Fabrizio Bartoloni

Chi fa il bravo nell'ICT

Stilata una classifica per le aziende più etiche del 2009. Vincono quelle che si comportano bene sempre. La perseveranza, poi, ripaga

Roma - L'istituto di ricerca newyorkese Ethisphere ha diffuso l'elenco 2009 delle cento compagnie più etiche, tra queste quindici rientrano a vario titolo nell'ambito ICT spaziando dai costruttori di hardware agli operatori telefonici. La partecipazione libera e gratuita è aperta ad aziende pubbliche o private di qualsiasi angolo del pianeta che incassino più di 50 milioni di dollari o vantino oltre 100 dipendenti.

Il quoziente etico è stato calcolato in base alle iniziative di valore sociale intraprese, alla percentuale di fatturato donata a scopo filantropico, all'etica nella catena di distribuzione, all'ecosostenibilità e al benessere dei propri lavoratori. Le informazioni fornite in "autocertificazione" dalle imprese in concorso sono state verificate in un secondo momento dall'istituto tenendo conto anche dei riscontri economici di tali pratiche virtuose: il diagramma comparativo tra l'andamento azionistico delle vincitrici e la media dello Standard&Poor 500 premia di gran lunga le cento in esame.

Andiamo a vedere in dettaglio i nomi, quasi tutti statunitensi e purtroppo nessuno italiano: Dell, HP, Xerox e la giapponese Ricoh in campo hardware, Oracle, Symantec e Salesforce.com (CRM e CloudComputing) i produttori di software, Intel, Freescale e Texas Instruments per le CPU, Google nel web, ed infine ramo telecomunicazioni Avaya, Cisco, T-Mobile e l'inglese Vodafone. Di questi Dell e Avaya sono iscritti al BELA (Business Ethics Leadership Alliance), iniziativa i cui membri sottoscrivono un codice di comportamento consono coi principi morali già indicati dallo stesso ES, mentre la Cisco è certificata EIC (Ethics Inside Certified), marchio di qualità rilasciato in base a ben 50 criteri diversi sempre da Ethisphere.
Un rapido paragone rispetto alle classifiche 2007 e 2008 rileva pochi cambiamenti: sono fuoriuscite Nokia, Sun e NEC, ma in generale chi aveva un comportamento virtuoso negli anni scorsi ha mantenuto gli stessi standard, segno di quanto un simile atteggiamento paghi sia nel lungo sia nel breve termine.

Questo è quanto più vero per quelle attività imprenditoriali beneficiarie di appalti governativi negli USA dove un punteggio alto vale ai fini dell'assegnazione: contrassegnando l'apposita casella nel questionario è possibile farlo valere anche per il sondaggio sui pubblici appaltatori, e gli "effetti collaterali" non finiscono qui, ne beneficiano anche l'immagine commerciale (su cui già spendono milioni ogni anno), l'appetibilità agli occhi dei potenziali dipendenti più talentuosi e l'affidabilità in Borsa in tempi di crack fraudolenti e truffe clamorose.

Fabrizio Bartoloni

I precedenti interventi di F.B. sono disponibili a questo indirizzo
7 Commenti alla Notizia Chi fa il bravo nell'ICT
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  • Credo che a chi ha definito gli indicatori sia sfuggito in piccolo, insignificante dettaglio.

    Gli italiani, e le aziende italiane, donano a scopo filantropico quote importanti del proprio fatturato (imposte), che vengono utilizzate dallo stato per il bene di tutti, per le organizzazioni no-profit, etc.

    All'estero le cose sono sostanzialmente diverse: a titolo d'esempio, in Inghilterra è possibile donare fino al 15% delle imposte dovute al fisco ad organizzazioni no profit, con il conseguente vantaggio di poter effettuare ulteriori detrazioni fiscali.

    In sostanza, non solo a chi produce reddito non fa differenza dare soldi allo stato piuttosto che ad organizzazioni di utilità sociale, ma addirittura nel secondo caso ne ottiene un (minimo) vantaggio.

    Concordo con chi dice che si tratta di azioni di marketing più che di etica, ma ancor di più questa classifica è stata pensata proprio per valorizzare ulteriormente le azioni di marketing effettuate.
  • Il titolo della ricerca citata non è corretto.

    Non si tratta infatti dell'elenco 2009 delle cento compagnie più etiche ma dell'elenco 2009 delle cento compagnie più brave nel fare MARKETING...

    basta scorrere l'elenco di queste compagnia per rendersene conto: si va dai produttori di armi ai grandi inquinatori, da losche banche finanziarie a case farmaceutiche senza scrupoli, da cementificatori a squali del web mangiatori di privacy, e così via...

    c'è la creme de la creme delle PEGGIORI multinazionali...
    non+autenticato
  • Chi sono questi benefattori per decidere in vece dei consumatori come devono esser spesi i loro soldi?

    Non potrebbero lasciar decidere ai consumatori come spenderli/donarli, abbassando il prezzo di quello che vendono?
    Oppure spendere quei soldi per migliorare i diritti sindacali delle aziende che li riforniscono di componenti e materie prime dal 3° mondo, esercitando quelle pressioni commerciali che competono loro e sono quasi impossibili da realizzare per il singolo consumatore?

    Le aziende si occupino di giustizia, prima che di beneficienza.

    La beneficienza dovrebbe essere rimessa alle coscienze dei singoli. Dire che N€ di ciò che si acquista viene donato all'associazione X è marketing puro e semplice.
    Ci lascia con la sensazione di aver fatto qualcosa di buono.

    Che abbassino il prezzo di N€, per poi consigliare all'acquirente di donare l'equivalente a chi crede sia giusto.
  • - Scritto da: mythsmith
    > La beneficienza dovrebbe essere rimessa alle
    > coscienze dei singoli. Dire che N€ di ciò
    > che si acquista viene donato all'associazione X è
    > marketing puro e semplice.

    Ben detto, purtroppo. Ma serve, come quasi tutto il resto delle azioni benefiche, a metterci in pace con la coscienza e a farci continuare con il nostro stile di vita basato sugli sprechi e lo sfruttamento a mani basse delle risorse del pianeta.
    In sostanza, ho sì il mio bel SUV in garage che fa 4 Km/l, ma almeno ho donato 2€ ai bambini africani, quindi sono a posto e non ho rimorsi.
    non+autenticato
  • possiamo quindi stare tranquilli per tutta la roba opensource di SUN che si è appena comprata,
    in particolare MySqlOcchiolino
    non+autenticato
  • ma no, dai, non sono queste le notizie che vogliamo sentirci dire, stiamo molto meglio se sentiamo la solita roba: "tutto va male e noi si, avevamo l'idea giusta"
    Eppure il mondo è complicato e ha anche queste cose belle.
    Dipende da noi se queste hanno più chances di quelle brutte. Approfondiamo, leggiamo, comunichiamo, scegliamo...
    poi vedremo.
  • Questa e' tra le prime !!!

    Nike
    USA • Apparel

    Con tutti i bambini dei paesi sottosviluppati sfruttati nelle fabbriche !
    non+autenticato