Alfonso Maruccia

Gmail multilingua, l'email di Rosetta?

Maggio sembra essere il mese delle novitÓ a Mountain View. E tra una casella di posta poliglotta e un filtraggio avanzato delle news su Reader, BigG prova pure a tenersi stretti i suoi gioielli

Roma - Se uno degli aspetti più curati da Google nelle sue appliance è quello delle funzionalità piccole e grandi, è altrettanto vero che l'altro grande tema della rete dell'ultimo periodo (e di conseguenza interesse privilegiato degli ingegneri del Googleplex) è caratterizzato da una disponibilità sempre più pervasiva di nuovi canali di comunicazione, diversi non già nelle tecnologie base quanto nella possibilità di integrare conoscenze, commenti, abitudini di navigazione comuni e quant'altro in uno spazio sempre più accentrato e di facile accesso.

La comunicazione è al centro dei pensieri delle società piccole e grandi che si muovono in rete, e l'e-mail continua a rappresentarne il cuore nonostante lo spam, al punto che Google prova ad abbattere gli steccati linguistici integrando la sua tecnologia di traduzione automatica su Gmail. Presentata sul blog aziendale con una parabola fumettosa a tema preistorico, la nuova caratteristica fa parte degli esperimenti di Google Labs e deve essere espressamente attivata dall'utente selezionando l'opzione corrispondente.

Una volta attiva la traduzione automatica agisce in maniera bidirezionale per le 41 lingue supportate dalla tecnologia, trasformando i contenuti nell'idioma preferito sia nelle e-mail che nelle conversazioni gestite attraverso l'interfaccia della webmail, con i possibili scenari di impiego che comprendono un meeting tra persone di due e più lingue diverse tutte tradotte in quella desiderata.
La traduzione è disponibile sia per gli utenti singoli che per i fruitori di Google Apps, e anche se c'è la consapevolezza del fatto che nonostante il passare degli anni le traduzioni automatiche continuano a proporre risultati a volte non proprio comprensibilissimi, la speranza è che gli interlocutori riescano quantomeno ad afferrare il senso generale del discorso.

Oltre che nelle email a Mountain View provano a innestare componenti di socialità anche nel lettore di feed Google Reader, che già permetteva di condividere i canali tra "amici" e commentare gli oggetti condivisi, e che ora si arricchisce della possibilità di osservare i "trend" non solo delle proprie sottoscrizioni ma anche di quelle degli "amici" suddetti. In tal modo dovrebbe essere facile individuare quali oggetti condivisi migliorano il proprio flusso (o in taluni casi overload) quotidiano di informazioni, e quali sono solo rumore di fondo fastidioso tutt'al più.

A margine delle sperimentazioni on-line, inoltre, Google pensa a usare le sue competenze con gli algoritmi di ricerca e analisi anche con i suoi impiegati nel tentativo di evitare che le menti migliori decidano di andarsene per fondare la propria startup personale. Secondo quanto rivela il Wall Street Journal, la formula in oggetto è ancora in fase sperimentale, lavora su dati provenienti da varie fonti come indagini conoscitive, questionari e peer review e sarebbe già stata in grado di identificare qualcuno dello staff che si sente sottosfruttato rispetto alle sue potenzialità.

Oramai il problema della "fuga dei cervelli" interessa paesi come l'Italia ma anche i grandi player della iperpotenza tecnologica statunitense, ragion per cui Google decide di giocare d'anticipo per provare da un lato a tenersi in casa le migliori forze creative, e dall'altro a ridurre la possibilità che tali forze possano sviluppare prodotti concorrenti capaci di indebolire la leadership di mercato di Mountain View.

Alfonso Maruccia
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