Cogliamo un'occasione

Non solo estremismi, ma l'opportunità di intavolare un dialogo. Il segretario del Partito Pirata Italiano Alessandro Bottoni risponde a Enzo Mazza, presidente di FIMI

Roma - Non succede spesso che il Presidente di FIMI, la più grossa e rappresentativa organizzazione dell'industria musicale, scriva a Punto Informatico. Eppure, ogni tanto succede:

The Pirate Bay, superare lo scontro, favorire l'innovazione

Personalmente, credo che sia davvero una occasione da cogliere per intavolare una seria discussione su questi temi. Mi permetto quindi di esaminare la sua lettera nei dettagli. Perchè Mazza scrive a PI? Francamente, credo che la tempesta di critiche a cui è stata esposta l'intera industria dei contenuti nei giorni successivi alla condanna dei ragazzi di TPB abbia fatto capire a molti suoi manager che esiste un serissimo problema di immagine e che questo problema deve essere affrontato al più presto.
Non si può fare impunemente causa a delle vecchiette settantenni ed a delle ragazzine dodicenni, come hanno fatto RIAA e MPAA negli USA negli anni scorsi, senza poi venire percepiti dall'opinione pubblica come pericolosi mostri che è necessario fermare ad ogni costo. Dopo la condanna dei gestori di TPB, e dopo il caso Peppermint/Logistep, anche in Europa l'industria musicale e cinematografica è ormai percepita come un mostro assetato di sangue e completamente fuori controllo che deve essere assolutamente fermato prima che aggredisca i nostri figli ed i nostri nipoti (che sono tra i più accaniti "sharer").

La lettera del Dottor Mazza quasi certamente rappresenta un tentativo di contrastare questo crollo di immagine. Credo però che, al di là di questo, ci sia anche una sincera intenzione di spiegare le (comprensibili) ragioni dell'industria e di riaprire un canale di comunicazione con il pubblico.

Abbattere le barricate
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Ritengo tuttavia che questa decisione dovrebbe far riflettere tutti sulla necessità di superare una fase di scontro totale basata su teorie anacronistiche come "fine del copyright", "estinzione delle imprese che producono contenuti" ed altre espressioni estreme che non consentono lo sviluppo di un sereno dibattito sull'evoluzione dell'e-content".

Su questo punto, Mazza ha ragione due volte. La prima volta quando dice che è tempo di superare questa fase di scontro. Personalmente, credo che sia tempo di sedersi intorno ad un tavolo e ridisegnare i meccanismi di questo settore di mercato. Noi lo avevamo già fatto, nel 2006, sedendoci intorno al tavolo della Commissione Permanente per la Riforma della Legge sul Diritto d'Autore, a quel tempo presieduta dal Professor Alberto Maria Gambino. Continuamo ad avere tutte le migliori intenzioni di procedere sulla strada della trattativa e per questo motivo abbiamo chiesto più volte, ed in più occasioni, agli organi competenti di essere chiamati a rappresentare i consumatori a questi tavoli tecnici e legislativi.

Per la cronaca: quando si tratta di questi argomenti, l'intero "popolo della rete" trova la sua naturale rappresentazione in una apposita "organizzazione di organizzazioni" che si chiama Frontiere Digitali". La potete conoscere a questo indirizzo: http://www.frontieredigitali.it/online/.

Mazza ha ragione anche quando dice che espressioni come "fine del copyright" ed "estinzione delle imprese che producono contenuti" sono anacronistiche e non portano ad una trattativa serena. In realtà, solo una parte del nostro "movimento" sostiene tesi così estreme. Un'altra parte (quella a cui appartengo) sostiene che il riconoscimento del diritto d'autore sia stato una conquista importante della nostre legislazione e vada mantenuto (anche se in una forma diversa dall'attuale). Questa nostra parte non sostiene nemmeno che le aziende del settore debbano chiudere (nonostante il fatto che abbiano ormai perso gran parte della loro utilità sociale).

Tuttavia, va detto che sembrano essere le aziende stesse a voler chiudere. Certi loro atteggiamenti arroganti ed aggressivi (come quello tenuto nei confronti di The Pirate Bay) non facilitano certo la discussione. Per questa ragione, mi vedo costretto ad invitare il Dottor Mazza a condannare pubblicamente le aggressioni e le minacce di RIAA, MPAA, IFPI e FIMI stessa dirette contro i cittadini ed i consumatori con la stessa fermezza cui noi "pirati" condanniamo la violazione del diritto d'autore.

Cose come lo scandalo Sony/BMG, l'azione di sabotaggio condotta da Comcast contro i suoi stessi utenti usando le tecnologie messe a punto da Sandvine e l'azione di spionaggio degli utenti messa in atto da Logistep per conto di Peppermint non possono essere passate sotto silenzio. FIMI deve prendere pubblicamente le distanze da azioni come queste se vuole sedere ad un tavolo di trattativa con i suoi clienti.

Diversamente questa guerra continuerà, non importa cosa ne pensiamo noi "pirati" o il Dottor Mazza. Come ho già fatto notare in altri articoli, per una volta non è l'industria a tenere il coltello per il manico. Una seria riflessione su questo punto mi sembra doverosa da parte di FIMI.

Una realtà più moderna
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"La realtà è oggi molto, molto diversa, e lo dimostra proprio l'evoluzione dei modelli di business in atto nel settore discografico, certamente più articolati e flessibili rispetto soltanto a uno o due anni fa".
"Milioni di brani sono offerti senza DRM su piattaforme di download con community sempre più attive come quelle create da Dada e di nuove offerte come Comes with Music di Nokia propongono ulteriori modelli flat".

