Che sia necessario
migliorare la trasparenza rispetto all'utente finale concorda anche Vimercati: "Vanno elaborati principi a tutela del consumatore: occorre mettere un termine al raggiungimento della diffusione della banda larga, incentivare gli investimenti a partire da quella attuale fino alla NGN. Connettere questo paese in modo completo, superare il gap rispetto all'Europa: questo DDL - spiega - ha aspetti concreti che vanno anche a sostegno del consumatore". E tra questi figura pure la necessità di "privilegiare l'uso del software libero" all'interno delle pubbliche amministrazioni (articolo 7).
Il perché lo spiega la dottoressa
Flavia Marzano, tra l'altro consulente del CNIPA proprio in materia di software open source e libero: "Più che parlare di vantaggi del software libero, occorre parlare degli svantaggi che non ci saranno - chiarisce a
Punto Informatico - Ovvero, il software non libero pone alcuni problemi alla PA: gli amministratori non possono vedere cosa fa esattamente, il software potrebbe compiere operazioni indesiderate. Come fare a garantire ai miei utenti, che nel caso ad esempio di un ospedale hanno problemi di privacy, che il software non mandi il database clinico a delle aziende assicuratrici? Con il software proprietario a sorgenti chiusi queste verifiche non si possono fare".
Ma non finisce qui: "Prendiamo i servizi online verso cui punta la PA: fintanto che si tratta di una delibera da scaricare, anche utilizzando formati proprietari si riesce a trovare un modo di visualizzarli. Ma nel futuro - chiosa - si punta all'interattività: come fare in quei casi? Per garantire che i formati proprietari siano gestiti correttamente occorrerebbe comprare una licenza, ma lo stato non mi deve obbligare a comprare una licenza: piuttosto dovrebbe mettermi in condizione di utilizzare uno strumento alternativo gratuito".
Vimercati è d'accordo: stimolato su un analogo progetto avviato dalla
regione Veneto spiega che "Il Veneto è una regione governata dal centrodestra: non c'è affinità politica, eppure maturiamo orientamenti simili poiché sono coerenti per le pubbliche amministrazioni. Queste ultime devono fare il possibile per compiere quel salto di qualità necessario ad avvicinarle al cittadino: molti ci chiedono addirittura di insistere affinché i contenuti siano tutti online, di inasprire le sanzioni per chi non fa il proprio dovere, di obbligare ad usare software libero. Giuridicamente non si può fare, ma la PA dovrebbe dare il buon esempio: per noi il software libero è una battaglia di libertà".