AOL assolta per il pedoporno online

Due suoi utenti sfruttano i suoi servizi online per scambiarsi una cassetta con un video che ritrae un ragazzino di 11 anni. La madre denuncia AOL perché non ha impedito il fatto. Ma il giudice riconosce l'irresponsabilità del provider

Tallahassee (USA) - La Corte Suprema della Florida ha stabilito che America Online non può essere considerata responsabile per le transazioni che due suoi utenti hanno compiuto sfruttando i suoi servizi, anche se il bene passato di mano è illecito.

La Corte, che si è divisa e la cui linea è stata votata da 4 giudici su 7, ha spiegato che il Communications Decency Act esclude che AOL sia responsabile del fatto che un proprio utente abbia venduto una cassetta contenenti immagini di pornografia infantile ad un altro utente di AOL e lo abbia fatto sfruttando i servizi online della stessa AOL.

Secondo la denuncia contro AOL, firmata dalla madre del bambino di 11 anni ripreso illegalmente da quel video, il provider sarebbe stato colpevole di non aver fermato quanto stava accadendo pur essendone consapevole. Questo punto che però non è stato dimostrato, tanto che i giudici hanno dato atto ad America Online di essersi mossa secondo quanto previsto dalla legge.
La sentenza viene considerata importante perché costituisce un ulteriore precedente che "assolve" i provider da quanto avviene a loro insaputa sul proprio network, un punto essenziale per lo sviluppo dei servizi online che più volte è stato messo in discussione da altre sentenza dentro e fuori gli Stati Uniti.
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