Questo è vero ma non è abbastanza. L'industria dei contenuti (in particolare quella musicale e cinematografica) ha effettivamente ammodernato in maniera radicale il suo modello di business ed i suoi canali di distribuzione negli ultimi anni. Questo però non è ancora sufficiente. Sono infatti rimasti due ostacoli piuttosto gravi da superare.

Il primo è la copertura. Nonostante siano ormai milioni i brani musicali disponibili su Internet come file (non protetti da DRM), questa quantità rappresenta comunque solo una piccola parte della produzione complessiva. Si tratta, ovviamente, degli stessi brani "di grido" che rappresentano anche lo zoccolo duro del download pirata. Le aziende del settore hanno deciso di renderli disponibili a pagamento su Internet proprio per contrastare, per quanto possibile, il fenomeno della pirateria. In altri termini: hanno pensato solo a risolvere un loro problema commerciale. Non si sono preoccupati minimamente di rispettare un nostro diritto costituzionale: quello dell'accesso alla Cultura.
Quello che preme a noi cittadini è invece la possibilità (garantita per legge) di accedere (pagando una cifra ragionevole) a tutti i prodotti che compongono il nostro patrimonio culturale collettivo, non solo a quelli più remunerativi per le aziende. In altri termini, un'azienda che detiene i diritti su qualcosa deve impegnarsi a rendere accessibile quel qualcosa (per rispetto degli utenti e degli autori). Non può limitarsi a fare i proprio interessi.

L'altro problema è la dipendenza dal canale distributivo. Come ammette anche il dottor Mazza, molti di questi brani sono disponibili solo a chi accetta di sottoscrivere un abbonamento di qualche tipo ad un particolare canale distributivo (Apple iTunes, Nokia Cames with Music e via dicendo). Ancora una volta, siamo lontanissimi dal vedere garantito il diritto di chiunque (cliente o meno di questi canali) di accedere a questi prodotti della nostra cultura (pagando il dovuto, come ho già detto).

Inoltre, certe innovazioni riguardano per ora solo il settore musicale. Il Dottor Mazza non può certo farsi carico dei problemi di altri ma certo deve riconoscere che il settore cinematografico e quello librario sono ben lontani da questi risultati.

Ciò che dobbiamo porci come obiettivo è un modello globale di distribuzione, privo di vincoli, di catenacci (DRM) e di dipendenze dal canale distributivo. Solo in questo modo si potrà ritenere soddisfatto il diritto costituzionale di ogni cittadino di accedere alla cultura della società in cui vive.

C'è chi se la passa peggio...
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Se confrontiamo il progresso in atto nel mercato musicale con quello di altri media, per esempio, l'editoria giornalistica, possiamo agevolmente osservare che mentre per la prima la luce in fondo al tunnel si sta facendo sempre più concreta, per la seconda le previsioni sono tutt'altro che rosee e gli errori commessi sono forse ancor più gravi se pensiamo che i giornali avevano davanti a se un "topo da laboratorio" come la musica per studiare le opportune contromisure per affrontare il proprio "trapasso" verso la rete".

In questo, Mazza ha drammaticamente ragione. Francamente, non si riesce a capire cosa impedisca al mondo dell'editoria (quotidiani, periodici, libri, etc.) di imparare la lezione dal mondo musicale. L'inevitabilità della transizione dal giornalismo al blogging (più o meno professionale ed organizzato) è sempre più evidente, anche ad un osservatore occasionale. Nello stesso modo, l'inevitabilità del passaggio dal modello del libro (su carta o digitale) al sito collaborativo (wiki) è altrettanto evidente. Nell'ambiente giornalistico, in particolare, è ormai evidente che la difesa corporativistica della "professione" attraverso l'ormai antistorico strumento dello "ordine dei giornalisti" è diventato sia un freno all'innovazione, sia un freno all'occupazione, sia un problema per la libertà di stampa e la lotta alla censura.

Trappole mediatiche
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Ma torniamo all'istruttiva vicenda di The Pirate Bay e notiamo come molti autorevoli commentatori siano caduti nella trappola mediatica di Sunde e soci che si sono posti come gli eroi di una saga nordica nella quale elfi buoni della foresta si battono e vincono contro l'impero di ghiaccio, immutabile e statico della regina della neve che tutto copre e ingessa".

Credo che su questo punto sia il Dottor Mazza che una parte dei nostri lettori debbano riflettere con maggior attenzione. Gli svedesi sono eredi dei vikinghi ed amano affrontare il nemico a viso aperto, anche a costo di farsi massacrare. Anche in questo caso hanno agito come è loro abitudine ed hanno fatto l'ennesimo regalo all'avversario. Mi ricordano da vicino i samurai giapponesi. Pensate che l'imperatore Hiro Hito in persona, nel 1941, fu costretto ad ordinare ai suoi focosi ufficiali/samurai di non esporsi al fuoco nemico per evitare di perdere l'intera classe dirigente del suo esercito sotto il fuoco delle mitragliatrici americane.

