Giorgio Pontico

Latitude vede e provvede

L'ultima creazione di Google rende ancora più semplice localizzare i cellulari dei netizen che la installano. C'è chi teme per la privacy, ma il nuovo servizio può dare una mano alla giustizia

Roma - Google ha aggiunto a Latitude, il servizio di geolocalizzazione basato su Google Maps, una nuova feature suggerita pare direttamente dagli utenti, ai quali evidentemente non bastava che fossero solo i propri Latitude Friends a conoscerne la dislocazione sul globo. Infatti dopo solo una settimana di vita Latitude era già stato installato su un milione di cellulari: pertanto gli sviluppatori di BigG hanno realizzato due add-on attraverso i quali sarà possibile urlare il luogo in cui si trova.

Il primo, Google Public Location Badge, è un widget da aggiungere al proprio sito o blog. Una volta inserita la riga di codice chiunque si imbatta in quello spazio online potrà visualizzare la posizione del proprietario con un'approssimazione decisa proprio da quest'ultimo: sono infatti diversi i gradi di precisione con cui Latitude può mostrare i risultati del suo pedinamento perenne.

Stesso discorso per Google Talk e la chat di Gmail, i servizi di instant messaging made in Mountain View: grazie alla Google Talk Location Status gli utenti che usano Latitude vedranno apparire vicino alla barra dello status la propria posizione, che verrà aggiornata ogni volta che si effettuerà l'accesso.
Prima dell'introduzione di queste nuove caratteristiche, al momento disponibili solo per chi risiede negli Stati Uniti, l'unico modo per sapere dove si trovasse un utente era quello di averlo nella propria lista dei contatti. Da qui la decisione, accolta di buon grado dalla blogosfera, di ampliare il raggio d'azione di Latitude.

A chi teme per la privacy, Google spiega attraverso il suo blog che i dati raccolti non verranno in alcun modo condivisi con altri soggetti senza l'approvazione dell'utente. Un eccezione può essere fatta in casi analoghi a quello di una donna che dopo essere stata derubata del borsellino, in cui aveva riposto il suo cellulare, aveva consentito alle forze dell'ordine di acquisire i dati riguardanti il suo account Latitude, grazie al quale lo scippatore è stato rintracciato e la refurtiva riconsegnata alla proprietaria. Proprio per questo Latitude potrebbe rivelarsi un metodo efficace per rientrare in possesso del proprio cellulare qualora questo venga smarrito o rubato.

Con Latitude, Google Maps accresce dunque le sue potenzialità che lo rendono uno strumento dalle molteplici utilità: dalla loro introduzione nel febbraio 2005 le mappe web forniscono un numero crescente di servizi che va dalle indicazioni stradali alle informazioni sul traffico, passando per Streetview e il cugino Google Earth, recentemente finito sotto i riflettori a causa della pubblicazione di antiche mappe giapponesi. Tali mappe segnalano in certi casi la presenza di alcuni villaggi-ghetto, riservati in epoca feudale ai membri della casta dei Barakumin: una categoria di persone discriminate in quanto praticavano mestieri, come quello del boia o del becchino, ritenuti diabolici. Nonostante la soppressione delle caste avvenuta nel 1871 questa superstizione sopravvive ancora oggi (tanto che i giapponesi con ascendenze Barakumin hanno ancora delle difficoltà ad inserirsi nella società).

La colpa del software di Google, lamentano associazioni come la Buraku Liberation League, sarebbe quella di aver pubblicizzato tali reperti storici, mettendo ancora più in difficoltà i discendenti di quella progenie. La replica di Google è arrivata per bocca di Yoshito Funabashi, il quale ha precisato che l'azienda non detiene la proprietà sulle mappe incriminate, peraltro già disponibili su altri siti, ma le mette solamente a disposizione degli utenti, aggiungendo che la violazione dei diritti umani non rientra nelle intenzioni di Google.

Giorgio Pontico
3 Commenti alla Notizia Latitude vede e provvede
Ordina