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Rifiuti hi-tech, smaltiti ma non troppo

In un convegno a Milano si č discusso dei diversi approcci al problema dello smaltimento. Punto Informatico racconta lo stato dell'arte del settore, anche grazie al contributo degli studi di Greenpeace

Milano - Lo smaltimento dei rifiuti tecnologici è tornato tra i temi caldi dell’'agenda economica. Nei giorni scorsi il consorzio ReMedia ha organizzato una tavola rotonda dal titolo emblematico: “Può l'’ambiente essere una leva per uscire dalla crisi e rilanciare l’'economia?”, presentando al contempo il suo primo report di gestione. Pochi giorni prima era toccato a Greenpeace rilanciare la questione, con un’'azione eclatante davanti al ministero dell’'Ambiente. Due eventi che testimoniano l’'incremento dell'attenzione verso l'’argomento, anche se i dati pubblicati dall'’ultimo rapporto sui rifiuti dell'’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dicono che la strada da compiere è ancora lunga.

Nel corso del convegno milanese è stato presentato un report del Future Concept Lab, dal titolo: “La terza rivoluzione industriale: dalla performance (Usa) alla poetica della sostenibilità (Europa), che si inserisce nel nuovo filone politico-sociale del “Green new deal” per delineare le possibili strade per trasformare la gestione dei rifiuti in un'’opportunità di business. Un discorso che abbraccia anche ambiti sociali, dal legame tra ambiente e design alla crescita del “lusso ecologico”, inteso come acquisto di prodotti costosi, ma destinati a durare nel tempo.

In questo contesto gli autori della ricerca individuano due tipologie di approccio: quello europeo, che è culturale e diffuso, trasversale ai diversi livelli socio-economici, e quello statunitense, più pratico, focalizzato sull'’hi-tech e caratterizzato dalla spinta del governo e dei cittadini, con le imprese in forte ritardo.
Al di là di queste considerazioni, nel corso del convegno sono stati presentati i dati di ReMedia, il principale consorzio multi-settore (con un migliaio di aziende associate) per lo smaltimento Raee. Nel 2008, ReMedia ha gestito 3,5 milioni di pezzi relativi alle apparecchiature elettroniche a fine vita, 830 tonnellate di Raee professionali, con 13.127 trasporti dai centri di raccolta presenti nella Penisola.

Per quanto importanti, questi risultati offrono solo una panoramica parziale. Perché, nonostante le misure legislative adottate negli ultimi anni sul tema, secondo uno studio condotto da Nokia, solo il 3 per cento dei possessori di telefoni cellulari decide di riciclare il proprio cellulare. Nella maggior parte dei casi i telefonini vengono messi in cassetti pieni di cianfrusaglie o, peggio ancora, gettati nella spazzatura domestica.

“"Di certo, il problema dei rifiuti elettronici non potrà essere risolto in pochi mesi e solo per via normativa”" commenta Simone Morabito, di Samsung Italia, sentito da Punto Informatico a margine del convegno organizzato da ReMedia. "“Č’ una sfida che può essere vinta solo aggiungendo campagne di sensibilizzazione per gli utenti e un nuovo approccio da parte dei produttori. Dal canto nostro, ci stiamo impegnando da tempo per produrre non solo apparecchi che consumano meno, ma che siano anche più leggeri”. Un approccio dettato dal fatto che i costi dello smaltimento sono direttamente legati al peso degli oggetti".

Greenpeace e la regola di Maometto
“Se la Prestigiacomo non va dai rifiuti, i rifiuti vanno dalla Prestigiacomo”. Richiamando il detto che ha per protagonista il profeta Maometto, Greenpeace ha inscenato nei giorni scorsi una protesta davanti agli uffici del ministro per l’'Ambiente, riversando computer distrutti, stampanti e monitor sullo spazio antistante l'edificio. "“Abbiamo replicato un centro di raccolta di rifiuti elettronici come tanti presenti in Italia”" racconta Vittoria Polidori, responsabile campagne inquinamento dell’associazione ecologista. "“Chiediamo al ministro di fare il suo lavoro e provvedere subito ad attuare gli anelli mancanti del sistema di gestione dei rifiuti elettronici"”: una sollecitazione che si riferisce ai ripetuti rinvii del decreto che obbligherà i negozianti a ritirare gratuitamente un prodotto vecchio in caso di acquisto di un nuovo articolo di consumo.

Sul sito internazionale di Greenpeace è presente una sezione, intitolata Greener Economics, contenente le pagelle relative ai 18 principali produttori mondiali di elettronica e alle loro politiche di rispetto ambientale. Una valutazione da 0 a 10, che considera tre voci: la gestione delle sostanze chimiche tossiche, lo smaltimento di scarti e rifiuti tecnologici, nonché la reale assunzione di responsabilità nei confronti dei rischi climatici. L'’ultimo aggiornamento, relativo al consuntivo di marzo, in materia di atteggiamenti virtuosi premia Nokia (voto 7,5), immediatamente seguita da Samsung (6,9) ed Ericsson (5,7). In coda si piazzano Microsoft, Hp (entrambe a quota 2,7) e Nintendo (0,2).

Secondo inoltre l'’indagine “Hi-Tox” condotta dalla stessa Greenpeace, oltre il 40 per cento dei centri di raccolta italiani non rispetta assolutamente i requisiti di legge. Un altro 40 per cento ha avuto una valutazione mediocre e solo il 20 per cento ha ottenuto un giudizio positivo.

A cura di Luigi Dell'Olio
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