Noi siamo italiani. Veniamo da oltre 1600 anni di storia estremamente travagliata che ci ha visti di volta in volta sudditi di questo o quel regno. Siamo abituati a dover agire nell'ombra, vasi di coccio senza diritti tra vasi di ferro. Sappiamo bene quando ha senso sacrificarsi e quando non ne ha. Come ho spiegato varie volte nei miei articoli, questa lotta contro il copyright non ha bisogno di martiri. Non ne ha bisogno perché la posta in gioco è risibile (in fondo si tratta "solo" di una questione di soldi) e perché è comunque una guerra già vinta.

RIAA, MPAA, FIMI ed altre organizzazioni del settore dovrebbero ringraziare i ragazzi di The Pirate Bay per aver offerto loro un bersaglio tanto facile e tanto "clamoroso" da abbattere. Non avranno la stessa fortuna con altri.

Bucce di banana...
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Identificare The Pirate Bay come il difensore della causa degli oppressi della rete è un grave errore perchè non produce nulla di costruttivo. Sarebbe come dire che le Brigate Rosse sono state utili alla causa dei lavoratori, peraltro, il finanziatore di TPB, Karl Lundstrom, risulterebbe essere un attivista del partito neo nazista e xenofobo svedese, quindi tutt'altro che un difensore delle libertà civili".

Qui, francamente, mi sembra che qualcuno sia scivolato su una buccia di banana. Di sicuro, hanno fatto uno scivolone i ragazzi di The Pirate Bay, accettando fondi con troppa disinvoltura ed accettando di mettere degli annunci pubblicitari sulle loro pagine (se una iniziativa deve essere di carattere politico e dimostrativo non può essere di tipo commerciale, ovviamente).
Però ha fatto un bello scivolone anche il Dottor Mazza. Equiparare i "pirati digitali" alle Brigate Rosse non è certo il modo migliore di aprire un tavolo di discussione.

Comunque, posso capire l'irritazione di Mazza nei confronti di una certa tradizione copyleft e posso facilmente perdonare. Passiamo oltre.

Faceva il palo nella banda dell'ortica
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Affermare poi che The Pirate Bay è un intermediario senza un ruolo attivo e come tale soggetto alle esenzioni della direttiva e-commerce è un errore. Paragonare Pirate Bay a Google è strumentale perché anche un soggetto con poca dimestichezza ne nota le immense differenze. Se vogliamo usare termini semplici Google è come le pagine gialle con l'elenco delle banche. The Pirate Bay è invece il palo che cura la banca mentre i complici la rapinano".

Su questo punto, sono costretto a far notare un dettaglio tecnico. Chi eventualmente vìola il copyright è la persona che effettua l'upload del file.torrent e che mette a disposizione il file MP3 attraverso la sua macchina. Tecnicamente parlando, la Polizia e la Magistratura dovrebbero prendersela con questa persona, non con lo strumento di utilità generale che questa persona utilizza per commettere il suo crimine (il sito TPB) o con altre persone estranee a questo fatto (i gestori). Questo anche se queste persone dimostrano di avere opinioni politiche diverse da quelle comunemente accettate (come avviene nel caso specifico).

Io, Alessandro Bottoni, non c'entro niente con cosa combina il signor Strukle Trkartler di Oslo coi suoi file MP3 e quindi non devo subire gli effetti deleteri di una azione repressiva che dovrebbe essere mirata nei suoi confronti e limitata alla sua persona. Non devo subire gli effetti della chiusura di TPB o quelli della filtratura della Rete. Non devo essere io a pagare le difficoltà tecniche che deve affrontare la Polizia per fare il suo mestiere. Diversamente si verrebbe a creare una situazione paradossale da "decimazione" nazista: se non riesci a beccare il colpevole (l'uploader), fucila dieci dei suoi amici (i gestori del sito).

Francamente, la assoluta follia e la assoluta mancanza di credibilità legale di questo approccio mi sembrano evidenti.

Reagire alle provocazioni
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Google, così come YouTube, eBay ed altri, sono solerti ed attivi nel rimuovere i contenuti illeciti su segnalazione degli aventi diritto e operano quindi in un contesto che favorisce l'uso legittimo dei contenuti e disincentiva l'uploading illecito. The Pirate Bay ha sempre escluso ogni forma di cooperazione ed ha invece favorito ogni sorta di abuso da parte degli utenti, vantandosene in ogni contesto".

Vedo che, alla fine, persino il Dottor Mazza è costretto ad ammettere che si è trattato di una azione dimostrativa delle aziende, fermamente intenzionate a non lasciare impunite le provocazioni messe in atto dai gestori di TPB. Questo processo è servito solo a punire questi provocatori. Punirli pubblicamente ed in modo esemplare.

Come ho già spiegato in altri articoli, questo è stato un tragico errore mediatico. L'industria dei contenuti è sul banco degli imputati da anni, sin dai tempi di Napster, e non gode certo della simpatia dei suoi clienti. L'arroganza e l'aggressività di queste azioni non possono che peggiorare la situazione.

Nelle ore immediatamente successive alla pubblicazione della notizia della condanna dei ragazzi di TPB ho ricevuto centinaia di messaggi. Molti si limitavano ad augurare vari tipi di malattie ai titolari delle aziende ed a giurare che non avrebbero mai più comprato nulla da quella gente. Altri annunciavano l'apertura di reti e servizi dedicati esclusivamente alla pirateria. Naturalmente, nessuno di questi servizi si mostra al pubblico con una scritta "shoot me" dipinta sul petto come hanno fatto i ragazzi di TPB.

