Luca Annunziata

I primi risultati di Silicon Valley

Le cose potrebbero andare peggio, ma non tira per tutti la stessa aria. Yahoo!, IBM, Sandisk e AMD tirano tutte le somme dei primi tre mesi dell'anno, con la speranza di vedere di nuovo la luce entro il 2009

Roma - Nel complesso, la situazione non è particolarmente positiva per nessuno: tutti annunciano numeri in calo rispetto all'anno scorso e in alcuni casi vanno anche peggio che nello scorso trimestre. Google, probabilmente, sarà l'unica azienda o quasi ad essere riuscita a tenere la testa fuori dall'acqua in questo inizio dell'anno: ma ci sono anche casi in cui le cifre, seppure negative, non sono in ogni caso destinate a preoccupare investitori e analisti. In altri, invece, qualche interrogativo lo pongono sulle prospettive future di alcuni segmenti di mercato.

Tanto vale iniziare da Yahoo!, visto che il trimestre che si chiude è il primo con alla guida il nuovo CEO (e pure presidente) Carol Bartz: la battagliera capitana ha preso ormai saldamente in mano le redini del business del portale viola, avviando una stagione di semplificazione dell'organigramma e di tagli alle spese. I numeri del Q1 del 2009 non sono buoni, ma sono tutto sommato in linea con quanto si aspettavano gli analisti: 118 milioni di dollari in 90 giorni equivalgono a un meno 80 per cento rispetto ad un anno fa (ma in quel caso c'erano alcuni introiti extra a viziare il calcolo), e al netto di tutte le una tantum significano comunque oltre 10 punti di flessione rispetto anche al trimestre precedente.

Come detto, tuttavia, Bartz è sembrata nel pieno controllo della situazione e ha spiegato nel dettaglio dove sta andando Yahoo!: la flessione della domanda ha naturalmente coinvolto anche la vendita della pubblicità, con tariffe calate e meno investimenti, e questo ha condizionato il flusso di cassa. Ma con altri tagli dei rami morti all'orizzonte, vale a dire con la cessione o la dismissione di altre attività non pertinenti il core business aziendale, e con un taglio del personale di almeno un altro 5 per cento (600-700 dipendenti) da effettuare, l'impressione di chi ascolta e l'opinione del CEO è che la macchina di Yahoo! possa ricominciare a girare a pieno regime già nel prossimo trimestre.
Nessun commento si è fatta sfuggire, Bartz, sul ventilato accordo in fieri con Microsoft: quello che i bene informati suggeriscono, tuttavia, è che le discussioni al riguardo siano ormai fitte e molto serie, e che il nuovo CEO di Yahoo! starebbe tentando di imporre al CEO di Microsoft condizioni molto diverse da quelle proposte nel 2008. Bartz ha ribadito più volte l'importanza della combinazione tra search e advertising per la sua azienda, segno che una cessione completa delle due attività appare quanto mai remota. Piuttosto ci potrebbero essere accordi sulla condivisione di certe parti della tecnologia e qualche tipo di compensazione in denaro e in azioni: ma per questo occorrerà attendere ancora qualche settimana.

Lo stesso ottimismo di Yahoo! pare sia condiviso anche da IBM: gli introiti sono calati di appena l'1 per cento rispetto al 2008, ma con addirittura i dividendi in crescita. Segno che Big Blue, come tutti, sta risentendo delle attuali condizioni di mercato ma che i suoi affari vanno comunque bene: sebbene diminuiscano nel volume complessivo (assestandosi poco sotto i 22 miliardi di dollari, quasi 3 in meno rispetto all'anno scorso), sebbene i margini calino, la cura di tagli e attenzione alle spese ha consentito di tenere l'azienda in salute. Come nel caso di Intel, inoltre, gli osservatori sono ottimisti per una tenuta o nella migliore delle ipotesi una ripresa del mercato nel prossimo trimestre.

Chi invece non concorda con queste previsioni ottimistiche pare essere AMD: il CEO Dirk Meyer ha espresso opinioni opposte a quelle del suo collega-rivale Paul Otellini, spiegando che secondo i numeri fatti registrare dall'azienda che dirige è impossibile stabilire se quelli appena trascorsi siano stati effettivamente i tre mesi peggiori della crisi. Le vendite, calate del 21 per cento, potrebbero subire un altro colpo anche nelle settimane a venire, e quindi AMD potrebbe far registrare altre perdite: il Q1 si è chiuso con 416 milioni di passivo (erano 364 un anno fa), ma il CEO ha ribadito la sua soddisfazione per i progressi fatti sul fronte della riduzione dei costi e sul posizionamento dei prodotti AMD sul mercato.

Un dato rilevabile nei conti AMD probabilmente accomuna il chipmaker di Sunnyvale ad altre aziende: il prezzo medio dei processori venduti è calato rispetto ad un anno fa, segno che i portafogli degli acquirenti restano chiusi o quasi in questo periodo. Di schede grafiche se ne vendono meno che in passato, e lo stesso dicasi delle CPU server: la linea consumer, da sola, non è in grado di garantire gli stessi utili ed occorrerà attendere il rilancio delle spese del settore enterprise per ridare un po' di fiato ai conti di AMD.

La ripresa della domanda probabilmente coinciderà anche con la ripresa dei profitti: nelle stesse acque naviga pure Sandisk, azienda specializzata in memoria flash che negli scorsi mesi ha anche dovuto difendersi da diversi tentativi di scalata. Oltre 200 milioni di dollari di passivo su 659 milioni di fatturato sono tanti: in questo caso conta il crollo del prezzo della memoria, ma il CEO Eli Harari ha voluto chiudere con una nota di speranza. Sandisk è "cautamente ottimista" per il futuro, visto che la domanda e la dinamica tra fornitori e acquirenti sembra essere in ripresa: con la ripartenza dei consumi, la borsa della memoria flash ricomincerà a salire. Assieme alle quotazioni della sua azienda.

Luca Annunziata
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