larga europea, entro la fine del 2009, in stretta collaborazione con le parti interessate".
A questo punto, la parola passerà ovviamente alla Commissione Europea ed in particolare alla responsabile delle Telecomunicazioni, Viviane Reding: quest'ultima da tempo ha chiarito la sua posizione riguardo i costi fissi delle aziende telefoniche, quali il roaming, e l'impatto che questi possono avere sui listini finali applicati al consumatore. Pertanto, l'aumento delle tariffe wholesale potrebbe non risultare gradito alla UE: si tratterà di vedere come procederanno i negoziati, anche se è indubbio che una decisione politica entro la fine del 2009 per accelerare lo sviluppo delle NGN - anche mediante un finanziamento pubblico o un prestito garantito dall'Unione - sia auspicato da più parti.

In Italia, il dibattito in materia di fibra e reti a banda larga resta legato al destino del rapporto Caio. Giunto nelle mani del Governo, alla fine della scorsa settimana si erano rincorse le voci di un suo prematuro accantonamento: voci smentite dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che ha confermato di avere sul suo tavolo il rapporto e di puntare ad incontrare il consulente Francesco Caio durante questa settimana allo scopo di chiarirne i contenuti.

Secondo quanto dichiarato da Scajola, il Governo avrebbe pronto un "finanziamento significativo della banda larga: si tratta di 800 milioni di euro da usare come effetto leva moltiplicatore per poter assicurare una veloce comunicazione del paese". Proprio partendo da quanto illustrato da Caio nel suo rapporto, "il Governo valuterà e andrà avanti con gli investimenti perché nel tempo più celere l'Italia recuperi il tempo perso". A confermare l'interesse dell'esecutivo poi anche Paolo Romani, sottosegretario con delega alle Comunicazioni: "Ho fatto una sintesi del piano (...) e l'ho consegnata al premier, Silvio Berlusconi. Nella prima settimana di aprile - ha anticipato - presenteremo ufficialmente il piano e formuleremo le opzioni da presentare al Paese".

Luca Annunziata
6 Commenti alla Notizia La UE aiuti il broad band
Ordina