Effetti collaterali
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"Come tale la condanna è perfettamente in linea con le regole in vigore e non pregiudica per niente il futuro degli intermediari della rete che nulla hanno da temere se la propria attività non è finalizzata all'esclusiva fornitura di un framework per commettere illeciti. Lo stesso dibattito si ebbe in occasione di Napster e di Kazaa ma non mi risulta che la rete abbia risentito in termini di sviluppo dalle condanne inflitte mentre invece si è stabilizzato e consolidato un mercato legale sempre più interessante".

Da questo punto di vista, il Dottor Mazza ha perfettamente ragione: le reti di file sharing non sono mai state in splendida forma come dopo la condanna di Napster. Le tecnologie sviluppate in seguito a quella condanna sono alla base dell'intero modello di distribuzione pirata attuale.

Nello stesso modo, le tecnologie (ed il modello "politico") che sono stati sviluppati in questi mesi, da quando si è avuta notizia della denuncia di TPB, saranno alla base del modello di distribuzione pirata dei prossimi anni. Di una cosa potete essere certi: come eMule ha imparato da Napster a tenersi alla larga dai server centrali (vedi DHT), anche le reti attualmente in fase di sviluppo impareranno a tenersi alla larga dalle vulnerabilità che questo processo ha messo in luce.

In compenso, gli onesti cittadini rischiano di vedersi maltrattare a causa del famigerato "Telecoms Package" (vedi: http://www.blackouteurope.eu/).

Effetti collaterali politici
Il Dottor Enzo Mazza dice:
"La sentenza contro The Pirate Bay dall'altra parte ha un pregio notevole nel portare all'attenzione della politica il tema dei contenuti digitali e della qualità dell'offerta".

Ancora una volta il Dottor Mazza ha ragione. Dopo la notizia della condanna dei ragazi di TPB il flusso di e-mail di protesta diretto ai parlamentari europei e che riguarda il "Telecoms Package" è triplicato. Il tema dei contenuti digitali è sul tavolo da anni. Non c'era bisogno di fare causa a TPB per avviare la discussione. C'era invece bisogno di far sedere al tavolo della discussione i rappresentanti dei "pirati". Diversamente, nessuna trattativa può raggiungere un risultato concreto. La provocazione di TPB andava raccolta e sfruttata per avviare una trattativa seria e paritetica, non per scatenare una guerra.

Il peccato originale
Il Dottor Enzo Mazza si firma:

"Enzo Mazza
Presidente FIMI
Federazione industria musicale italiana"

Uno dei peccati originali dell'industria musicale (di tutto il mondo) è lo scarsissimo rispetto dei diritti (soprattutto economici) degli autori. In Italia, SIAE è finita più volte sul banco degli imputati per i suoi comportamenti poco trasparenti nei confronti dei più deboli tra i suoi iscritti. Gli autori e gli esecutori sono i primi a mostrare pubblicamente tutto il loro disprezzo per il modello industriale con cui sono costretti a fare i conti. I consumatori ed i "pirati" vengono dopo, molto dopo.

Francamente, non credo che FIMI, SIAE, IFPI, RIAA ed MPAA possano riconquistare le posizioni (di fatturato) perdute senza prima riuscire a ritrovare una loro collocazione utile e credibile all'interno dell'intero processo industriale dell'intrattenimento. L'industria musicale, in particolare, è percepita (dagli autori e dai consumatori) come parassitaria già da diversi anni. Se non tornerà a fare scouting e promozione in modo credibile, non potrà risollevarsi. Il suo avversario, infatti, non siamo noi "pirati" ma una tecnologia che permette sempre più di scavalcare gli studi di registrazione e le società di marketing.

P.S.: Falkvinge/Bottoni
Prima di concludere, mi permetto di ricordare ai soliti distratti che sono un convinto sostenitore del diritto d'autore e che ho sempre sostenuto la necessità di rispettare le leggi che esistono finchè non sarà possibile cambiarle. Vedi: http://alessandrobottoni.interfree.it/download/le_posizioni_di_falkvinge_beta.pdf.
Non condivido affatto le posizioni, ben più estreme, di Rickard Falkvinge, il fondatore dell'originario Partito Pirata svedese.

Come continuo a ripetere da anni, questa battaglia non ha bisogno di martiri. Ha anche meno bisogno di dimostrazioni di forza, come quella cui abbiamo assistito tra TPB e IFPI. Ciò di cui c'è bisogno è un tavolo di trattativa come quello a suo tempo presieduto dal Professor Gambino.

Mi permetto quindi di invitare il Dottor Mazza ad unirsi a noi nel chiedere che venga riaperto quel tavolo e che vengano invitati a sedersi tutte le parti in causa, pirati compresi.

