Luca Annunziata

Perché la semantica non funziona

O meglio, perché non funziona sui grandi numeri. Marco Varone di Expert System spiega a Punto Informatico dove sta andando il search di nuova generazione. E perché

Roma - Non è tutta semantica quello che luccica. Anzi, molto spesso di questa tecnologia negli annunci che si succedono a destra e manca non c'è proprio niente (o quasi niente): finisce che la parolina magica ci finisce per assonanza, e magari - come racconta Marco Varone, CTO di Expert System - nel comunicato originale non c'era neppure. E allora tanto vale cercare di capire cosa può fare e cosa non può fare davvero la semantica per il search: generalista e non.

È corretto, chiediamo, affermare che forse questa tecnologia va bene per motori tematici e non va bene per progetti ad ampio spettro? La risposta è una specie di : "La semplificazione è tutto sommato corretta, ma deriva essenzialmente da quello che è un inevitabile fattore costo: applicare la semantica ai grandi numeri, su grandi servizi che magari hanno milioni di utenti, richiede un investimento ingente per giungere a una messa a punto tale da garantire una qualità media del servizio accettabile". Il rischio, spiega Varone a Punto Informatico, è che se questa messa a punto non viene fatta il meccanismo semantico peggiori la percezione della qualità del servizio.

"Per applicazioni più specifiche è più semplice tenere sotto controllo i costi: a meno di non avere le risorse di un gigante come Google, è più semplice e realizzabile affrontare i problemi per piccoli passi". Non esiste un ostacolo tecnologico ad applicare la semantica ai grandi numeri di un search engine generalista, ma la curva dei costi di gestione rapportati all'effettiva efficienza è talmente ripida da rischiare di ridurre sul lastrico qualsiasi startup prima che sia riuscita a mettere a punto il suo motore. "C'è come uno scalone in ingresso, e non è facile superarlo per crescere: man mano che la tecnologia matura i costi si riducono ma non scompaiono: non è un caso che chi fa sperimentazione semantica su web, soprattutto oltreoceano, abbia speso decine di milioni di dollari ma i risultati di questi investimenti si vedano appena".
Questo scalone, tuttavia, non deve scoraggiare chi oggi guardi alla semantica per rendere più efficiente il proprio search: ci sono settori dove la sua messa in pratica ha un costo tutto sommato accettabile, e con un motore di questo tipo si possono fare cose egregie. "Prendiamo il caso dell'automobile: ce l'abbiamo tutti o quasi tutti, e tutti quando dobbiamo comprarne una nuova cerchiamo informazioni online - racconta Varone - C'è la sensazione da parte di molti che da qualche parte, nel web, ci siano le informazioni utili a guidarli nella scelta dell'auto: ci sono i commenti sui forum, sui blog, che crescono sempre di più e forniscono effettivamente informazioni interessanti".

Quello che Varone e i suoi colleghi hanno notato è che quello delle auto è un settore dove effettivamente esistono migliaia e migliaia di opinioni espresse in migliaia di posti diversi: si tratta generalmente di informazioni di buona qualità e mediamente utili. "Così abbiamo realizzato uno strumento, inizialmente per le aziende ma volendo disponibile anche per il pubblico, che indicizza e analizza tutti i forum e i blog che contengono le opinioni sulle automobili: grazie alla tecnologia semantica capisce di quale auto e di quale caratteristica si parla ed è in grado di fornire una risposta più circostanziata rispetto ad un singolo prodotto".
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