Nokia pota Ovi

Sarà l'aria di primavera, ma la telefonica finlandese opta per un cambio di direzione nella gestione del suo marketplace. Più spazio agli sviluppatori indipendenti, meno a quelli interni

Roma - Totale, 450: tanti saranno i dipendenti Nokia che resteranno a casa al termine della prossima ristrutturazione, che segue una più corposa sfrondata da 3mila risorse di cui il produttore finnico si era alleggerito negli scorsi mesi. La decisione di Nokia giunge in occasione del raduno degli sviluppatori in corso nel Principato di Monaco, ed è motivata con la necessità di rivedere le strategie di sviluppo di Ovi - la piattaforma di distribuzione e vendita di servizi pronta per il lancio - in accordo con le mutate esigenze del mercato e delle condizioni dell'economia.

Per questo, spazio agli sviluppatori di terze parti e via gli sviluppatori interni: la divisione che si occupa della creazione dei contenuti con cui popolare Ovi si vedrà sfoltita di 360 teste, trasformandosi secondo le intenzioni del management in una piattaforma più che in un progetto di sviluppo tout-court. Il risultato sarà qualcosa più simile all'App Store di Apple di quanto non fosse in precedenza: il successo del marketplace di Cupertino deve aver convinto i dirigenti a ripensare le proprie scelte, mutando la forma e gli obiettivi di un progetto che ha avuto una lunga gestazione.

"I cambiamenti programmati sono diretti a migliorare e semplificare l'esperienza utente dei servizi Nokia - spiega l'azienda in un comunicato - fornendo maggiori opportunità a sviluppatori di terze parti e altri partner per creare servizi soddisfacente e accelerare lo sviluppo di una piattaforma comune per l'offerta dei diversi servizi di Nokia". In altre parole, l'azienda finlandese diminuirà gli investimenti a pioggia, lanciando al contempo un appello: chiunque fosse interessato a replicare il successo di Apple su un parco di terminali al momento grande più del doppio di quello della concorrenza (sarebbero almeno 50 milioni i cellulari in grado di funzionare da subito con Ovi), si faccia avanti.
Il risultato, Nokia non lo nega, sarà quello di "ottimizzare i costi in un certo numero di aree": con il mercato dei telefoni cellulari in stallo, e con previsioni di decrescita del 10 per cento per il 2009, una priorità imprescindibile. L'auspicio degli osservatori è che la scelta del primo produttore mondiali di terminali mobile sia dettata dal desiderio di concentrarsi sullo sviluppo di prodotti capaci di tener testa all'hype della concorrenza: si fa un gran parlare di iPhone, del suo aggiornamento al firmware 3.0 entro il prossimo WWDC e forse pure dell'uscita di un nuovo terminale, pare in contemporanea all'altrettanto discusso Palm Pre, mentre i prodotti finlandesi sono lasciati un po' in secondo piano nonostante l'uscita del N97 sia ormai imminente.

La strategia di rilancio passa e passerà, ovviamente, anche attraverso Symbian: la foundation creata appositamente per portarne avanti lo sviluppo si allarga di mese in mese, e l'anticipata apertura dei sorgenti verrà portata a compimento nei tempi previsti. Secondo Nokia, non sarà soltanto l'approccio open source comunque a convincere gli sviluppatori ad adottare la piattaforma Ovi: gli strumenti che mette a disposizione Symbian sono superiori, e il numero di terminali di ogni tipo, forma e dimensione è molto più ampio di quello della concorrenza. Per comprendere se questo approccio avrà successo, occorrerà comunque attendere maggio e vedere Ovi davvero all'opera: in un anno App Store ha venduto e distribuito un miliardo di applicazioni, da Nokia ci si aspetta probabilmente altrettanto.
12 Commenti alla Notizia Nokia pota Ovi
Ordina