Alessandro Bottoni
Segretario Partito Pirata Italiano

http://www.partito-pirata.it/
alessandro.bottoni@infinito.it
www.alessandrobottoni.it
106 Commenti alla Notizia Cogliamo un'occasione
Ordina
  • Fai confusione tra diritto d'autore (cioè il diritto di ogni autore -autore, non editore- di vedersi riconosciuto come autore delle cose che crea) e copyright (che è in mano all'industria e alle associazioni di categoria, non al singolo autore), ossia diritto (ma dovremmo chiamarlo meglio come "pretesa") di copia (ma dovremmo chiamarlo meglio "sfruttamento di copia").
    Il primo è legittimo e sacrosanto. Il secondo assolutamente no, e questo indipendentemente dai termini con cui l'industria volesse presentarlo.
    Fermo restante che l'industria negli anni si è arrogata sempre più la pretesa di copia, e che se la condanna del fine di lucro va considerato il "male minore" per gli utenti (ma solo per chi vende le copie "pirata", non invece per chi le acquista, a cui va tutta la mia solidarietà e il mio appoggio morale, sociale e economico), non è assolutamente possibile, in un Paese che si dichiari civile, l'arroganza dei diritti di qualcosa che non è più tuo, perché ormai l'hai venduto.
    Le major hanno fatto tempo fa un famoso spot (presente nei DVD *originali* in modo da non essere saltato... oltre al danno dei soldi spesi la beffa) in cui, con frasi come "Non ruberesti mai un'auto", "non ruberesti mai una borsa" e simili, incutevano il terrore negli utenti della rete. Ma la macchina, la borsa, quando le ho comprate, ci posso guardare dentro, posso guardare come sono fatte. Posso prestarle, gratuitamente o a pagamento; posso rivenderle, posso usarle insieme agli amici che voglio. Tutte cose che con le opere dell'ingegno non è possibile fare, perché loro non ti vendono l'opera ma solo una licenza d'uso, mentre invece i venditori di auto e di borse vendono l'auto e la borsa e non una mera licenza d'uso).

    Licenza d'uso spesso se non sempre piena di clausole vessatorie. Il software è mio e te lo vendo così com'è: ti devi fidare di quello che dico perché non puoi vedere il sorgente e verificare di persona; non ti dò nessuna garanzia di funzionamento, se ti causa dei danni anche economici non puoi rivalerti su di me; non hai diritto di recesso se il software non ti piace; la garanzia non è di 24 mesi come per tutti gli altri prodotti venduti in UE ma nel migliore dei casi è di 6 mesi e comunque non prevede (come invece prevede la legge per tutti i beni) la restituzione del prezzo pagato, nemmeno in caso il software sia reso inutilizzabile (ad esempio un antivirus per cui non rilasciano più aggiornamenti oppure che abbia una scadenza nonostante la versione pagata non sia una trial ma una versione completa). Se tutte queste clausole possono avere un senso (e ce l'hanno) nel caso di software gratuito, nel caso di quello a pagamento non ce l'hanno, né possono averlo. Anche perché le clausole vessatorie, in Italia, vanno accettate per iscritto con la doppia firma, a differenza dei normali contratti. Ed è indubbio che clausole così a svantaggio del consumatore siano clausole vessatorie. Tuttavia mai ho visto, in alcuna confezione di software originale, una scheda da firmare e rispedire, come invece avviene ad esempio nei contratti di fornitura stipulati con gli internet provider.

    Gli utenti si limitano a fare quello che tutti noi, da bambini, abbiamo fatto con le figurine: "ce l'ho ce l'ho mi manca ce l'ho mi manca ce l'ho mi manca mi manca" innescando una spirale positiva di condivisione della conoscenza che grazie al digitale (che è stata la rovina delle major e la panacea degli utenti, anche se talvolta entrambi credono il contrario) si è evoluta. Io ti dò una cosa a te, ma quello che ti dò non te lo dò materialmente, tuttavia faccio in modo che tu ne possa godere come ne godo io. E' come se la macchina di cui sopra venisse moltiplicata a dismisura, permettendo a tutti di usarla. E questo non ci ricorda tecnologie fantascientifiche (ma in realtà già allo studio) come quelle tipicamente trekkiane? Teletrasporto e soprattutto replicatore risolvono una volta per tutte il problema della fame nel mondo. Risolvono il problema del denaro, perché il suo senso viene meno se tutti possono avere quello che vogliono. Risolve il problema del lavoro, perché non c'è più bisogno di lavorare per mangiare o per godere di altri beni di consumo (che sarebbero replicabili). Uno scenario così pacifico e positivo che potrebbe esserci tra qualche secolo è però messo in serio pericolo da chi oggi, al potere politico o economico, cerca di frenare lo sviluppo tecnologico e la condivisione della conoscenza. Basta vedere come durante la storia dell'umanità, i periodi di maggiore analfabetismo erano anche quelli in cui la popolazione subiva maggiormente le volontà di chi deteneva il potere. La conoscenza è potere, ed il potere sta nella conoscenza. Permettere a tutti di accedere, ma anche di contribuire direttamente, alla conoscenza è una grande opportunità che il popolo della rete si è costruita e si continua a costruire giorno per giorno, con progetti come Wikipedia, con siti come youtube, con i peer-to-peer.

