Alfonso Maruccia

PUMA, il Segway diventa biposto

L'industria automobilistica statunitense sogna una mobilitÓ agile e pulita. Il veicolo prototipo Ŕ giÓ pronto per la produzione

Roma - General Motors è sull'orlo dell'estinzione da mesi, ha chiesto a più riprese l'aiuto dei fondi governativi per non portare al tracollo generale Detroit, il settore dell'indotto e una parte sostanziosa dell'industria automobilistica statunitense. Qualche migliore occasione di questa per presentare un prototipo che sembra uscito da un libro di Verne o un fumetto di Alan Moore, e definirla la risposta ideale ai problemi del traffico e della mobilità nei centri urbani?

Nessun momento è migliore di un periodo difficile per tirare fuori idee innovative, e General Motors approfitta della crisi dell'economia mondiale per annunciare, in partnership con Segway, lo sviluppo di P.U.M.A., o Personal Urban Mobility and Accessibility. PUMA, lo si riconosce a prima vista, è sostanzialmente un Segway biposto dotato di sedili e un paravento esterno o, per dirla all'italiana, una sorta di lambretta hi-tech con il sistema di giroscopi che ha reso celebre il suddetto Segway e un doppio motore elettrico.

Jim Norrod, CEO di Segway, sostiene che con PUMA la sua azienda "fa di più con meno", dove il meno sono le emissioni di gas serra, la dipendenza dal petrolio e lo spazio per la mobilità. Il prototipo pesa circa 136 chilogrammi, usa una batteria agli ioni di litio ed è in grado di raggiungere i 56 chilometri orari, chilometri che sono anche la distanza percorribile con una singola carica.

Inquinamento zero, praticità senza pari data dalle ridotte dimensioni del mezzo (addio ai problemi di parcheggio!), un costo complessivo di acquisto/assicurazione/mantenimento stimato tra un quarto e un terzo di quello di un veicolo tradizionale, PUMA implementa anche una tecnologia di interconnessione a un network di sensori radio e GPS, una rete in cui il mezzo potrebbe sostanzialmente guidarsi da solo evitando gli ostacoli e rendendo impossibili gli incidenti.

PUMA è attualmente solo un prototipo, ma le componenti tecnologiche di cui è composto sono tutte pronte per la produzione vera e propria. "A questo punto si tratta solo di una decisione di business", dice il vice-presidente del settore ricerca&sviluppo di GM Larry Burns. Potrebbe esserci qualche problema per implementare una rete di comunicazione adeguata alle esigenze del lambrettone, ma a parte questo la casa automobilistica è alla ricerca di un "hot spot" (magari un campus universitario) in cui piazzare il PUMA e farlo scorrazzare libero a conquistarsi favori e simpatie di pubblico e aziende.

PUMA rappresenta la risposta di GM alle richieste provenienti dalla Casa Bianca, che pretende un giro di boa reale per la fornitura delle decine di miliardi di dollari di aiuti governativi promessi alla società per evitarle lo spettro (sempre presente) della bancarotta definitiva. Prendendo a monito la storia di progetti simili come il Sinclair C5, e soprattutto il fatto che il Segway non si sia rivelato essere esattamente quella rivoluzione che i suoi creatori avevano sperato, è lecito immaginare che PUMA debba davvero affilare gli artigli.

Alfonso Maruccia
29 Commenti alla Notizia PUMA, il Segway diventa biposto
Ordina
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
1 | 2 | 3 | Successiva
(pagina 1/3 - 12 discussioni)