Alfonso Maruccia

Il mondo in un satellite

Giappone e India accelerano verso la corsa allo Spazio. Anche l'Italia lancia satelliti, mentre l'ESA č costretta a rimandare il lancio di un telescopio a causa di un problema nel razzo vettore

Roma - Lo Spazio è il futuro dell'umanità. E non già nei prossimi secoli bensì nei mesi e anni a venire: mentre si avviano piani di approvvigionamento energetico diretto dei raggi solari, e si paventa un affollamento del suolo lunare che neanche la più fervida immaginazione da romanziere poteva prevedere, le nazioni col pallino dello spazio incrementano gli sforzi nella corsa al satellite più hi-tech. Gli obiettivi, dichiarati o meno, vanno dalla difesa militare alla lotta alla recessione.

Nello spazio in effetti c'è già un gran bel caos e i satelliti fanno quasi crash, nondimeno il Giappone è intenzionato ad aumentare la propria presenza in orbita con un nugolo di decine, centinaia di mini-corpi celesti artificiali. Ogni singolo mini-satellite, prevedono le autorità di Tokio, costerà tra i 3 e i 4 milioni di dollari, misurerà non più di 50 centimetri cubici e peserà 50 chilogrammi.

In orbita a partire dal 2011, lo sciame satellitare giapponese fa parte del piano governativo di stimolo all'economia del paese, caduta in una recessione profonda e con uno yen fortemente svalutato. Le ridotte dimensioni e i costi contenuti permetteranno di sviluppare più velocemente i dispositivi e inviarli nello spazio in un arco di tempo relativamente breve, sostengono le autorità, mentre per quanto riguarda i razzi vettore il Giappone si servirà di tecnologia russa per risparmiare sulla messa in orbita.
Il Sol Levante non è certamente nuovo agli investimenti nella tecnologia aerospaziale, e il progetto di sciame satellitare arriva giusto dopo i piani già comunicati sul lancio di Optical 5, un dispositivo in grado di identificare oggetti dal diametro inferiore ai 40 centimetri. E alla corsa allo spazio non è nuova nemmeno l'India, che dopo il fallimento della missione W2M ci riprova con RISAT-2, un satellite per l'imaging costruito dagli israeliani lanciato in questi giorni dalla Indian Space Research Organization (ISRO).

Questa volta il lancio ha avuto successo, e RISAT-2 è attualmente in orbita a 563 chilometri di distanza dalla Terra. Per quanto esso sia in grado di carpire immagini su tutta la superficie del pianeta, il satellite verrà impiegato nel range di prossimità del suolo indiano per monitorare il movimento delle truppe ai confini, facendo affidamento anche sulla sua abilità di catturare le immagini in qualunque condizione climatica.

Non si tratta in alcun modo di un satellite spia, precisano dall'ISRO, ma di un progetto di sorveglianza a cui è stata data la priorità su RISAT-1 (su cui l'agenzia indiana è ancora al lavoro) alla luce degli attentati terroristici che hanno colpito Mumbai il 26 settembre scorso. L'Italia più che alla sorveglianza pensa invece alle comunicazioni, e il Ministero della Difesa lancia in orbita SICRAL 1B con l'obiettivo di usarlo (assieme alla NATO e a non meglio specificati contractor europei) nei prossimi 12 anni.

Pollice verso infine per l'ultima missione della European Space Agency (ESA), che avrebbe dovuto portare nello spazio il telescopio Herschel e la sonda Planck. Il lancio, pianificato per il 6 maggio, è stato rimandato a causa della scoperta di una non meglio precisata "anomalia" nel vettore Ariane 5. Finiti i nuovi test e ristabilita una nuova deadline per il lancio, le missioni Herschel e Planck contribuiranno (rispettivamente) allo studio della formazione di stelle e galassie e alla raccolta di nuove informazioni sulla radiazione di fondo scatenata dalle forze primordiali del Big Bang.

Alfonso Maruccia
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