    Il fatto che questo vada contro il potere detenuto dai signorotti medioevali che arroccati nel loro castello credono di poter fare il buono e il cattivo tempo, e contro le leggi che si sono scritti da soli illudendo il popolo di farlo per il loro bene (gli autori... peccato per loro che in realtà agli autori faccia comodo che le loro opere circolino il più possibile, mentre chi ci perde sono solo gli editori, che dalla circolazione gratuita e massiccia delle opere non hanno né fama né gloria né progetti correlati), è assolutamente indifferente. Per quanto possano fare, infatti, i signorotti sanno benissimo che i carceri e le aule di tribunale non sono abbastanza per processare e per rinchiudere tutta la popolazione del loro territorio. Ma se anche così non fosse, i signorotti sanno benissimo che se tutti, o anche solo una buona parte (persino se inferiore alla metà... e sappiamo che è di molto superiore alla metà) del loro popolo non avrà soldi da dargli, vuoi per la crisi, vuoi per i prodotti scadenti, vuoi perché la gente è inimicata a chi la opprime avallandosi diritti che la gente non ha mai voluto concedergli, non è disposta a spendere soldi (e fatica) che finirebbero solo per dare ancora potere a queste persone.
    Quindi, se l'unico modo è prenderli per fame, ben venga. Le storie di assedi in epoca medioevale dovrebbero insegnare che se gli assediatori hanno più tempo e risorse delle risorse degli assediati, il castello capitolerà. Le risorse noi le abbiamo sempre avute, sono i nostri soldi. Basterebbe smettere di darglieli. Se proprio preferisci seguire la via delle leggi dei nobili del castello, basterebbe semplicemente limitarsi a non comprare più nulla. Altrimenti, il popolo si è già fatto da solo le sue leggi, come in una vera democrazia popolare. E i numeri degli utenti dei tanti P2P in tutto il mondo stanno lì a dimostrare quante sono le persone che credono nelle leggi del popolo e non nelle leggi dei nobili...
  • Ritorno un attimo sul discorso dell'esclusione di responsabilità. Parafrasando il discorso che fanno nelle licenze è come se mi vendessero un'automobile coi freni guasti o comunque difettosi mettendo a rischio l'incolumità mia e altrui, e non potessi rivalermi sul venditore o sul costruttore, e tantomeno potrei riparare i freni o chiedere a un meccanico generico di farlo per me. Visto che loro dicono "Non ruberesti mai un'auto" paragonando l'auto alle opere dell'ingegno, è giusto portare il paragone anche ai diritti (diritto al poter prestare o all'ottenere in prestito ciò che pago, diritto al noleggiare o all'ottenere in noleggio ciò che pago, diritto di fare quello che voglio con ciò che pago ciò che pago, diritto di recesso se non mi piace o non mi soddisfa, diritto di assistenza ai sensi di legge con durata minima 24 mesi, diritto di esaminare ciò che acquisto come funziona, diritto di essere risarcito dal produttore o dal venditore in caso di danno a lui imputabile), e non solo ai divieti (divieto di rubare ciò che hanno comprato altri).

    Passo oltre.
    Dici (riferendoti allo scivolone di Mazza)
    "Di sicuro, hanno fatto uno scivolone i ragazzi di The Pirate Bay, accettando fondi con troppa disinvoltura ed accettando di mettere degli annunci pubblicitari sulle loro pagine (se una iniziativa deve essere di carattere politico e dimostrativo non può essere di tipo commerciale, ovviamente)."
    Forse ti sfugge (io credo che sicuramente lo sai, ma per qualche motivo a me ignoto fingi di non saperlo) che TPB ha i banner (in realtà basta ben poco per non vederli e come me chissà quanti altri li hanno esclusi, personalmente ho sempre preferito fare donazioni -e ne ho fatte anche io a TPB... sono un nazista per questo?- piuttosto che trovarmi pagine piene di pubblicità che non mi interessano) per coprire le spese di gestione. Che non sono poche. Le stesse major e la magistratura italiana dicono (tirandosi in realtà la zappa sui piedi, perché la cosa di per sé già giustifica abbondantemente i banner) che TPB è uno dei siti più visitati al mondo. Un sito così visitato, messo insieme al tracker di cui fa parte che è sicuramente il tracker bittorrent pubblico più utilizzato (forse il sito no, ma il tracker sicuramente), usa un sacco di banda. Banda che, lo saprai senz'altro, non è gratuita. Non puoi appoggiare un sito tipo TPB su un servizio gratuito: a parte i problemi legali che comporterebbero la chiusura, il sito verrebbe chiuso, o sospeso e reso inutilizzabile, per l'uso di troppa banda.
    Inoltre, dopo il primo raid contro TPB qualche anno fa (vedi i due "Steal this film" per saperne di più), la struttura è stata delocalizzata in diversi mirror che vengono aggiornati in tempo reale, e tali mirror sono ubicati in diverse parti del pianeta (neanche gli stessi admin sanno esattamente dove si trovano). Una struttura così complessa ha sicuramente dei costi. Senza voler raggiungere il livello di siti come google o microsoft, ma comunque costi molto alti considerando che a gestirlo sono quattro ragazzi che fanno lavori normali, e non potenti imprenditori tipo Bill Gates che possono permettersi di coprirne in proprio le spese.

    Dici che gli admin di TPB hanno sbagliato prendendo soldi da uno piuttosto che dall'altro. Ammesso e non concesso che sia vero (cosa di cui personalmente dubito non essendoci stata conferma ufficiale e si sa quanto le major sanno buttare fango sugli avversari)... business is business, gli affari sono affari, i soldi so' soldi. Mi chiedo se davvero ci sputeresti sopra, tieni conto comunque che un partito, anche neonazista è cosa ben diversa da un'organizzazione criminale, l'accusa di Mazza (e delle major) sembra più una specie di riciclaggio, ma non è così. Non è che quei soldi provengono dal massacro di ebrei. Francamente non vedo problemi se TPB prende soldi da un partito, visto che non è tecnicamente politicizzata con quel partito. E' ovvio che non essendo stato il partito pirata, ma un altro partito, chi ha fatto la donazione avrà interessi politici. Ma finché non vengono avallati dagli admin o dal partito pirata svedese per quanto mi riguarda possono prendere soldi dai neonazisti, dai cattocomunisti, dai talebani afghani o dai pedofili olandesi. Rimangono soldi, il cui uso che se ne farà non sarà politicizzato (quantomeno non legato al partito che li ha pagati, ma tutt'al più al partito pirata svedese). Sarebbe stato molto, molto più grave se i soldi invece di prenderli li avessero dati, perché avrebbero tradito la fiducia di chi (me compreso) glieli ha dati per mantenere in vita il progetto o per farlo crescere. Anzi, bisognerebbe essere anche un po' contenti che hanno tolto fondi economici ai neonazisti.Occhiolino

    Luco

    P.S. Scusami per avere risposto solo a quest'ora, spero leggerai ugualmente il mio commento.
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    Modificato dall' autore il 22 aprile 2009 22.59
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  • Aggiungo che mentre col furto di un oggetto, si causa un danno fisico al derubato, che smette di possedere la borsa, l'auto o qualsiasi altro manufatto, con il p2p questo non avviene. Quello che avviene è che viene fatta una copia (nella stragrande maggioranza dei casi DEGRADATA, vedi mp3 o divx) dell'originale, che rimane intatto.
    Per cui, la logica vorrebbe che dovrebbe trattarsi di un reato di gran lunga inferiore, in quanto a gravità, rispetto al furto semplice.
    Consideriamo poi le modalità dei due tipi di furto: forse che fare clic col mouse equivale a forzare la serratura di un'autovettura o scippare la borsa ad una vecchietta?

    Infine... il risarcimento.
    In un mondo normale, se io rubo qualcosa o la restituisco oppure pago una multa di solito commisurata al valore di quanto rubato.

    Se rubo un brano musicale, com'è che il valore di quel brano improvvisamente passa dagli 0.9 centesimi (il prezzo pagato se lo compro su itunes) a decine di migliaia di euro?

    Questo totale stravolgimento delle regole, ovviamente frutto di pressioni lobbistiche sui legislatori, cozza talmente tanto col comune sentire e con la logica che regola correttamente il resto del vivere comune, che è naturale che i promotori di tali leggi vengano visti sostanzialmente come parassiti succhiasangue.

    Inoltre, con regole di questo tenore, ciò che accade è che si sviluppa il comportamento da "three strike" che si è avuto negli USA. Negli stati in cui si è adottato il criterio per cui al terzo reato, di qualsiasi entità, si veniva condannati all'ergastolo, l'effetto è stato che i criminali recidivi sono diventati molto, molto più pericolosi, sapendo che tanto la pena di uno scippo era uguale a quella di una rapina in banca con omicidio collaterale...

    Lo stesso accade col p2p: Se la pena è così sproporzionata rispetto al reato, la gente alla fine se ne frega e scarica a manetta, tanto se deve pagare un milione di dollari per 100 brani tanto vale scaricarne 100mila, tanto... un milione o cento milioni di dollari di multa sono la stessa cosa, per la gente comune: impossibili da pagare.
    non+autenticato
  • Che tristezza



    A parte la tristezza di chi cancella i commenti ...


    Commercianti d'arte, e finto partito pirata italiano, andate a lavorare in miniera
    non+autenticato
  • Ciao!

    Solo per dire che non è che PI abbia pregiudizi su qualcuno, ma la moderazione avviene sulle basi del regolamento sottoscritto all'atto dell'iscrizione e secondo le segnalazioni ricevute.Occhiolino

    Un saluto,
    LA
  • No, ha ragione. State calcando la mano rispetto a una volta.
    Solo qualche mese fa eravate moooooolto più tolleranti.
    E perchè calcate la mano adesso? Eh? Ve lo devo dire? Eh? Lo sappiamo tutti perchè! Eh?
    Era il caso, dico io, era il caso? Eh?
    non+autenticato
  • È il nuovo ordine mondiale.
    Ci avete beccati.

    :D

    L
  • Aumm aumm! Ce semo capiti senza far nomi.
    A bocca apertaOcchiolino
    non+autenticato
  • Ottime parole, ma solo chiacchiere per intortare

    La realtà è che siete dei censori, e che i censori sono destinati all estinzione

    Studiarsi un po meglio world of ends

    Leccare i piedi ai potenti rende a breve termine, ma alla fine si finisce appesi come mussolini al benzinaio


    Vergognatevi tutti Signori PI, e trovatevi un lavoro onesto in campagna

    Senza acredine ma con ferma sincerità, Leonida
    non+autenticato
  • Fermamente?
    Beh, ti sei scelto il nick appropriato direi!Occhiolino

    Ma quali censori...A bocca aperta Sapessi le volte che pure i miei mex finiscono moderati!Occhiolino

    Un saluto,
    L
  • - Scritto da: Luca Annunziata
    > Fermamente?
    > Beh, ti sei scelto il nick appropriato direi!Occhiolino
    >
    > Ma quali censori...A bocca aperta Sapessi le volte che pure
    > i miei mex finiscono moderati!
    >Occhiolino
    >
    > Un saluto,
    > L

    Tu puoi smoderarteli però.
    Ma rimettere un sistema come quello vecchio in cui almeno chi ha postato può leggere i propri messaggi no? E' così divertente cancellare in un attimo messaggi magari molto lunghi, che hanno richiesto anche mezz'ora per essere stati scritti?
    Mah.
  • Non è divertente per niente, credo.

    Ma se viene segnalata una discussione, si va a guardare e...

    Ad ogni modo, qua nessuno si smodera niente eh: se si sbaglia, si sbaglia.Occhiolino

    L
  • Non so se tutti la ricordano (forse i più giovani no)
    ma forse torneremo a registrare le canzoni dalla radio,


    unico dubbio.........sarà ancora possibile ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: IlDeMo
    > Non so se tutti la ricordano (forse i più giovani
    > no)
    > ma forse torneremo a registrare le canzoni dalla
    > radio,
    >
    >
    > unico dubbio.........sarà ancora possibile ?

    ci stanno lavorando...
    zitti zitti il trusted computing si allarga sempre più...
    non+autenticato
  • Non pensiamo che la discussione non possa e non debba finire qui e non pensiamo che Mazza sia l'interlocutore con cui discutere di queste cose: inanzitutto perchè è un lobbista, e per forza di cose il lobbista cercherà sempre di spingere per il suo sporco utile e lo farà sempre con forza: presso parlamentari, con tecniche di voto di scambio e tutte le aberranti tecniche che la democrazia all'occidentale ci ha messo in bella mostra. Piuttosto, noi vogliamo parlare ai primi attori coinvolti nella questione e cioè agli artisti, a chi in realtà produce quello che è il prodotto che questi lobbisti cercano invano di vendere ormai da quasi 10 anni.
    La rivoluzione digitale ha messo in crisi l'industria che Mazza rappresenta, e non è anacronista auspicare la fine di questo modello di mercato. Non è anacronista perchè il concetto di autoproduzione e di autopromozione, che sembriamo esserci tutti dimenticato, è tornato fortemente di moda in questi ultimi anni. Vi ricordate i Radiohead? Vi ricordate i NIN? Forse Mazza, ma anche Bottoni e il partito pirata italiano, se ne sono completamente dimenticati.
    Proprio per questo non pensiamo che il concetto di "fine del copyright" sia anacronistico, anzi proprio in questo periodo di crisi del capitalismo pensiamo che sia di un'attualità senza precedenti. Il partito pirata non mette in discussione questo, il partito pirata sembra accettare quello che il concetto di diritto d'autore rappresenta nel mondo del mercato della cultura. Quello che noi invece mettiamo in discussione è proprio il concetto di copyright, quello che noi vogliamo promouovere è quello di una diffusione più libera in cui sia l'autore a decidere come e in che modalità far fruire le sue opere e in questo processo di licensing non dovrebbero intervenire attori terzi come cerca di propinarci Mazza
    Secondo noi il punto centrale del dibattito non dovrebbe essere come tutelare il consumatore/fruitore (questo è secondo noi anacronistico), ma come fare in modo che gli artisti tornino a diventare i veri protagonisti delle opere che LORO e solo LORO creano (e non producono). Quello che noi pensiamo è che l'industria culturale come è concepita nel mondo debba chiudere i battenti proprio perchè gli artisti da questo non vengono tutelati e perchè questo sistema di mercato ha fatto in modo che la qualità delle opere culturali prodotte sia degradata e a volte anche degradante per i tanti che cercano invano di proporre una cultura di qualità.
    Per questo non condanneremo mai quello che ha fatto e sta facendo The Pirate Bay, per questo non cercheremo mai di interloquire con i lobbisti dell'industria culturale come Mazza, per questo ci sentiremo sempre dei Pirati con la P maiuscola.
    Il partito pirata italiano, che secondo noi potrebbe e dovrebbe essere il primo, ma non unico, interlocutore con cui instaurare un dibattito sulle produzioni culturali (e per produzioni culturali noi ci mettiamo in mezzo anche il software) e sul cambiamento che la rivoluzione digitale ha portato e sta portando. Il partito pirata, però, dovrebbe inanzitutto creare una piattaforma politica condivisa dal basso, che parta si dalla rete, ma che non finisca li, dovrebbe cercare di pensare a come radicarsi nei territori e negli spazi reali che fanno di questo tema un punto centrale, piuttosto che cercare di arrufianarsi i lobbisti e i politicanti di turno che usano questo per puro scopo commerciale o elettorale. Non dovrebbe cercare un consenso moderato all'italiana, dovrebbe dare voce alle istanze reali che i fruitori delle opere e gli artisti cercano di esprimere a gran voce in molti contesti.

    Sottosuono records
    non+autenticato
  • > Vi ricordate i Radiohead? Vi ricordate i NIN? Forse
    > Mazza, ma anche Bottoni e il partito pirata
    > italiano, se ne sono completamente
    > dimenticati.
    Questi sono già moooolto conosciuti, trovami un esempio di artista diventato famoso SENZA passare dai "media tradizionali"
    non+autenticato
  • - Scritto da: pippo
    > > Vi ricordate i Radiohead? Vi ricordate i NIN?
    > Forse
    > > Mazza, ma anche Bottoni e il partito pirata
    > > italiano, se ne sono completamente
    > > dimenticati.
    > Questi sono già moooolto conosciuti, trovami un
    > esempio di artista diventato famoso SENZA passare
    > dai "media tradizionali"

    Gianfranco Marziano a sud, Gem Boy a nord
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    Modificato dall' autore il 23 aprile 2009 01.49
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  • Io odio avere 10000 cd e dvd pieni di musica.
    La mia proposta? Abbonamento (tipo sky) a prezzi equi e libero accesso online a TUTTO il database musicale disponibile.
    IO NON VOGLIO MASTERIZZARE MA SOLO ASCOLTARE
    Facendo così risolverebbero ogni problema. Un abbonamento dal costo abbordabile per chi è appassionato di musica sarebbe l'ideale.
    non+autenticato
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